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Un cavaliere scende da cavallo, vince il ribrezzo, abbraccia un lebbroso e lo bacia. È lì che comincia la conversione di Francesco. Ed è lì che affonda le radici la Comunità San Francesco onlus di Monselice, che nei giorni del santo di Assisi torna a celebrare il Transito per le strade della città – sabato 3 ottobre alle 20 – per la prima volta dopo gli anni del Covid.
Nata nel 1980 dall’intuizione di tre giovani frati della basilica del Santo di Padova, la comunità risponde a un bisogno che il territorio non sa ancora affrontare. «Le dipendenze si conoscevano – spiega fra’ Alberto Tortelli, guardiano dei cinque frati minori conventuali che vivono in comunità – ma si sapeva ben poco su come affrontarle». All’inizio chi viene accolto vive dentro il convento, accanto ai frati. Poi la proposta si fa sempre più professionale: dal 2018 la direzione passa in mani laiche, con la direttrice Monica De Angeli.
Una novantina, oggi, gli ospiti: giovani, adulti, un piccolo gruppo di religiosi in difficoltà e mamme con una ventina di bambini, dai pochi mesi ai sei anni. Droghe, alcol, «qualcosa di molto antico per la nostra terra veneta», ma anche gioco d’azzardo e internet. Una parte della comunità abita ora l’ex convento di San Giacomo, ristrutturato. Per vincere lo stigma i frati incontrano scuole e gruppi giovanili.
«Il nostro stile nasce dal vissuto di Francesco – racconta padre Tortelli – nel Testamento scrive che dopo l’incontro con il lebbroso “ciò che mi sembrava amaro mi si trasformò in dolcezza di anima e di corpo”». Tanto che il noviziato dei suoi frati, Francesco lo voleva nel lebbrosario: accanto agli ultimi.
Stretto anche il legame con la parrocchia di San Giacomo. Le ragazze della comunità fanno volontariato alla casa di riposo e alla sagra, mentre i bambini partecipano al grest. «Per chi ha vissuto esperienze traumatiche – osserva don Alessandro Fusari, parroco di San Giacomo – ricostruire la fiducia in se stessi richiede che qualcuno creda in te».
Sabato 3 ottobre, allora, la festa che riunisce ospiti, familiari, lavoratori, volontari, benefattori e sacerdoti della zona: testimonianze, messa di ringraziamento, pranzo e giochi con i bambini, e la sera il Transito insieme alla parrocchia. «Quello di Francesco non è mai un messaggio triste – conclude fra’ Alberto Tortelli – è letizia, perfetta letizia, condivisione e fraternità».