Idee
È un semplice bicchiere dotato di coperchio e cannuccia: comodo, dal design pulito, oggi usatissimo. Una volta consumata la bevanda contenuta, viene eliminato senza troppo pensarci: è monouso. Eppure questo oggetto contribuisce ad aggravare l’attuale crisi della filiera del riciclo delle materie plastiche. Può essere uno degli esempi emblematici di un consumismo pressoché cieco, che contrappone le tre parti di cui oggi è costituito l’oggetto in questione all’unico pezzo di cui era fatto tempo fa, “solo” il bicchiere. Rivela la tendenza all’aumento della produzione e dell’uso di plastica, nonché della quantità di materiale da gestire nella raccolta, nella selezione e nel successivo processo di riciclo.
Crisi della filiera del riciclo
Oggi a livello nazionale e della regione Veneto si parla della crisi della filiera del riciclo della plastica. Come ha denunciato l’associazione Plastic free onlus attraverso un comunicato, «in diversi territori i centri di conferimento e selezione stanno raggiungendo i limiti autorizzati di stoccaggio, perché il materiale raccolto non viene trasferito con sufficiente regolarità agli impianti di riciclo». Qual è il motivo? Lo spiega Paolo Monesi, referente per l’associazione dei progetti che hanno a che fare con l’inquinamento fluviale e marino: «È una problematica conosciuta da alcuni anni. Quella di una filiera che parte dalla raccolta differenziata, quindi dal lavoro dei cittadini, passa attraverso gli impianti di selezione e trattamento della plastica e arriva infine a quelli di riciclo, dove si produce la cosiddetta “materia prima seconda”, cioè la plastica riciclata che può essere reimmessa sul mercato. Il problema è che soprattutto verso la fine di questa catena, si è creato un collo di bottiglia: è sempre più difficile trovare una destinazione alla materia riciclata per la produzione di nuovi oggetti».
Per l’esperto, da una parte stanno aumentando la produzione e l’uso della plastica, dall’altra questi materiali riciclati non sono appetibili per le imprese e il mercato, in quanto la differenza di prezzo rispetto alla plastica “vergine” è molto elevata. La conseguenza è materiale stoccato e fermo nei siti di trattamento. «Oggi nel nostro
Paese, quindi anche in Veneto, la plastica in circolazione è troppa, il suo uso cresce a un ritmo annuo molto superiore di quanto aumentano le capacità di riciclo. La filiera non riesce più ad assorbire tutto questo materiale». Monesi ragiona sul sistema che arriva a «far credere al consumatore che tutto ciò che è riciclabile viene riciclato; non è così. È un messaggio distorto ma persuasivo: consumate tranquilli la plastica tanto la possiamo riciclare».
Per arginare questa situazione il referente propone di agire su più livelli: «Sulle aziende, che acquistino plastica riciclata e immettano sul mercato applicazioni riutilizzabili e non monouso, come auspicava la direttiva europea “Single use plastic” del 2019; sulla politica, perché adotti misure per arrivare a un prezzo inferiore della plastica riciclata e renderla competitiva rispetto a quella vergine. Infine sui cittadini perché riducano l’uso di questi materiali».
Con ciò Paolo Monesi fa riferimento al comunicato di Plastic free onlus, che parla di «ridurre a monte gli imballaggi inutili e superflui favorendo sistemi di riuso e di ripensare la progettazione
dei prodotti affinché siano realmente e facilmente riciclabili, capaci di incorporare materia riciclata».
La risposta della Regione Veneto
In Regione Veneto, chi si sta occupando dell’emergenza della crisi della filiera del riciclo della plastica è l’assessora all’ambiente Elisa Venturini. «Come assessorato ci siamo mossi su un duplice binario: una risposta immediata all’emergenza, convocando i tavoli di coordinamento con i gestori e i consorzi di filiera, autorizzando stoccaggi straordinari in deroga e depositi in sicurezza
per salvaguardare la raccolta differenziata ed evitare qualsiasi interruzione del servizio della filiera del riciclo».
