Idee | Lettera.D
Forse è questione di abitudine, oppure gioca un’attenzione intermittente: tanti dati a nostra disposizione, tempo dedicato variabile e differente, molteplici pensieri e, talvolta, una lieve malinconia, perché i pensieri si intrecciano con le domande, e allora la ricerca riparte.
I mutamenti, infatti, ci sono, e i dati servono a riflettere, pensare, valutare, agire.
Eurostat – con due schede, pubblicate il 13 maggio 2026 e il 1° giugno successivo – ci segnala che nel 2025, su 203,1 milioni di famiglie nell’Unione Europea, solo 47,4 milioni, ovvero il 23,4 per cento, includevano figli e, poi, nell’Ue, nel 2025, si contavano circa 6,1 milioni di famiglie monogenitoriali, pari al 12,9 per cento di tutte le famiglie con figli. E, si annoti proprio per pensare, le famiglie composte da un solo adulto con figli erano per lo più guidate da donne (5 milioni), che rappresentavano l’81,6 per cento di tali famiglie, mentre gli uomini costituivano il restante 18,4 per cento.

Questi primi dati servono per “inquadrare” anche quelli relativi all’Italia, che Istat puntualmente ci propone. Quest’anno anche con pubblicazioni “di approfondimento”. Segnalo, in particolare, quanto presentato il 31 luglio 2026: i percorsi di vita delle generazioni. Periodo studiato: 1861-2025. Che bello considerare i tempi… e le diversità di scelte e percorsi, specchio di un’Italia che muta, anzi: si trasforma. E allora anche l’ultimo rapporto Istat in merito – 31 agosto 2026 – “Previsioni della popolazione residente, delle famiglie residenti e delle forze lavoro” non ci dovrebbe sorprendere, o farci cadere in qualche banalità passeggera. Non è quello il sentiero, anche perché almeno quattro ricerche – la prima della Fondazione Agnelli “Partire Bene: i servizi educativi per l’infanzia in Italia e in Europa” (14 aprile 2026), la seconda di Censis “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana” (7 maggio 2026), la terza di Changes, ripresa nel sito web Secondo Welfare (15 luglio 2026), “Generazione Sandwich: il welfare che pesa sulle famiglie” e la quarta di Cisl Veneto e Fondazione Corazzin “I giovani in Veneto” (4 settembre 2026) – ci dicono che le scorciatoie sono proprio inutili… Serve, invece, ripensare e riformulare politiche integrate, che colgano le connessioni e le nuove sfide, le esigenze delle persone e delle famiglie: quelle formate, quelle in formazione, quelle di altri tempi, quelle dei tempi che maturiamo oggi… in vista del 2030, 2050, 2080. Sì: sguardo con i tempi lunghi di chi vuole vedere bene, intuire con lungimiranza, prevedere e proporre!
Ci può aiutare, ad esempio, anche l’agile – e denso – rapporto di Unfpa – Fondo dell’Onu per la popolazione. Il Rapporto si intitola “Lives, Choices and Futures”, ovvero “Cosa desiderano i giovani adulti e cosa orienta le loro decisioni su genitorialità e relazioni: risultati del Demographic Futures Survey 2026”. Vale il tempo della lettura, come hanno fatto Aassve Arnstein, Luca Di Casola, Elisa Latora, Letizia Mencarini, Chen Peng e Samuel Plach in www.neodemos.info del 14 luglio 2026 avvertendo con esplicita chiarezza: «I Governi di tutto il mondo hanno risposto all’“ansia demografica” per una fecondità scesa ben al di sotto del livello di sostituzione (che consente il rimpiazzo fra le generazioni con poco più di due figli per donna) soprattutto con incentivi economici e spesso una tantum: bonus bebè, sgravi fiscali, trasferimenti diretti. Sono interventi nella fase sbagliata della vita: agiscono più sull’allevamento dei figli che sulla decisione di averli, lasciando intatte le condizioni che devono essere soddisfatte prima. Sicurezza del lavoro, abitazioni accessibili, servizi pubblici per l’infanzia, una reale condivisione del lavoro di cura tra i partner: questi sono gli anelli via via spezzati. Finché non verranno riparati, i trasferimenti monetari alle famiglie con figli sposteranno, e solo di poco, il numero e i tempi delle nascite, senza cambiare ciò che i giovani riescono a realizzare nelle prime fasi della loro vita adulta».
Ecco, allora, un vero sentiero da percorrere, magari anche con le mappe tenacemente tracciate da Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano ma anche coordinatore per il Cnel dei contenuti di “Per un nuovo Patto generazionale” approvato e presentato il 23 luglio 2026. Oppure con i dati ben evidenziati nel Rapporto Statistico della Regione Veneto per il 2026.Sono lì, nel capitolo 3. Rileggo: «I profondi cambiamenti demografici e le persistenti insicurezze economiche stanno minando le capacità della famiglia di provvedere ai compiti di cura. Ciò rende necessario ripensare il modello di welfare, volto a ridefinire l’equilibrio delle responsabilità tra individui, famiglie, comunità e istituzioni. Occorre far fronte all’esplosione dei bisogni assistenziali di una popolazione anziana in crescita, senza sacrificare le giovani generazioni e le possibilità di sviluppare appieno il loro potenziale».
Qui: nelle nostre comunità, negli Ambiti Territoriali Sociali, nelle dinamiche di sussidiarietà e solidarietà, nelle programmazioni pluriennali, nelle politiche di bilancio, nelle legislazioni regionali, nazionali, europee… Quanti cantieri! Appunto.