Idee
Quarantadue ettari, l’equivalente di circa sessanta campi da calcio regolamentari, si trasformano ogni anno per due settimane per ospitare una città nella città.
Una città fatta di tendoni – 38 in tutto, di cui 17 grandi e 21 di dimensioni più piccole – capaci di ospitare tra 100 e 120mila persone.
L’Oktoberfest di Monaco di Baviera è il più grande festival popolare del mondo e ogni anno attira oltre sei milioni di visitatori. Tutto nasce nell’ottobre 1810, quando nel capoluogo della Baviera viene organizzata una corsa di cavalli quale spettacolo di intrattenimento per le nozze del principe ereditario Ludwig di Baviera con la principessa Teresa di Sassonia-Hildburghausen. Quando gli viene presentata, re Massimiliano I Giuseppe di Baviera non nasconde il suo entusiasmo di fronte alla proposta e alla fine la corsa di cavalli si tiene sullo spiazzo davanti alle porte della città. Un grande prato che da allora viene chiamato “Theresienwiese” (letteralmente ‘i prati di Teresa’), che gli abitanti di Monaco si sono abituati nel tempo a chiamare semplicemente “Wiesn”.
La corsa dei cavalli è un vero successo, tanto che viene replicata. E si sa, in Baviera dove c’è festa, non può mancare la birra. E con i primi stand vengono aggiunte anche altre attrazioni popolari che circondano la tenda del re. La festa cresce, si aggiungono altri tendoni e nuove tradizioni. Tra queste la solenne sfilata dei birrai e dei lavoratori dell’Oktoberfest, che attraversa la città di Monaco per arrivare alla Wiesn. Nata nel 1835, in occasione delle nozze d’argento di Ludwig I e Teresa di Baviera, dal 1950 costituisce uno degli eventi più importanti dell’Oktoberfest.
Anche Sonja e Thomas festeggiano quest’anno le nozze d’argento. Da 25 anni lavorano alla Wiesn. Senza mai incontrarsi. Lei dirige il bar alla “Kufflers Weinzelt”, mentre lui gestisce il “Biergarten”. La loro storia è raccontata in un reel pubblicato da @wiesnwirte, account Ig ufficiale dell’associazione birrai di Monaco. Se dopo 25 anni il loro. In una simpatica intervista doppia si scopre che dopo 25 anni non hanno ancora un piatto comune preferito, ma a conciliare i loro gusti è sicuramente una “bionda” appena spillata a “Weinzelt”, dove sono impegnati tutto il giorno. Ma per loro non è lavoro. “Sotto questo tendone non siamo colleghi, siamo una famiglia”. E cosa mantiene viva la loro relazione? La fiducia. “Nel momento del bisogno lui è sempre lì per me”, afferma Sonja parlando di Thomas.
Quella che per quindici giorni prende vita sui 42 ettari della “Theresienwiese” non è semplicemente una grande festa dove scorrono fiumi di birra e ci si spinge a sfiorare il cielo salendo sulla grande ruota panoramica. L’Oktoberfest è anche la storia di tante famiglie. E può capitare, come è successo quest’anno, che la gioia si mescoli al dolore. La 191.ma edizione dell’Oktoberfest è stata segnata da un tragico incidente sul lavoro, in cui ha perso la vita un 52enne che lavorava in una delle attrazioni del luna park che si trovano tra un tendone e l’altro. A lui, giovedì scorso (24 settembre) è stato dedicato un ricordo speciale durante la s. messa che – come ogni anno – è stata celebrata dal vescovo ausiliare Matthias König di Padeborn per tutti i lavoratori dell’Oktoberfest.
Il Marstall Festzelt nasce nel 2014 là dove prima c’era l’ippodromo ed è uno dei tendoni più giovani dell’Oktoberfest. Ai suoi tavoli può accogliere 3.200 persone ed è caratterizzato da uno stile che richiama lo stile delle scuderie reali, con tanto di palco trasformato in una grande giostra con i tradizionali cavalli. Lì dove le giornate sono caratterizzate dalle voci delle famiglie, per un minuto è calato il silenzio. “Da lunedì un’ombra si è posata su questi giorni di festa – ha ricordato il responsabile dell’assistenza pastorale per i circensi e i giostrai della Conferenza episcopale tedesca don Sasha Ellinghaus – I nostri pensieri vanno ai parenti della vittima di questo incidente sul lavoro, così come a tutti coloro che hanno assistito all’incidente o ne sono rimasti sconvolti. Anche qui c’è spazio per il vostro lutto, perché sentiamo quanto la gioia e il dolore possano essere vicini nella vita”. Al cinquantaduenne ha dedicato un pensiero anche mons. König, che cura la pastorale per il circo e gli artisti delle fiere.
