Fatti
Una nuova casa che profuma di accoglienza, integrazione e relazioni sta per iniziare a sorgere nel cuore di Este, a pochi passi dai principali servizi.
Sarà il mese di ottobre a segnare l’inizio della costruzione dell’edificio pensato da Fondazione Irea Morini Pedrina per aumentare la disponibilità di alloggi per le persone con disabilità garantendo loro allo stesso tempo di poter continuare a vivere la comunità locale. Questo grazie anche alla posizione centrale – fortemente voluta dal consiglio d’amministrazione – dello stabile che prenderà il posto, nella stessa area, di quello demolito in estate, in via Cavour, e in passato di proprietà della parrocchia del Duomo di Santa Tecla: «Lo abbiamo acquistato e da subito era destinato a un progetto, un po’ innovativo, per l’abitare – spiega la direttrice generale della fondazione Elena Littamè – Abbiamo fatto richiesta per l’inserimento nel piano di zona e ora siamo pronti alla costruzione di un immobile funzionale a tre diverse proposte».
Quanto in procinto di realizzazione – con la speranza di poterne aprire almeno una parte nel 2028 – diventerà un punto di accoglienza e dialogo con la popolazione: «Al piano terra sarà presente uno store, un negozio-laboratorio, per la vendita della linea di oggetti artigianali realizzati nei nostri laboratori dei centri diurni e per noi un’importante fonte di risorse aggiuntive per lo sviluppo e il rinnovo dei progetti ottenuta con il ruolo attivo delle persone con disabilità – prosegue Littamè – Sempre allo stesso piano è stato pensato un appartamento per sperimentare la convivenza autonoma di due persone, come un genitore anziano e il figlio con disabilità. Stiamo osservando diverse situazioni in cui il primo si interroga, per età, su cosa potrebbe accadere al secondo una volta che non riuscirà più a prendersene cura; spesso l’esito è l’ingresso, rispettivamente, in una casa di riposo e in una comunità alloggio. Noi, invece, vogliamo provare a farli rimanere assieme, magari aiutati dagli operatori Irea lì accanto».
Gli spazi esterni diventeranno luoghi aperti di relazioni tra ospiti e cittadini.
Sempre destinati all’accoglienza saranno anche il primo e il secondo piano della nuova casa: «Avremo due nuclei in totale, uno di dieci posti che verrà occupato dai residenti della nostra attuale casa Santo Stefano e uno di sei per implementare così i posti a disposizione per il “dopo di noi” concordati naturalmente con l’Ulss e la Regione».
Una volta terminata, la nuova casa – per la cui realizzazione il costo ammonta a 2,5 milioni di euro, in parte coperti da due prestiti agevolati riconosciuti dalla Regione e da Fondazione Cariparo – andrà ad affiancarsi alle altre strutture già attive di Irea: «Mettiamo a disposizione contesti abitativi diversi dove le persone possano trovare risposte adeguate ai propri bisogni», conclude la direttrice generale.