Fatti
Da Padova a Bari in bicicletta, seguendo l’Adriatico, per portare verso la COP31 un messaggio che parla di clima, mobilità sostenibile e responsabilità collettiva. È partita il 19 agosto dal centro di Padova una delle tappe italiane della COP31 Bike Ride, la grande staffetta internazionale che attraversa città e Paesi mettendo in relazione ciclisti, associazioni, comunità locali e istituzioni per arrivare a novembre in Turchia, sede della conferenza delle Nazioni Unite (COP 31) sui cambiamenti climatici.
Un progetto che punta non soltanto a promuovere l’uso della bicicletta, ma a trasformare la pedalata in un’azione civica: lungo il percorso i partecipanti incontrano le comunità ciclistiche dei territori attraversati e chiedono agli amministratori impegni sulle politiche per la mobilità ciclabile, guardando al 2035, orizzonte del prossimo ciclo dei piani climatici della COP. Tante iniziative locali che, messe insieme, vogliono costruire un mosaico internazionale capace di collegare le richieste dei territori agli obiettivi globali sul clima. La COP Bike Ride è nata nel 2024 con il viaggio da Parigi a Baku, città che ospitava la COP29: 6.500 chilometri attraverso undici Paesi e oltre 200 ciclisti coinvolti. L’anno scorso il testimone è ripartito dall’Azerbaigian verso il Brasile, tra biciclette e barche a vela, coinvolgendo più di mille persone in quasi venti Paesi. Quest’anno l’obiettivo è arrivare a 10 mila ciclisti attraverso le numerose staffette organizzate nel mondo.
All’evento di partenza patavino, si sono ritrovate una ventina di persone, mentre una decina sono effettivamente salite in sella. Ma i numeri cambiano continuamente: qualcuno accompagna il gruppo per pochi chilometri, altri si aggiungono lungo la strada, altri ancora proseguono per centinaia di chilometri. Le età vanno dai vent’anni a oltre i settanta. «Non è un’impresa sportiva e non è una gara a chi va più forte» racconta Filippo «Vogliamo che possa partecipare chiunque abbia a cuore la bicicletta». Per lui il viaggio è iniziato già lo scorso anno, prima come semplice partecipante e oggi anche con un ruolo nell’organizzazione. «La passione per la bici e soprattutto per i lunghi viaggi ce l’ho da molto tempo, ma avevo bisogno di ritrovare una dimensione collettiva e di dare a questa passione anche un senso. Non è soltanto fare sport e scoprire posti nuovi: lo facciamo dentro un percorso che vuole portare un messaggio politico». Un messaggio che parte dal gesto di pedalare: «Il ciclismo, inteso nel senso più ampio, da chi fa grandi viaggi a chi usa la bici per andare al lavoro, è una degli strumenti che abbiamo contro il cambiamento climatico. Dobbiamo mutare il nostro modello di trasporto: devono farlo i cittadini, ma anche le istituzioni, creando le infrastrutture perché ci si possa muovere in bicicletta in sicurezza». E durante il viaggio il cambiamento climatico i ciclisti lo hanno incontrato anche sulla propria strada. Nelle Marche si sono trovati nel mezzo delle violente perturbazioni che hanno colpito il territorio: partiti da Ancona, dopo pochi minuti hanno dovuto cercare riparo e attendere circa tre ore prima di poter riprendere il viaggio. «Era un temporale impressionante. Quando viaggi in bici gli imprevisti meteorologici fanno parte del viaggio, ma quando inizi a vederli con frequenza e intensità diverse rispetto a qualche anno fa, il cambiamento climatico ce l’hai davanti agli occhi» continua Filippo.

C’è poi un’altra dimensione della COP Bike Ride: quella del viaggio lento. Le tappe percorse dal gruppo si aggirano mediamente tra i 60 e gli 80 chilometri al giorno, una distanza scelta proprio per lasciare spazio agli incontri. «La bicicletta permette di mostrare che un turismo diverso è possibile» racconta Nicola «un turismo lento, che non sia soltanto consumo dell’esperienza, ma che permetta davvero di vedere i luoghi e osservare quello che abbiamo intorno». Pedalare meno significa avere il tempo e le energie per conoscere associazioni, parlare con gli abitanti, incontrare amministratori e scoprire i territori attraverso chi li vive. «In ogni posto incontriamo ciclisti e realtà locali che lavorano per la mobilità sostenibile. Attraversare un territorio con chi lo conosce significa scoprirne le strade, le storie e le ricchezze con uno sguardo completamente diverso». Tra le esperienze che più hanno colpito il gruppo c’è stata l’accoglienza ricevuta a Pesaro, dove diverse associazioni locali hanno costruito una rete attorno all’arrivo della staffetta, tra un agricampeggio impegnato nel sociale, un orto sociale e una ciclofficina popolare. Sono proprio le ciclofficine uno dei mondi che la carovana incontra lungo la strada. A Pescara ad accogliere i ciclisti per le piccole e dovute manutenzioni c’era una ciclofficina popolare. «Fortunatamente in Italia stanno diventando sempre più numerose. Sono luoghi nati per recuperare vecchie biciclette e trasmettere conoscenze di ciclomeccanica, ma in realtà diventano spazi nei quali la bicicletta fa da volano per pensare altri mondi possibili» racconta Francesca. Realtà prevalentemente gestite da volontari, nelle quali attorno a una ruota da sistemare o a una bici da rimettere in strada si costruiscono relazioni, competenze e comunità.
