Chiesa
Dalla capitale Kathmandu alle zone colpite dalle alluvioni del 26 agosto ci vogliono almeno 17-18 ore di strada per percorrere solo un centinaio di chilometri. I territori di Rasuwa, Nuwakot e Dhading, con effetti che si sono estesi fino a Chitwan, Gorkha e Tanahun, sono devastati e le impervie e ripide strade del Nepal sono rese ancora più impraticabili dalla stagione dei monsoni. Padre Silas Bogati, amministratore apostolico del Vicariato del Nepal e presidente di Caritas Nepal, è in questi giorni in visita nelle zone colpite e descrive una devastazione mai vista prima. La conta dei morti ha raggiunto le 1.400 vittime, con oltre 5.515 dispersi. Tra gli scomparsi ci sono almeno 7-10 cattolici, nonostante la piccola Chiesa del Nepal conti solo circa 10.000 fedeli, sparsi in 13 parrocchie, di cui quattro nella sola capitale Kathmandu.
“Stiamo pregando per ritrovare i nostri cattolici dispersi – dice al Sir -. Alcuni lavoravano nelle strutture turistiche di quelle zone, soprattutto Rasuwa, Langtang e vicino al sentiero di trekking per raggiungere il lago Manasarovar, in Tibet, meta di pellegrinaggio per gli indù.
Non abbiamo potuto celebrare i funerali perché non sono stati ritrovati i corpi. Non sappiamo se sono vivi o morti.
Stiamo ancora aspettando e pregando”.
Nessuna chiesa o struttura ecclesiale ha subito danni. L’unica cappella presente in quelle regioni si trova in alto su una collina e non è stata raggiunta dall’onda di fango.
Il 7 settembre il Nepal ha osservato un giorno di lutto nazionale per le vittime delle inondazioni. Il governo ha schierato l’esercito per cercare le persone scomparse, tra cui 900 lavoratori intrappolati in un tunnel, alcuni sono stati miracolosamente salvati negli ultimi giorni. A Kathmandu si è svolta una funzione interreligiosa, alla quale sono stati invitati anche i cristiani, insieme ai rappresentanti indù, buddisti e musulmani. “Tutto il Paese sta pregando per le vittime – racconta padre Bogati -. In alcuni luoghi si stanno svolgendo cerimonie religiose e anche noi, insieme ad altre confessioni, preghiamo per i defunti e per il ritrovamento dei dispersi”.
La peggiore tragedia mai avvenuta. Padre Bogati, nepalese, conferma che “questa è la peggiore tragedia mai avvenuta in Nepal. C’è stata un’altra alluvione l’anno scorso, proveniente dal Tibet, ma non di queste proporzioni. In quell’occasione morirono circa 15-20 persone, ma questa è di una portata inimmaginabile per chiunque. Scuole distrutte. Ospedali distrutti. È una tragedia di proporzioni enormi”.
Gli aiuti umanitari della Caritas. La Chiesa, tramite Caritas Nepal e altre organizzazioni cattoliche, sta portando soccorso alle vittime dell’alluvione nei due distretti principali colpiti dal disastro, soprattutto nella zona di Nuwakot, per aiutare migliaia di famiglie che hanno perso tutto. “È un grande dolore perché molte vite sono andate perdute, molte case sono state distrutte e alcuni villaggi sono stati interamente spazzati via”. Il team di Caritas Nepal presente sul campo ha iniziato immediatamente a distribuire generi alimentari e beni di prima necessità, kit igienici e sostegno psicosociale, che sarà implementato, visti gli enormi bisogni e le richieste. “Le persone sono profondamente traumatizzate perché molte hanno perso i propri familiari e le case sono state distrutte”.
Dopo l’emergenza, la ricostruzione. Una volta superata la prima emergenza, ci si occuperà della ricostruzione, se ci saranno fondi sufficienti: “Alcune persone saranno trasferite e, se necessario, verranno costruite case per offrire loro un rifugio sicuro”. “C’è stata molta solidarietà – conferma -. Abbiamo lanciato un appello tramite Caritas e molte Caritas nazionali in Europa e Asia ci stanno sostenendo. Alcune diocesi ci sostengono con preghiere e risorse”.
La giustizia climatica. L’amministratore apostolico del Nepal ci tiene a concludere sottolineando che
quanto accaduto “è strettamente legato ai cambiamenti climatici. Quindi ora ci battiamo anche per la giustizia climatica.
Perché in Nepal emettiamo solo lo 0,5% di carbonio, ma stiamo subendo gli effetti del riscaldamento globale e non ci prendiamo cura della nostra Madre Terra”.