Mosaico
“Affrontare con le persone le sfide sociali, dell’autonomia, dell’abitare, del lavoro e dell’educazione. Creare opportunità sostenibili e progetti innovativi per promuovere la costruzione di una comunità inclusiva”. Questa in sintesi è la missione della cooperativa di solidarietà sociale Germoglio presentata nel Bilancio sociale 2025. «Siamo nati ad Arzergrande (Padova) nel 1989, ci occupiamo di disabilità, ma non solo. Abbiamo un target trasversale in funzione dell’età, ci prendiamo cura delle persone, diciamo dai 0 ai 99 anni», spiega la presidente Marta Martin.
«In tutti questi anni c’è stato un percorso che si è migliorato continuamente per poter rispondere sia a un bisogno più trasversale, quindi non solo a disabilità in senso stretto, ma anche verso tutte quelle persone che oggi vengono descritte come vulnerabili», racconta Marta Martin. Da questa osservazione sono nati vari nuovi progetti che hanno puntato «sia sulla filiera delle politiche attive del lavoro dando vita a un centro cottura (Senape-Sapori di inclusione) per la ristorazione collettiva, aziendale e scolastica; sia in ambito sociale, operando in sinergia per dare risposta alle disabilità più gravi. Questo comporta attività assistenziali ed educative per accompagnare queste persone a sviluppare competenze anche professionali supportandole fino all’inserimento lavorativo, sia all’interno della nostra cooperativa, sia all’esterno». Dunque l’inserimento lavorativo come leva di autonomia e dignità per gli adulti; persone che apparentemente fanno fatica ad inserirsi nei percorsi lavorativi tradizionali. Ha così preso vita la stretta collaborazione con il mondo profit, per attivare delle convenzioni, cosiddette articolo 14 decreto legislativo 276/03, che prevedono l’inserimento di persone appartenenti alle categorie protette.
Tutto ciò ha cambiato anche la percezione del territorio verso le persone più in difficoltà, dato che «il lavoro rappresenta una chiave di emancipazione molto forte, in quanto permette di inserirsi all’interno di un tessuto sociale, di acquisire delle abitudini, delle consuetudini quotidiane, di essere all’interno di una rete relazionale differente, di sentirsi più competenti e quindi di attivare delle dinamiche diverse di relazione. In altre parole, le persone si sentono e sono più realizzate e quindi più capaci di migliorare e di rimettere in atto delle dinamiche proattive e positive», sottolinea la presidente. Una storia ad impatto positivo in quanto ha attivato negli anni un circolo virtuoso di forme di inclusione costruite sul territorio.
Accanto a tutto ciò c’è anche la possibilità di arrivare ad un’autonomia legata all’abitare. «Abbiamo oggi due progettualità che coinvolgono le persone con disabilità e le vedono protagoniste a livelli differenti di un abitare autonomo. Sperimentare da soli o con coinquilini supportati da operatori sociali a seconda della situazione della persona. Qui si ha la possibilità di acquisire una serie di competenze legate al fare la spesa, al vivere con altre persone che non sia la famiglia d’origine. Questo genera autonomia, dignità, autorealizzazione e benessere», aggiunge Marta Martin.
Accompagna tutte le progettualità una storica collaborazione con Banca Etica. Negli anni ha contribuito a “creare spazi in cui le persone possono lavorare, imparare, stare insieme” sostenendole nel loro percorso di rigenerazione e integrazione sociale, facendole sentire parte di una realtà accogliente.
La presidente di Germoglio ha concluso dicendo che: «Come progetti per il futuro il principale è quello di seguire e far crescere la missione di inclusione sociale a trecentosessanta gradi. Fare in modo di creare sempre progetti personalizzati al fine di costruire una comunità più inclusiva, rimuovendo gli ostacoli che non permettono alle persone di partecipare attivamente e di avere una vita dignitosa, buona e felice».