Storie
L’avventura di Casa Madre Teresa di Calcutta per gli ammalati di Alzheimer è partita dalla volontà della Chiesa padovana di celebrare cristianamente l’inizio del 21° secolo con una iniziativa a favore dei poveri.
L’immagine buona e bruciante fu quella di Madre Teresa di Calcutta, la quale percepì nella sete di Gesù morente sulla croce il bisogno di soccorrere non solo i poveri, ma “i più poveri dei poveri”, gli ultimi degli sventurati che morivano sui marciapiedi di Calcutta e delle periferie. E si pensò – vescovo e fedeli padovani – ai malati di Alzheimer, una malattia che faceva paura per il suo misterioso e terribile diffondersi, a fronte della mancanza di vere e proprie medicine.
Fu un’avventura davvero esaltante che coinvolse operatori, famiglie, medici, malati… Tutti dovevano imparare. Non c’erano esperienze a portata di mano. Ma si partì con vera ampiezza di coraggio e di cuore, con fiducia lieta e volontà operativa. La convergenza della buona e tenace volontà di tutti accompagnò sempre la vita di questa avventura ed è stato il segreto della sua positività e della sua solida serenità.
Si procedette con saggia gradualità, dal primo gruppo di una decina di ospiti, dal nucleo diurno ai quattro nuclei operativi, fino alla settantina di ospiti.
I familiari furono invitati a collaborare in pienezza. Grazie alla avvedutezza della Fondazione Cariparo fu possibile organizzare dei veri corsi di sostegno per i familiari e si rivelò una iniziativa davvero provvidenziale.
A distanza di vent’anni sento il dovere, ma anche il desiderio e la gioia, di ringraziare vivamente il Signore e santa Teresa di Calcutta, ma anche tutti gli operatori, per la loro collaborazione generosa e forte al cammino di questo segno di carità cristiana, che è stato offerto a tutta la comunità cristiana e umana, privata e pubblica, testimonianza di una generosità ben radicata tra la nostra gente.
Come ben si sa, la malattia di Alzheimer è ancora una minaccia, non è ancora guaribile, non è ben isolata. Ma la si può alleviare, rallentare, compensare con cure appropriate. Soprattutto con la compagnia di persone amiche, con la condivisione di problemi e difficoltà.
Casa Madre Teresa è ancora una risorsa provvidenziale, un’offerta stimolante per tutta la comunità umana e cristiana, degna di essere sostenuta e incoraggiata. Sempre, e in ogni caso, accanto all’Opsa, unita nella stessa missione di carità.
Orientamento, rete, ascolto. Il Progetto ORA, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, garantisce spazi di ascolto, supporto e formazione per i caregiver e i familiari di persone con demenza residenti nel territorio delle Ulss 6 e 5 (Rovigo). «Il progetto è nato agli inizi dell’attività di Casa Madre Teresa, allora si chiamava “Progetto Alzheimer” – sottolinea Emanuele Vignali,
già direttore sanitario del centro, presente fin dall’avvio della struttura –
Il disegno progettuale è stato strutturato in sinergia e si sviluppa in due filoni principali: da un lato, vi è l’aspetto formazione, con l’organizzazione di corsi e seminari per far comprendere alle famiglie gli aspetti che coinvolgono la malattia di Alzheimer; dall’altro, il supporto ai caregiver attraverso dialoghi, gruppi di sostegno e di auto mutuo aiuto».
Prosegue Vignali: «Oggi, nelle attività di supporto ai caregiver, ci troviamo a far fronte sempre di più alle demenze giovanili, tanto che incontriamo adolescenti figli di genitori con demenza; questo si verifica, forse e in parte, perché le diagnosi sono più puntuali rispetto a un tempo. Qui offriamo alle persone malate e alle loro famiglie una filiera di accoglienza e di cura che va dalle fasi più precoci a quelle più avanzate. Il punto di forza di Casa Madre Teresa di Calcutta è stato proprio quello di pensare fin dagli esordi a un progetto grande, trasversale e longitudinale nel tempo; credo che l’intuizione sia stata soprattutto di don Lucio Calore».
Le progettualità pensate e messe in atto all’interno di Casa Madre Teresa sono varie e trasversali, così come in Opsa. Oltre al “Progetto Ora” che rimane il valore aggiunto della struttura, le collaborazioni e le partnership con enti, istituzioni e associazioni sono diverse, veri punti di forza del centro.
«Uno in cui credo particolarmente è quello dei giardini terapeutici incentrato sulla terapia non farmacologica – evidenzia Andrea Melendugno – Abbiamo toccato con mano quanto questo trattamento possa essere efficace.
Ma, mi piace ricordare anche le sinergie con il territorio, come con il Comune di Rubano con cui lavoriamo da qualche anno nell’ambito dell’iniziativa “Città amica delle persone con demenza”, progetto ministeriale sulla formazione in tema di Alzheimer. Intervenendo nelle realtà locali e nei quartieri, è possibile sensibilizzare i cittadini sull’accoglienza del malato, cosicché quest’ultimo possa continuare il più possibile a svolgere semplici attività in autonomia, come andare al supermercato o al ristorante, contando su una rete di persone che lo conoscono e che ne supportano le funzioni più o meno residue».