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«C è un cambiamento possibile dentro ogni storia di vulnerabilità». È questo il cuore dell’iniziativa “Stretching our limits”, nata nel 2019 per sensibilizzare sul tema della disabilità fisica e intellettiva. È organizzata dalla Fondazione Fontana in collaborazione con l’Arche Kenya e il Saint Martin in Kenya, due realtà che la Fondazione accompagna da oltre vent’anni attraverso progetti di cooperazione internazionale. Due realtà che si occupano in diverso modo delle persone più fragili e che nel 2019 hanno realizzato la scalata del monte Kenya assieme a persone con disabilità per «dimostrare con un’iniziativa eclatante che niente è impossibile, che cercare di andare oltre gli impedimenti è qualcosa che tutti possono fare e può portare un beneficio a tanti», racconta Pierino Martinelli, direttore generale di Fondazione Fontana. Nel 2021 e nel 2022 con lo stesso intento, è stata organizzata una pedalata da Nairobi a Nyahururu.
“Stretching our limits” consiste in una camminata, quest’anno nella giornata del 6 settembre, da Pian delle Fugazze in provincia di Trento al rifugio Campogrosso, nel Vicentino. Al termine della camminata è previsto un momento di condivisione e testimonianza. Il tema per questa edizione è “Scegliere nella fragilità” e sarà affrontato attraverso le esperienze di Simona Atzori, ballerina, scrittrice e pittrice, «amica della Fondazione Fontana da molti anni», come lei stessa si definisce, e di Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin. «I testimoni di quest’anno – spiega Martinelli – in un momento di enorme negatività, per Simona nascere senza braccia, per Gino sapere la propria figlia massacrata, hanno scelto una strada generativa. L’una, con l’incoraggiamento della sua famiglia, ha scelto di cogliere innanzitutto le possibilità che aveva manifestandole con la propria creatività. Gino, anziché fermarsi a sopportare il male che gli era piombato addosso, ha visto una “chiamata” in questa tragedia, una chiamata a fare la sua parte come padre e come uomo perché quello che è successo a Giulia non succeda mai più».
«Nel dialogo tra me e Gino Cecchettin – sostiene Simona Atzori – ognuno con il suo vissuto sul tema della fragilità, emergerà che sceglierla significa guardare alla propria esperienza, al proprio essere. E con ciò la scelta di vivere nel modo migliore possibile. Credo che in modi diversi la mia storia e quella del papà di Giulia siano storie fondamentalmente di amore per la vita nonostante le grandi difficoltà. Ognuno dei due riuscirà ad aprire il proprio cuore e a far entrare quello degli altri nella sua storia».
“Stretching our limits” richiama l’estendere i propri limiti, il guardare oltre le debolezze e vulnerabilità e per Simona tutto questo si è tradotto «in maniera totalizzante perché ho cercato nella mia vita di trasformare quello che gli altri vedono come un limite, in una vera grande risorsa. è il mio modo di essere; ho scelto di guardarmi con quello che ho e non nonostante qualcosa. Nel mio essere io sono completa così. Cerco di incarnare la bellezza che l’essere umano ha in sé; io la esprimo attraverso la danza, la pittura, la scrittura. Tante volte nelle difficoltà facciamo fatica a vederla e a farla brillare. C’è un cambiamento e una bellezza possibili dentro ogni vulnerabilità, dentro ogni vita: è importante che vengano raccontati e mostrati». Anche la montagna diventa così una metafora dell’iniziativa. «Nella giornata di “Stretching our limits” è emblematica questa immagine, dove ognuno, con il proprio passo e a modo suo, arriva al rifugio Campogrosso per condividere insieme. È come dire: “ciascuno fa con quello che ha”, ma andiamo tutti verso qualcosa di più elevato».
L’iniziativa “Stretching our limits” si terrà il 6 settembre con partenza alle 9.30 da Pian delle Fugazze per arrivare al rifugio Campogrosso. Alle 11.15 ci sarà il dialogo tra Simona Atzori (ballerina e pittrice) e Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, moderato da don Gabriele Pipinato. Il tema trattato sarà “Scegliere nella fragilità”. Dopo pranzo è prevista la messa.
Ultime date per AcqueMuraLive: mercoledì 2 settembre Spaziodanza e Universal Discussion Metamorphosis – Larva, propone un progetto che utilizza la danza e il teatro fisico come linguaggi di relazione e condivisione. Il 9 settembre Teatro MAT con La via del pepe. Finta fiaba africana per europei benpensanti, tratto dal testo di Massimo Carlotto, con Silvio Barbiero voce recitante e Maurizio Camardi ai sassofoni e duduk: una narrazione dedicata alle migrazioni e alle tragedie del Mediterraneo attraverso la storia del giovane Amal. A chiudere il 16 i Carichi Sospesi con 63Azioni, opera performativa e simbolica che, a partire dalla poesia Vivere di Ágota Kristóf, costruisce il racconto di un’esistenza trasformandolo in una sorta di diario poetico. Ogni spettacolo è preceduto alle 20.45 da un itinerario culturale a cura del Comitato Mura di Padova. Info: acquemuralive.it