Storie
Passeggiando per Asiago, nello specifico in contrada Ave, ancora oggi circondata da prati, può capitare di incontrare un vero e proprio custode della storia dell’Altopiano e dei segreti della vita boschiva e agreste: il suo nome è Giorgio Rigoni detto “Candida”, un uomo profondamente innamorato dei suoi boschi e delle sue montagne. Solo motivi di studio e di lavoro lo hanno allontanato temporaneamente dalla sua amata Asiago, luogo che ha voluto celebrare scrivendo quattro libri – tra cui uno di poesie – dedicati alle tradizioni e alla vita altopianesi.
Classe 1949, Giorgio Rigoni è nato e ha frequentato le scuole dell’obbligo ad Asiago, partecipando sempre alla vita rurale della famiglia. Si è diplomato come perito agrario a Lonigo e laureato in scienze agrarie all’Università di Padova nel 1974. Tra le sue esperienze di lavoro ha insegnato materie professionali come agronomia, frutticoltura, zootecnia, enologia e arte casearia per un anno a Lonigo e per ventotto anni all’istituto agrario Parolini di Bassano del Grappa, dove è stato anche direttore dell’azienda agraria. Nonostante il lavoro, l’attaccamento al luogo natale non l’ha mai allontanato da Asiago in cui, con assiduo pendolarismo, ha fatto ritorno ogni sera.
Da dove viene il soprannome “Candida”?
«Candida era il nome della mia bisnonna. Si sposò con Leonardo Rigoni ed ebbero numerosi figli, tra cui mio nonno Antonio, detto Toni. Il mio bisnonno purtroppo morì nel 1891, all’età di 53 anni, a causa di un incidente a cavallo, e così la bisnonna Candida divenne la “capofamiglia” allevando i tanti figli e nipoti. Essendo rimasto senza padre, mio nonno Toni veniva chiamato da tutti “el Toni de la Candida”, da cui in seguito “Toni Candida”. La mia famiglia venne sempre identificata con questo soprannome tanto che nel mio primissimo articolo, che avevo firmato soltanto col mio nome di battesimo, restai sorpreso nel vedere stampato “Giorgio Rigoni Candida”: da quel momento in poi, chiunque ha imparato a conoscermi e identificarmi in questo modo».
Come ha iniziato a scrivere? Ha sempre avuto l’anima del poeta?
«A dire il vero no, ho iniziato un po’ per caso, sollecitato da più persone. Il primo a chiedermi un articolo su agricoltura e tradizioni rurali per la rivista locale Asiago ieri, oggi, domani… nel 1982 fu il caro amico Patrizio Rigoni, naturalista, divulgatore scientifico e maestro di scuola elementare ad Asiago, che ha scritto anche la prefazione del mio primo libro. Da allora sono passati più di quarant’anni e non ho più smesso di scrivere. Il primo libro, pubblicato nel 2006, si intitola Storie e tradizioni dell’Altopiano e racchiude racconti di vita contadina del secolo scorso con storie, proverbi e detti popolari, usanze e tradizioni della gente dell’Altopiano. Nel 2016 ho pubblicato la raccolta di poesie Paese mio, in occasione del centenario degli avvenimenti più dolorosi legati alla Prima guerra mondiale che hanno obbligato molti altopianesi al profugato. Mi sono scoperto poeta quando un giorno mia moglie, maestra alle elementari, mi disse che era alla ricerca di una poesia da far leggere agli alunni per la Festa degli alberi, ma faticava a trovarne una adatta. Io le risposi che se era così difficile trovarla allora bastava inventarla! E così feci. Poi una poesia tira l’altra e ho scritto una quindicina di composizioni tra cui Paese mio, da cui prende il titolo la raccolta, che ho dedicato ai miei nonni scappati da Asiago nel 1916 a causa della guerra. Il ricavato delle vendite dei miei libri viene interamente devoluto alla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro».
Che cosa ha significato per lei l’insegnamento di materie agrarie per anni?
«È stato un lavoro davvero appagante. La scuola in cui ho insegnato a Bassano del Grappa si trovava in campagna, in riva al fiume Brenta, ed era circondata da olivi. Era il mio ambiente ideale. È stata un’esperienza bellissima e gli studenti mi volevano bene: l’anno scorso i primi studenti che ho portato alla maturità, che ora hanno più di cinquant’anni, hanno organizzato un raduno e mi hanno addirittura invitato a cenare con loro! Dico sempre che insegnare è diventata una passione a cui è impossibile rinunciare: tuttora insegno saltuariamente negli asili, nelle scuole, nelle case di riposo, ovunque mi chiamino».
E in tutto questo che relazione ha avuto con Dio e la fede?
«Molto buona. Dopo le medie sono stato mandato in collegio a Lonigo per frequentare le scuole superiori che al tempo non erano presenti nell’Altopiano, e lì era obbligatorio andare a messa tutte le sere. A volte, scherzando, dico che sono a posto per tutta la vita! Quella del collegio era una vita molto dura ma mi ha anche insegnato tanto. E a proposito di spiritualità, un episodio della mia vita davvero molto toccante è stato un dialogo avvenuto con l’amico Patrizio Rigoni il quale un giorno, scherzando, mi disse: “Per fortuna che esistono i nostri soprannomi, così quando arriverai laggiù, nella valle di Giosafat, ti verrò incontro e ti dirò Ah, ma sito qua anca ti Giorgio Candida? Vien che te gò tegnù un posto!”. Rimasi stupito e commosso dalla sua grande fede e dall’amicizia che mi ha dimostrato».
Un estratto dalla poesia Paese mio di Giorgio Rigoni Candida che dà il titolo a tutta la raccolta in versi dedicata ad Asiago e al suo Altopiano.
«[…] A volte la tristezza mi afferra / pensando alle tue ferite della guerra, /
pensando ai tanti figli tuoi sacrificati / per difender case, boschi e prati, / pensando a quanti la casa han lasciato / costretti a quell’esilio che fu il profugato, / pensando al paesano emigrante
coraggioso di andar tanto distante.
[…] Quante volte paese mio ti ho lasciato! / Ma poi la sera, potendo, son sempre ritornato.»

«Vado nel bosco quasi tutti i giorni e spesso mi fermo ad ascoltare la natura, così ho ipotizzato che gli alberi mi parlassero. Ho scritto la poesia Le voci del bosco pensando ai quattro alberi più rappresentativi dei nostri boschi: l’abete rosso, l’abete bianco, il larice e il faggio. In seguito ho scritto Le voci del sottobosco perché anche le piccole piante meritano attenzione!».