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Dopo un femminicidio, cosa succede alle figlie e ai figli che rimangono? La domanda è stata sviscerata in un talk molto partecipato, proposto dalla manifestazione “Decentrate” organizzata dal Centro Veneto Progetti donna, un’associazione che dal 1990 si occupa di sostenere le donne in situazioni di violenza e che in provincia gestisce cinque centri, otto sportelli e sette case rifugio. Tra i tanti progetti gestiti dal 2022 c’è anche “Orphan of femicide – Invisible victim” nato con l’obiettivo di dare sostegno agli orfani e alle orfane di vittime di femminicidio e alle loro famiglie affidatarie con interventi multidisciplinari e che da sabato scorso pubblica il podcast settimanale Noi viviamo ancora proprio per dare spazio alle loro storie e a ciò che viene dopo, per far conoscere quali sono i loro bisogni, quali forme di sostegno possono trovare, come vengono raccontate le loro storie e cosa si può fare anche prima che la situazione precipiti.
«Il femminicidio è un evento dirompente, è l’esito di una dinamica di violenza e se l’autore è il padre, il figlio perde entrambi i genitori. Nello stesso momento perde improvvisamente le due figure di riferimento, perde i luoghi di vita, tutta la famiglia – ha spiegato Roberta Nicosia, operatrice antiviolenza di Iside, associazione capofila del progetto – I figli li abbiamo ascoltati ed è stato uno shock. Dai loro racconti emerge rabbia, paura, tristezza, angoscia, senso di colpa per non aver compreso cosa stava accadendo o perché non sono riusciti a proteggere la madre. Noi abbiamo deciso di ascoltare le loro voci e le loro necessità. Siamo andate a cercare questi orfani per farci raccontare la loro esperienza e abbiamo raccolto ciò che non aveva funzionato. Abbiamo capito che serve dare loro voce e che il nostro lavoro era costruire una rete con i soggetti che aiutano a trovare risposte, rete che a loro era mancata».
Marco Sancandi, orfano di femminicidio, ha scelto di testimoniare il suo vissuto e ha raccontato che il femminicidio «è un terremoto, è inaspettato perché nessuno crede sia un evento possibile. È importante capire che i figli sono le prime vittime, ma ci sono anche i nonni, gli zii, i cugini, gli amici stretti dei genitori. Al funerale di mia madre ho visto la famiglia separata e questo è stato un altro shock. Nessuno vede la ricostruzione necessaria a chi resta orfano. Serve un aiuto psicologico, affettivo, perché la voglia di vivere scompare. Nessuno ne parla. Serve la possibilità di crearsi una vita il più possibile normale, serve un supporto economico da parte dello Stato e un aiuto alle famiglie affidatarie. Non possiamo continuare a nascondere questi ragazzi dietro a un’informazione che non viene data, evasiva, ma occorre accoglienza perché sono vittime, non responsabili. Ho deciso di portare testimonianza per dare visibilità alle vittime perché dobbiamo passare dalla pornografia del dolore all’accoglienza».
Madonnafreeeda, autrice satirica e divulgatrice, molto seguita su Instagram, quando ha scoperto che le sue parole erano usate nelle manifestazioni, «poiché la comunicazione di massa vende misoginia, ho realizzato che se il mio lavoro arriva a molte persone, possiamo usare anche noi lo spazio virtuale. Manca l’educazione e allora occorre entrare nella comunicazione, fare attivismo digitale, dare un messaggio per raggiungere chi non ha conoscenza. Nessuno vuole essere in eterno la vittima della situazione e quindi uso l’ironia per far passare un messaggio perché non serve essere pietistici».
Mariangela Zanni, responsabile comunicazione del progetto “Orphan of femicide-Invisible victim” e presidentessa del Centro Veneto Progetti Donna, ha commentato: «Spero che chi ascolta il podcast possa prendere maggior forza nel poter argomentare contro le molte persone che ancora negano la violenza e cercano di demolire quello che facciamo».
Il podcast Noi viviamo ancora rompe il silenzio su un fenomeno ancora invisibile: le orfane e gli orfani di femminicidio. In Italia non sappiamo nemmeno quanti siano. Disponibile su Spotify, propone cinque episodi per attraversare il tema da più prospettive: linguistica, giuridica, psicologica, sociale e restituire il riconoscimento che meritano persone che non sono solamente vittime.