Fatti
«Cara politica, se non ascolti noi, ascolta almeno l’Istat». La provocazione arriva dall’Uneba, che rappresenta centinaia di Rsa e servizi per anziani in tutta Italia, quasi tutti non profit e di radici cristiane. Le ultime previsioni demografiche parlano chiaro: nel 2050 gli over 65 che vivono soli potrebbero essere 6,6 milioni, contro i 4,6 di oggi; gli ultraottantacinquenni, la fascia con i bisogni assistenziali più marcati, passeranno dal 4,1 al 7 per cento della popolazione; le persone in età da lavoro caleranno di quasi tre milioni. Da qui le richieste: più posti letto, più risorse per l’assistenza domiciliare, un piano straordinario per i centri diurni.
Una crisi annunciata. «È un problema simile a quello del clima: ha radici profonde, ma se ne parla solo al presente e in termini polemici – osserva Francesco Facci, presidente di Uneba Veneto, che ha sede a Padova – In Italia ci sono oltre 14 milioni di over 65 e meno di 7 milioni di bambini: le azioni programmatorie andavano pensate dieci o vent’anni fa, invece governi di destra e di sinistra hanno chiuso gli occhi». Gli fa eco Roberto Volpe, presidente di Uripa, altra importante associazione di categoria in Veneto: «Gli ultraottantenni oggi sono 4,8 milioni, nel 2050 saranno 8. Eppure non la sento, questa priorità, né in Regione né a Roma. E parliamo di una generazione che nel 65 per cento dei casi vive sola, e la retorica dei servizi domiciliari non può reggere».
I posti che non ci sono.
In Veneto i posti letto sono circa 34 mila, ma le impegnative di residenzialità – la quota sanitaria a carico della Regione – si fermano a 28 mila. «Gli anziani che avrebbero bisogno di assistenza sono 250 mila», ricorda Facci. «Ricevo 15-20 telefonate al giorno – aggiunge Volpe – le persone in attesa di un posto in Rsa sono 11 mila, di cui 1.700-1.800 solo a Padova. Ma non è pensabile creare altri 20-30 mila posti letto: non abbiamo le risorse e non abbiamo la forza lavoro».
Rette e bilanci in rosso.
«Le rette dovranno essere aumentate anche solo per coprire i rinnovi contrattuali dell’anno prossimo – spiega Volpe – Aggiungiamo i costi dell’energia, con i condizionatori accesi da tre mesi ventiquattr’ore su ventiquattro: credo che il 90 per cento degli enti chiuderà il bilancio in perdita». Oggi si va dai 58-62 euro al giorno con impegnativa agli 80-90 senza, con punte di 120: un ospite però costa alla struttura 115-120 euro al giorno, di cui 85 derivano dal costo del lavoro. «Finora i disagi sono stati scaricati sulle famiglie – aggiunge Facci – e la litigiosità è cresciuta con le rette, perché la gente non ha i soldi».
Sullo sfondo il contenzioso sulle rette dei malati di Alzheimer: la Regione ha già speso 3 milioni per cause perse, e le richieste di risarcimento dei familiari potrebbero superare i 30 milioni.
Il personale che non si trova.
Mancano 3 mila operatori in Veneto, 300-400 a Padova. Uripa è andata a cercarli in Repubblica Dominicana e in Brasile: «150 persone, con costi e sforzi impressionanti, tra tirocini e alloggi che gravano sui nostri bilanci». Anche Uneba Veneto punta sulla formazione nei Paesi d’origine prevista dalla normativa del 2023: «Il primo progetto è andato a buon fine, il secondo verrà presentato a Padova il 21 settembre, per raccogliere le manifestazioni di interesse da parte delle strutture», anticipa Facci.
Ripensare il modello.
Per Facci la strada è fare delle Rsa un hub di comunità: «Abbiamo infermieri e fisioterapisti, siamo presenti 24 ore su 24 e sappiamo fare assistenza; potremmo, ad esempio, aiutare a formare e dare assistenza alle badanti, che spesso vengono catapultate in una famiglia senza sapere come muoversi. Oggi poi tutto è parcellizzato: serve una vera rete integrata, dal fascicolo sanitario elettronico alle case di comunità». Entrambi chiedono alla politica il coraggio delle risorse, a partire dall’addizionale Irpef regionale, senza dimenticare le occasioni perse. «Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo, eppure con il Pnrr abbiamo rifatto marciapiedi, piazze e campi da padel – conclude Roberto Volpe – Non un centesimo è andato sulla residenzialità per anziani».