La presenza quest’anno del vescovo ausiliare di Padeborn non era casuale. La Messa è stata anche l’occasione per celebrare i 70 anni della Pastorale cattolica per i circensi e i giostrai. “Da sette decenni accompagna le persone che viaggiano con le loro attività e i loro spettacoli – ricorda l’arcidiocesi di Monaco nel post pubblicato sul suo account Ig – nella loro fede e nella loro vita quotidiana, nei momenti di gioia, come quelli difficili”. Famiglie di giostrai, commercianti della fiera, gestori degli stand dell’Oktoberfest, lavoratori e ospiti si sono ritrovati per pregare insieme, rendere grazie e ricordare anche chi non è più tra loro. Ad accompagnare la celebrazione ecumenica è stato il “Münchner Dombläser”, l’orchestra di fiati della cattedrale di Monaco. Tutto ciò ha reso evidente che l’Oktoberfest non è solo gioia di vivere, musica e feste. È anche un luogo di comunità, di coesione e di convivenza. “Una tradizione che da settant’anni dimostra che anche nel bel mezzo del trambusto c’è spazio per Dio – sottolinea l’arcidiocesi di Monaco –. Per la gratitudine. Per la speranza”.
Ma la messa celebrata sotto il tendone Marstall non è stato, quest’anno, l’unico momento di preghiera all’Oktoberfest.
Alla vigilia dell’inaugurazione dell’edizione 2026, a circa 5 minuti di strada a piedi dal “Marstall”, sotto il tendone “Paulaner”, è arrivato un ospite un po’ fuori dal comune. Il card. Reinhard Marx ha fatto visita all’Oktoberfest due giorni prima dell’inaugurazione per benedire, durante un momento di preghiera, il tendone e i lavoratori della festa. Un momento di preghiera, accompagnato non dalle note di una polka ma dal tradizionale “Loben den Herrn” (Lodate Dio), che la Chiesa di Monaco racconta anche sul suo account Ig.
Il card. Marx ci ha tenuto anche a ringraziare i numerosi e instancabili volontari che hanno provveduto all’allestimento dei tendoni e delle bancarelle e che per tutto l’Oktoberfest si occupano di accogliere gli ospiti e di garantire la sicurezza al Wiesn. Sono circa 13mila le persone che lavorano all’Oktoberfest. “Vi auguro di divertirvi nonostante tutto lo stress – ha sottolineato il card. Marx –. Fin dal mio arrivo a Monaco, 19 anni fa, sono rimasto stupito. Questo incredibile impegno che viene profuso qui, il montaggio e lo smontaggio di tendoni enormi, l’enorme risonanza mediatica prima e durante la festa. Non avevo mai visto nulla di simile alle feste popolari nella mia terra natale, la Westfalia”. Il montaggio e lo smontaggio dei tendoni sono anche un’immagine che può far riflettere anche sulla nostra vita e sulla nostra fede. Il card. Marx ha, infatti, ricordato quello che, nell’Antico Testamento, Dio disse al re Davide: “Non ho mai abitato in una casa da quando ho condotto gli israeliti fuori dall’Egitto. Fino ad oggi la mia dimora è sempre stata una tenda, con la quale mi sono spostato di luogo in luogo”. I tendoni possono essere montati e smontati, ma “nel tendone sperimentiamo qualcosa che dura nel tempo”. “Qui all’Oktoberfest è un luogo di incontro e di festa, dove nessuno chiede chi sei o da dove vieni. È una società senza classi, pacifica e cordiale, salvo rare eccezioni. Molti anelano ad un luogo d’incontro come questo. Quando Dio è tra noi, è una festa, una festa con i cibi più raffinati e succulenti e con vini pregiati e puri”. L’Oktoberfest può dare un segno di speranza e fiducia in tutto il mondo. “Abbiamo bisogno di una pausa del genere, in questi tempi opprimenti”.
Un luogo d’incontro senza classi, pacifico e cordiale che, se visto dall’alto, è ancora più suggestivo. Tante sono le opportunità per ammirare la Wiesn dall’alto. Ma ce n’è una in particolare che vale la pena di segnalare. È quella che viene offerta dalla chiesa di San Paolo, che sorge a nord dell’area dell’Oktoberfest. Qui una dozzina di volontari – quest’anno fino alle 22 – rendono possibile a chi lo desidera, di salire sulla piattaforma panoramica che trova a 50 metri di altezza. Bisogna salire 252 scalini, perché non c’è ascensore, ma il panorama a 360 gradi che si può ammirare dalla cima del campanile ripaga la fatica.
Dal momento che il percorso circolare offre poco spazio, vengono fatte salire 40 persone per volta. E per chi resta in coda a terra in attesa di salire? Per loro c’è “Mogst reden?”, “Ti va di parlare?”. L’idea è venuta a sr. Katharina Eiblmeier, che lavora a S. Paolo come assistente parrocchiale. “Si dice che l’assistenza spirituale debba essere là dove si trovano le persone – spiega –. L’obiettivo è quello di creare uno spazio aperto per domande, dubbi, ringraziamenti e speranza”. Sono circa 20 i parrocchiani che si sono messi a disposizione per conversare con chi aspetta di salire in cima al campanile. “Non si deve necessariamente parlare – sottolinea sr. Katharina – si può anche accendere una candela e recitare una preghiera, oppure prendere dei biglietti con versetti biblici e preghiere che abbiamo preparato in varie lingue”.