L’eterno ritorno del fascismo. Anche se in abiti civili
Il 6 settembre il Land tedesco ha consegnato ad Alternative für Deutschland quasi il 44 per cento dei voti: mai, nel dopoguerra, un partito di estrema destra era arrivato così in alto. Il Brandmauer eretto dagli altri partiti per ora regge, ma è una magra consolazione. Trent'anni fa Umberto Eco spiegava che il fascismo è un gioco a incastro di tratti che ritornano in combinazioni sempre nuove. La domanda vera riguarda le radici. E non consoliamoci troppo in fretta: quel 44 per cento è fatto anche di battezzati. Le nostre comunità non sono vaccinate.
Il 6 settembre la Sassonia-Anhalt ha consegnato ad Alternative für Deutschland quasi il 44 per cento dei voti: mai, nella Germania del dopoguerra, un partito di estrema destra era arrivato così in alto in un Land. La Cdu di Merz si è dimezzata attorno al 18 per cento, l’affluenza ha sfiorato l’80 per cento. Il Brandmauer, il muro tagliafuoco eretto dagli altri partiti, per ora regge: con 39 seggi su 83 Ulrich Siegmund non ha i numeri. Ma è una magra consolazione. Trent’anni fa Umberto Eco spiegava, in una conferenza divenuta un libro, Il fascismo eterno, che il fascismo non è un’ideologia coerente ma un gioco a incastro: un fascio di tratti che ritornano separatamente, in combinazioni sempre nuove. Per questo, avvertiva, «l’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili». I tratti si riconoscono: il culto di una tradizione tradita; la paura della differenza, che fa dello straniero il nome di ogni insicurezza; il complotto delle élite, di Bruxelles, dei giornali; l’appello a un ceto impoverito e umiliato; il populismo qualitativo, per cui il Popolo è un corpo unico e il capo è l’unico interprete della sua volontà; la neolingua ridotta a slogan, che nei social ha trovato il suo habitat perfetto. Ma fermarsi all’elenco è un esercizio rassicurante. La domanda vera riguarda le radici: che cosa alimenta il fascismo eterno? Non l’apatia, di certo. In Sassonia-Anhalt si è votato come mai prima: non è disinteresse, è una domanda. E il consenso cresce tra i giovani, che il Novecento lo hanno soltanto studiato, quando lo hanno studiato. Claude Lefort ha scritto che la democrazia è il luogo vuoto del potere: nessuno può occuparlo davvero, e in questa vacanza sta la sua forza. Ma un vuoto è anche difficile da abitare. Quando un popolo non sopporta più il vuoto e la latitanza della politica – perché questo è accaduto negli ultimi anni – arriva chi promette di riempirlo: il capo che si fa interprete della volontà del popolo senza mediazioni. Böckenförde aggiungeva che lo Stato liberale e secolarizzato vive di presupposti che non è in grado di garantire da sé: non produce il legame che lo tiene in piedi, lo eredita. Ma da trent’anni questo legame lo abbiamo consumato senza rigenerarlo. L’Ur-Fascismo di Eco attecchisce dove il “noi” si costruisce contro qualcuno, perché è venuto meno chi insegnava a costruirlo con qualcuno. Noi sappiamo che il Vangelo non offre un supplemento etico alla democrazia: dice chi è l’uomo – lo straniero, il debole, colui che non serve a nulla – e senza quella risposta la fraternità resta una parola da campagna elettorale. E non consoliamoci troppo in fretta: quel 44 per cento è fatto anche di battezzati (protestanti e cattolici), e in Italia qualcuno si è affrettato a congratularsi. Le nostre comunità non sono vaccinate. Anzi, quando una parrocchia diventa il club di chi è già dentro, allena esattamente il muscolo sbagliato. Eco concludeva chiedendo di riconoscere e denunciare ogni nuova forma dell’Ur-fascismo, ogni giorno. È necessario, ma non basta: il cordone sanitario è un argine, non una risposta. La risposta si costruisce dove qualcuno viene chiamato per nome, dove il tempo non è solo produzione e la domenica torna a essere il giorno in cui un popolo si scopre tale senza bisogno di un nemico. Magdeburgo è lontana. La domanda che sale da lì, no.