La COP31 Bike Ride vuole però arrivare anche dentro le istituzioni. In ogni città attraversata i partecipanti cercano il confronto con gli amministratori, portando con sé dieci proposte per lo sviluppo della ciclabilità e chiedendo impegni. Le adesioni raccolte lungo le diverse staffette entreranno nella documentazione che il progetto intende portare fino alle Nazioni Unite. «L’idea è parlare da una parte con i cittadini e le associazioni impegnate sulla bicicletta e dall’altra con le istituzioni» continua Filippo «e chiedere alle amministrazioni di dire su quali punti intendano impegnarsi concretamente nella propria città». A Padova l’assessore alla mobilità Andrea Ragona, riferiscono gli organizzatori, ha annunciato pubblicamente l’intenzione dell’amministrazione di aderire all’iniziativa. Al momento dell’intervista però il documento formale era ancora atteso.
La carovana intanto ha continuato scendere verso sud. Ferrara, Ravenna, Cesenatico, Pesaro, Ancona, Grottammare, Pescara, San Salvo, Lesina e Manfredonia sono alcune delle tappe che hanno accompagnato il gruppo fino a Bari, con arrivo il 1° settembre. I ciclisti poi si sono imbarcati verso Durazzo e la staffetta proseguirà attraverso Albania, Montenegro e gli altri Paesi balcanici. Filippo continuerà a pedalare fino a Belgrado, dove consegnerà ad altri ciclisti la bandiera che simboleggia il passaggio del testimone. Da lì il viaggio proseguirà verso la Turchia. C’è chi avrà percorso soltanto una manciata di chilometri e chi avrà attraversato più Paesi, ma è proprio questa la natura della staffetta: tante persone che per un tratto condividono la stessa strada, con l’idea che la transizione ecologica deve continuare a muoversi.

Le dieci proposte della COP Bike Ride
La COP Bike Ride porta alle amministrazioni dieci azioni per rendere la bicicletta una reale alternativa all’automobile e ridurre le emissioni legate ai trasporti.
1. Una rete ciclabile entro il 2030. Completare una rete strutturale di piste ciclabili, rafforzando soprattutto i collegamenti interurbani e quelli con il trasporto pubblico per gli spostamenti quotidiani.
2. Meno traffico e velocità più basse. Ridurre la presenza delle automobili intervenendo sia sui volumi di traffico sia sui limiti di velocità.
3. Piani e risorse per la bicicletta. Dotarsi entro il 2030 di programmi specifici per lo sviluppo della ciclabilità, con finanziamenti dedicati e verifiche sull’attuazione che coinvolgano anche le associazioni.
4. Più spazio a pedoni e ciclisti. Aumentare le aree riservate a biciclette e pedoni attorno a scuole, nodi del trasporto pubblico, negozi di vicinato e aree verdi.
5. Parcheggi sicuri. Garantire spazi adeguati per le biciclette, comprese le cargo bike, nei nodi di trasporto, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle aree commerciali e nelle abitazioni.
6. Una “casa della bicicletta”. Promuovere ogni anno un grande evento ciclistico aperto a tutte le età e creare spazi dedicati dove riparare le biciclette, imparare e incontrarsi.
7. Educare alla mobilità ciclabile. Investire nella formazione, in particolare per i minori di 12 anni e per le donne, e diffondere la conoscenza dei benefici economici della bicicletta.
8. Sostenere l’economia della bici. Favorire produzione, riparazione, cicloturismo, noleggio, leasing e condivisione attraverso incentivi e agevolazioni.
9. Cargo bike per l’ultimo miglio. Sviluppare la logistica urbana su due ruote, sostituendo dove possibile i furgoni nelle consegne brevi.
10. Misurare i risultati. Pubblicare regolarmente indicatori su incidenti, soddisfazione degli utenti, estensione delle reti ciclabili e quota degli spostamenti effettuati in bicicletta.
Secondo i dati raccolti dagli organizzatori, sostituire un viaggio in automobile al giorno con uno in bicicletta per 200 giorni all’anno può evitare circa mezza tonnellata di CO₂ a persona ogni anno. L’obiettivo di lungo periodo indicato dalla Partnership for Active Travel and Health è arrivare all’80% degli spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico, contribuendo a dimezzare entro il 2030 le emissioni prodotte dai trasporti.