Messico: appello della Chiesa al Governo, “riconosca sfollamenti forzati di popolazioni, soprattutto indigene e afro, causati da gruppi criminali, garantendo protezione”
Il documento La nostra casa è il nostro territorio e il nostro cuore, firmato da vescovi e organizzazioni ecclesiali, denuncia estrattivismo, perdita delle terre comunitarie e violenza come cause principali dello sfollamento forzato nei territori indigeni e afro-messicani. «Il dominio criminale sui nostri territori continua a costringere le popolazioni a fuggire». La richiesta di un quadro giuridico di protezione integrale per le vittime e di politiche di prevenzione. Denunciato anche il reclutamento forzato che «trasforma i giovani in carne da cannone».
La Chiesa messicana lancia un appello urgente allo Stato, affinché riconosca apertamente la crisi causata dai molti sfollamenti forzati che si stanno verificando nel Paese e garantisca un quadro giuridico di protezione integrale per le vittime. Nel documento intitolato “La nostra casa è il nostro territorio e il nostro cuore”, vari vescovi e organizzazioni ecclesiali del Messico hanno sottolineato che l’estrattivismo, la perdita delle terre comunitarie e la violenza sono alcune delle cause dello sfollamento forzato nei territori abitati dalle popolazioni indigene e afro-messicane. La dichiarazione è firmata dai vescovi Rodrigo Aguilar, di San Cristóbal de Las Casas; José Hirais, presidente della Pastorale dei Popoli indigeni e afro-messicani dell’episcopato messicano; Eugenio Andrés Lira, presidente della Pastorale della Mobilità umana; Engelberto Polino, responsabile della Pastorale Sociale-Caritas messicana; e padre Gilberto Hernández, consulente della Commissione diocesana per l’Impegno sociale nell’arcidiocesi di Tuxtla Gutiérrez. Di fronte a questa problematica, i leader sociali e religiosi riuniti, appunto, a Tuxtla Gutiérrez, nello Stato del Chiapas, hanno chiesto al Governo di agire con coerenza, vista la gravità del fenomeno nel Paese: “Il dominio criminale sui nostri territori continua a costringere le popolazioni a fuggire. Infliggere violenza, provocare divisioni, costringe a distribuire e consumare droga, oltre a compiere atti illeciti a beneficio di interessi criminali”. Hanno, inoltre, affermato che la popolazione è in balia di diverse strategie criminali, essendo sottoposta a “minacce, intimidazioni, estorsioni, paura, sparizioni, tratta di esseri umani, omicidi e massacri”. A tal proposito, hanno chiesto con urgenza la creazione di strumenti legali e istituzionali, di “un quadro giuridico e politiche di prevenzione e assistenza integrale” per le comunità indigene e afro-messicane. Per le organizzazioni ecclesiali, questa situazione comporta altre tragedie, come il reclutamento forzato che “trasforma i giovani e le comunità in carne da cannone e capri espiatori di fronte alla cecità, all’omissione e alla complicità di coloro che hanno il mandato e l’obbligo di proteggere il popolo e di amministrare giustizia”.