Una soluzione pensata come «cuscinetto transitorio» in attesa che il mercato torni a assorbire i quantitativi raccolti, senza prevedere l’apertura di nuovi siti permanenti. Il secondo binario su cui la regione si è mossa è una pianificazione strategica di lungo periodo per dare una «risposta strutturale. La Giunta regionale ha approvato lo scorso 19 agosto una delibera che aggiorna e rilancia i tavoli di coordinamento per i sottoprodotti e gli End of Waste (cessazione della qualifica di rifiuto, ndg), allargandone la composizione alle Università venete e alle associazioni di categoria per favorire l’innovazione e accordi industriali territoriali».
Elisa Venturini spiega che per riequilibrare la competitività tra plastica “vergine” e riciclata è necessario intervenire a livello nazionale ed europeo «per garantire la qualità e l’eccellenza del materiale recuperato, strettamente legata al livello tecnologico degli impianti». Accanto alle misure per affrontare la crisi la Regione punta sulla prevenzione, attraverso la riduzione dell’utilizzo della plastica monouso, la promozione di stoviglie riutilizzabili, il contrasto agli imballaggi superflui e campagne di sensibilizzazione. «L’obiettivo è intervenire alla fonte per disaccoppiare la crescita economica e i consumi dalla produzione di rifiuti».
Uno sguardo nazionale
Per il presidente di Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero
degli imballaggi in plastica), Giorgio Quagliuolo, «la crisi attuale è una “tempesta perfetta”
di natura strutturale e i fattori scatenanti sono molteplici: il crollo dei prezzi della plastica
“vergine” legati al mercato petrolifero; l’importazione di riciclati di dubbia origine a prezzi
stracciati; l’aumento dei costi energetici per il riciclo e una domanda interna di materie prime seconde ancora troppo debole. Il sistema si è saturato perché la raccolta differenziata cresce mentre la capacità impiantistica di trattamento e gli sbocchi di mercato non hanno tenuto lo stesso passo».
Quagliolo mette in luce come a livello nazionale nel 2025 il tasso di riciclo effettivo di plastiche riciclate abbia superato il 50 per cento e la restante parte è stata destinata prevalentemente alla produzione di energia con lo scopo di «valorizzare la frazione plastica non ancora riciclabile ed evitare così il ricorso alla discarica, che rappresenta una componente residuale».
A proposito della chiusura di 45 impianti di riciclo in Europa negli ultimi tre anni, il presidente di Corepla sottolinea come «non indica un abbandono della politica del riciclo, ma la difficoltà di garantirne la sostenibilità economica. La vera sfida è rendere il riciclo europeo competitivo e assicurare uno sbocco stabile al materiale recuperato: servono quindi investimenti nell’efficienza e nella qualità delle filiere, insieme a regole che favoriscano l’impiego di questo materiale e ne valorizzino il beneficio ambientale».
E conclude ricordando le azioni introdotte da Consorzio nazionale: «Abbiamo aperto tavoli con selezionatori, riciclatori e recuperatori per alleggerire gli stoccaggi e ottimizzare i flussi». Il consorzio sta inoltre ampliando la rete dei riciclatori e cercando nuovi sbocchi di mercato anche nei Paesi Ocse. Parallelamente lavora con il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, con le Regioni ed enti locali a soluzioni strutturali. «L’obiettivo è garantire continuità alla raccolta e creare le condizioni perché il riciclo torni a essere economicamente vantaggioso».
Nel 2025 la raccolta differenziata urbana in Italia ha raggiunto 1,3 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica, in crescita del 3,75 per cento rispetto al 2024. In Veneto lo scorso anno si è attestata a poco meno di 31 chilogrammi per abitante rispetto alla media nazionale di 27 chilogrammi (fonte Corepla).