Mosaico
Dott. Cotarella, quali sono le motivazioni principali che l’hanno spinta a spendersi in questo progetto così particolare?
«Le motivazioni sono, innanzitutto, di profonda natura spirituale. Il vino è un elemento centrale e vivo, raccontato nelle Sacre Scritture in innumerevoli momenti fondamentali del percorso di fede. Gesù Cristo stesso ha fatto del vino il suo sangue, legandolo per sempre alla nascita della Chiesa; non ha certamente scelto la birra per un rito così sacro. Inoltre, a un certo punto della carriera e della vita, nasce spontaneo anche il desiderio di restituire alla comunità. Quando il vescovo mi ha chiamato per propormi questa iniziativa, ho risposto sì di corsa, al di là di tutti i miei impegni quotidiani. È un’esperienza che mi gratifica sia a livello spirituale sia a livello umano e materiale. C’è anche un legame affettivo: la mia famiglia è storicamente devota a sant’Antonio di Padova, quindi la chiamata della Diocesi ha toccato corde intime. Il Signore, pur con tutti i miei limiti, mi dà da oltre ventidue anni la possibilità di mettere le mie competenze al servizio del prossimo. Penso al mio impegno a San Patrignano, o ai progetti portati avanti in Argentina, in Palestina e nelle comunità dei Salesiani. Credo fermamente che faccia bene, ogni tanto, mettere la propria professionalità, la praticità e il pragmatismo al servizio dello spirito e della solidarietà».
Come sta cambiando l’approccio al vino? E cosa serve oggi perché abbia un’identità e racconti una storia?
«Conoscere un vino e limitarsi a dire “mi piace” o “non mi piace” è molto riduttivo, se non ingiusto, perché se ne dissacra il valore reale. Bisogna conoscere da dove viene, la stagione, i vitigni, il lavoro dell’enologo e dell’agronomo, la vinificazione, l’impegno per mantenere la vigna sana. Tutto ciò che possiamo dare al vino, lo diamo attraverso un assiduo trattamento e un’attenzione ai particolari. Questo impegna la mente e il cuore. Di conseguenza, sia in chi lo produce sia in chi lo consuma, si crea una passione che fa del vino un elemento unico e può raccontare una storia solo se c’è un legame reale con la storia. Quindi vitigni autoctoni, ma non solo: il territorio è fondamentale. Nessuno ha cambiato il terreno da secoli, è sempre quello. Il clima, invece, cambiando caratterizza sempre di più quel territorio specifico».
Che aspettative ha dal progetto di Villa Maggioni?
«Purtroppo i Colli Euganei non sono ancora considerati per quello che valgono. Ci sono vini buoni, alcuni buonissimi, ma forse manca un po’ di comunicazione, di racconto, che è fondamentale nel mondo del vino. Il nostro scopo è quello di far parlare di questo progetto e, attraverso di esso, creare prodotti interessanti. Se i Colli Euganei hanno qualcosa in meno rispetto a Montalcino, alle Langhe o all’Amarone, è forse perché non si sono ancora scoperte tutte le loro ricchezze vitivinicole. Noi vorremmo dare una mano in questo senso. Non saremo soli, ci sarà un team molto allargato di agronomi e ci sarà tutto il clero: anche le preghiere saranno importanti in questo caso! Speriamo di riuscirci, perché sarebbe una cosa molto importante non solo per i produttori, ma per tutto il territorio padovano».
Il vescovo Claudio Cipolla, intervenendo nella conferenza stampa ha sottolineato l’ottimo lavoro svolto dal consiglio di amministrazione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, un lavoro caratterizzato dalla creatività e dalla cura del particolare, fatto per la nostra Chiesa, ma in comunione
con gli altri 200 Idsc delle Diocesi in Italia.
«Si tratta peraltro di un intervento su un territorio caratterizzato dall’amore per la terra e dalla profonda spiritualità come i Colli Euganei e lo compiamo insieme e per il bene di tutta quell’area».
«L’obiettivo dell’intervento sulla tenuta Villa Maggioni – ha aggiunto il direttore dell’Idsc Marco Pastorello – va oltre il semplice restauro immobiliare o il ripristino colturale. Si configura, infatti, come un’operazione di rigenerazione territoriale integrata, capace di unire la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico alla riattivazione di una filiera agricola di eccellenza».