Chiesa
Dal 14 al 19 agosto scorsi, il card. Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, ha riunito nell’abbazia benedettina di Mount Angel, in Oregon (Usa), un gruppo di lavoro di diciotto persone, comprendente l’arcivescovo Vittorio Viola, segretario del Dicastero, e alcuni esperti tra cardinali, vescovi, abati, membri di altri Dicasteri, teologi e professori di liturgia da tutto il mondo, per progettare una più robusta formazione alla liturgia per clero, laici e seminaristi. È stato papa Leone XIV stesso a benedire la settimana di lavoro, con una lettera che il card Roche ha letto durante la messa di apertura.
Il testo che ci ha guidati era la Desiderio desideravi di papa Francesco, ma l’ambiente monastico ha dato anch’esso un contributo impalpabile alle riflessioni, immergendoci nel ritmo della preghiera benedettina. Il nostro ospite e splendido collega, l’abate Jeremy Driscoll, ci ha accolti dentro la vita della sua abbazia, dove con genio pedagogico ha voluto fondare una Facoltà teologica in cui la liturgia è proposta come chiave di accesso a tutto ciò che si è pensato e scritto sul mistero di Dio. Insieme ai monaci celebravamo la messa e le ore dell’Ufficio divino, a cominciare dal Mattutino delle 5.30; poi ci sedevamo al tavolo pieni di slancio spirituale, per confrontarci sulle proposte da trasmettere a Papa Leone. Abbiamo sentito una profonda comunione con lui anche per l’attenzione che in questi mesi ha rivolto alla costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia, cui ha dedicato una serie di catechesi sottolineando l’importanza della fedeltà al magistero della Sacrosanctum Concilium. Nella lettera che ci ha scritto, papa Leone ha insistito su quanto gli stia a cuore che i ministri ordinati comprendano la necessità di celebrare con devozione i riti approvati, evitando adattamenti e derive arbitrarie e cercando di dare bellezza ai segni e ai gesti che compiono.
Nessuno dei membri del “Gruppo di Mount Angel” ha fatto lunghe conferenze, a parte una rapida prolusione del card. Roche il primo giorno, al termine della Messa di apertura. Lo schema che ci siamo dati prevedeva, dopo la lettura della Desiderio desideravi, tre interventi, cui seguiva qualche attimo di raccoglimento. Il metodo di lavoro era quello voluto da papa Francesco per il Sinodo della Chiesa universale, in cui l’ascolto dell’altro dava l’avvio a un equilibrato confronto per costruire scelte e indirizzi comuni. Alla fine si è fatta sintesi di questa ricchezza di pensiero in un documento per il Santo Padre che il card. Roche gli ha consegnato.
Provo una gratitudine davvero inesprimibile per i giorni passati a Mount Angel, tra foreste di abeti e sequoie e la vicinanza fraterna di persone che traboccano di amore per la Chiesa, con una capacità non comune di sentire i suoi bisogni e vederne anche le molte fatiche. Prego che il nostro impegno possa portare frutto e aiutare la santa liturgia a mostrare al mondo il volto dolcissimo del Signore e la sua opera vivificante.
Nella foto, il “Gruppo di Mount Angel” con al centro il card. Arthur Roche.