Mosaico
L’arrivo a Padova di Riccardo Cotarella, punto di riferimento mondiale per gli enologi, proprio nei giorni della primissima vendemmia, ha fatto decollare il progetto Villa Maggioni, al quale l’Istituto diocesano sostentamento clero di Padova lavora da una decina d’anni.
Il consiglio di amministrazione, presieduto da don Paolo Pegoraro, ha infatti razionalizzato terreni e fabbricati nella disponibilità dell’ente per poi investire nella tenuta di Villa Maggioni, in via Ferruzzi a Torreglia, per il ripristino della villa veneta e dei 12 ettari di prati e bosco. L’obiettivo è stato quello di sostituire i seminativi con la vite e l’olivo per arrivare a creare prodotti di qualità, distintivi per tutta l’area dei Colli Euganei. E proprio in questi giorni i primi grappoli stanno per essere colti, a primavera le prime 25-30 mila bottiglie prodotte racconteranno molto dei vitigni e dei terroir di Villa Maggioni e indicheranno la strada da seguire per la produzione futura. A garantire il processo di selezione e produzione è il numero uno degli enologi, non solo su scala nazionale, Riccardo Cotarella, che si è buttato nel progetto del tutto gratuitamente, proprio allo scopo di sostenere un ente a cui si sente legato (come spiega nell’intervista sotto) e per scoprire tutte le potenzialità che i Colli non hanno ancora espresso in termini di produzione vitivinicola.
L’intera operazione è stata illustrata nella conferenza stampa che si è tenuta in Collegio sacro martedì 8 settembre alla presenza del vescovo Cipolla, dello stesso Cotarella, dei rappresentanti dell’Idsc, oltre che dell’architetto Federico Candian che sta seguendo la ristrutturazione della villa e dell’annesso rustico che a regime accoglierà una foresteria e un annesso per il ricovero attrezzi e lo stoccaggio della produzione. «Il nostro intento – ha sottolineato il presidente dell’Istituto diocesano, don Paolo Rizzato – non è aggiungere un’esperienza di produzione di vino alle molte aziende che già operano in modo eccellente in questo settore, ma offrire ai nostri Colli Euganei e alle comunità che li abitano, una stimolante prospettiva valorizzando un luogo di memoria geologica, storica, culturale, dove l’agricoltura e il genio umano hanno saputo raccogliere la forza della natura e arricchire la sua bellezza. Realizzare questo progetto non significa per noi gestire una proprietà privata, per arricchire, ma valorizzare un bene che appartiene alla comunità e che alla comunità deve essere restituito».