Fatti
Lo scorso 2 settembre a Zugliano, nell’ambito della rassegna Facciamo la Pace, Monsignor Christian Carlassare ha offerto una testimonianza diretta sulla drammatica situazione del Sud Sudan. Attraverso il suo racconto è emerso il ritratto di una terra ricca di sfide, dove la Chiesa è chiamata a farsi presenza concreta di speranza. Nata nel 9 luglio 2011, il Sud Sudan è la nazione più giovane del pianeta. Si tratta di una realtà dalla straordinaria vitalità, dove oltre il 50% della popolazione ha meno di 21 anni e in cui convivono ben 64 gruppi etnici e lingue differenti. È una terra florida, dotata di imponenti risorse naturali: giacimenti di petrolio, terre fertili, corsi d’acqua, bestiame. Tuttavia sorge una domanda: com’è possibile che così tanta ricchezza produca tanta povertà? Il Sud Sudan porta sulle spalle ferite molto antiche e le sue potenzialità vengono annullate da violenze endemiche, sfollamenti, fame diffusa, scarsa istruzione, disoccupazione e servizi sanitari fragili. La crisi umanitaria emerge in tutta la sua gravità nella regione della nuova Diocesi di Bentiu, eretta nel 2024. Questo territorio affronta contemporaneamente conflitti, inondazioni e povertà strutturale: circa 140 mila persone vivono nei campi per sfollati interni, mentre altre 70 mila sopravvivono in condizioni precarie tra Bentiu e Rubkona. Di fronte a ciò, il messaggio missionario ribadisce che la Pace non è un privilegio, ma il diritto inalienabile di ogni persona di vivere nella propria casa con dignità e sicurezza.
Come ricordato da Padre Christian «la Pace non è soltanto assenza di guerra: è dignità, giustizia, riconciliazione e futuro. È una pace che scotta e non è mai comoda, perché richiede di rinunciare alla vendetta, perdonare, condividere, restituire dignità alle vittime e cambiare le strutture ingiuste». In questa terra la Chiesa non si limita ad annunciare la Pace, ma si fa essa stessa presenza di Pace. Evangelizzare significa seminare riconciliazione tra l’uomo e Dio, con sé stesso, con il fratello e con il Creato. Un impegno che si incarna ogni giorno attraverso i comitati di Giustizia e Pace nelle parrocchie, gli incontri di sensibilizzazione e dialogo, la catechesi, la formazione dei giovani, la celebrazione dei Sacramenti, le Comunità Cristiane di base e l’accompagnamento delle famiglie miste di diversa provenienza etnica nei Villaggi di Pace.
«La pace – spiega Mons. Carlassare – deve diventare un cammino che coinvolge le comunità». «Ciò che si può fare dall’Italia è cambiare sguardo: non vedere il Sud Sudan soltanto come un luogo di emergenze, ma come un popolo ricco di dignità, cultura e resilienza. Il Sud Sudan ha bisogno di amicizia, rispetto e collaborazione. La pace nasce quando le persone vengono considerate protagoniste del proprio futuro sostenendo percorsi di educazione, sanità, formazione dei giovani, agricoltura, riconciliazione e sviluppo locale. Servono relazioni durature che aiutino le comunità a camminare con le proprie gambe» conclude il comboniano.