Suicidio assistito in Lombardia: Ojetti (Amci) al Sir, “paradossalmente il Ssn, anziché provvedere alla salute, dà percorsi di morte”
Dopo la morte di Domenico Zuccarella, 59 anni, primo caso in Lombardia interamente gestito dal servizio sanitario regionale, il presidente dell'Amci Stefano Ojetti chiede più cure palliative e assistenza continuativa: «Con i sussidi necessari avrebbe potuto fare una scelta diversa».
“Ci troviamo di fronte a una situazione in cui il Servizio sanitario nazionale, anziché provvedere a dare salute, paradossalmente provvede a dare percorsi di morte”. Lo dice al Sir Stefano Ojetti, presidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci),in merito al primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario regionale in Lombardia. Si tratta di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, che è morto il 25 agosto dopo aver ottenuto l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo. Come spiega l’associazione Luca Coscioni, è la terza persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria, e il primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa, compresi l’assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l’individuazione del luogo nel quale procedere. “Spiace pensare che questa persona, a cui va tutta la nostra comprensione perché tali gesti presuppongono grande sofferenza – prosegue Ojetti -, se avesse avuto tutti i sussidi necessari per poter vivere meglio la sua triste e terribile malattia, come l’assistenza h24, accoglienza, cure palliative e tutto quello che può rendere meno penosa la malattia, avrebbe potuto fare una scelta diversa. Infatti, se riuscissimo a dare tutta quell’assistenza sanitaria che non si risolve soltanto nella terapia medica, ma anche nella terapia di vicinanza, credo che molte persone che hanno attuato o che pensano di attuare il percorso del suicidio assistito tornerebbero indietro”. Il presidente dell’Amci osserva: “Il punto è questo: cercare di rendere al minimo la scelta dei sofferenti a praticare questa soluzione, ma questo lo possiamo fare se ci sono le risorse sanitarie sufficienti per raggiungere questo scopo. Organizzare un suicidio assistito ha un tot di costi, ma portare avanti il discorso di aiutare a morire con dignità”, nei tempi fisiologici e senza forzature, “produce costi centuplicati. È anche una questione di spesa, di welfare. È triste dirlo, ma dobbiamo avere il coraggio di dirlo: purtroppo, le Regioni stanno scegliendo la strada del suicidio assistito, che è la strada più consona al risparmio nella gestione sanitaria”.