Mosaico
Venerdì 2 ottobre alla Facoltà Teologica del Triveneto un incontro sulla celebre disputa che divise l’umanista e il riformatore: quanto conta la libertà dell’uomo davanti alla salvezza? Ne discutono Franco Buzzi, Giorgio Ruffa e Sergio Gaburro, nell’ambito della Fiera delle Parole
Padova – Cinquecento anni fa Erasmo da Rotterdam e Martin Lutero si scontrarono su una domanda che ha attraversato tutta la storia del pensiero occidentale: che cosa può fare l’uomo, con le sue sole forze, per la propria salvezza? A quella controversia è dedicato l’incontro “Quale libero arbitrio? Lutero ed Erasmo in dialogo”, in programma venerdì 2 ottobre alle 18 nell’Aula Tesi della Facoltà Teologica del Triveneto, in via Seminario 7.
Al tavolo siederanno il filosofo Franco Buzzi, curatore del volume da cui nasce l’iniziativa, il filosofo Giorgio Ruffa, membro dell’Accademia di Studi Luterani in Italia, e il teologo Sergio Gaburro della Facoltà Teologica del Triveneto. A moderare sarà Giulio Osto, teologo dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Padova.
L’appuntamento è promosso dall’Accademia di Studi Luterani in Italia (ASLI) con l’ISSR di Padova e fa parte del festival letterario “La Fiera delle Parole”. L’occasione è l’uscita del libro edito da Rosenberg & Sellier nel 2025, che raccoglie in un unico volume “Il libero arbitrio” di Erasmo (1524) e “Il servo arbitrio” di Lutero (1525).
La disputa si aprì nel 1524, quando Erasmo, dopo molte esitazioni e su pressione delle più alte autorità ecclesiastiche e politiche dell’epoca, diede alle stampe il De libero arbitrio. Lutero replicò l’anno successivo con il De servo arbitrio. Il nodo, però, non era la libertà di scegliere nelle faccende quotidiane, che nessuno dei due metteva in dubbio. La questione era più radicale: l’uomo può contribuire da sé alla propria salvezza?
È qui, spiega Buzzi, che va evitata una lettura semplificata. Non si discute se l’uomo sia libero in senso generale, ma se la sua libertà abbia di per sé un’efficacia salvifica davanti a Dio. Per Lutero la risposta è no: il peccatore non può avviare da solo il cammino verso la salvezza, ed è soltanto la grazia di Dio, incontrata in Cristo, a liberare la volontà e a renderla capace di rispondere. Una posizione che si richiama a san Paolo e a sant’Agostino e alla loro critica del pelagianesimo, la dottrina secondo cui l’uomo potrebbe salvarsi con le proprie forze.
Anche per questo la contrapposizione tra un Erasmo “cattolico” e un Lutero “eretico” regge poco. Dopo il Concilio di Trento gli scritti teologici di Erasmo finirono censurati e messi all’Indice dei libri proibiti. Sul tema della giustificazione, invece, cattolici e luterani si sono progressivamente avvicinati nel corso del Novecento, fino alla Dichiarazione congiunta del 1999, che riconosce il primato della grazia nella salvezza.
Ma la questione non è soltanto storica. In una cultura che tende a pensare l’individuo come del tutto autonomo e artefice di se stesso, la prospettiva luterana ricorda la condizione dell’uomo come creatura, che non fonda la propria esistenza solo sulle proprie capacità e riceve la propria libertà dentro una relazione che lo precede. È da qui che il dibattito tra libero e servo arbitrio continua a parlare al presente.
L’ingresso è libero (fermata tram “Prato della Valle”). L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sui siti www.studiluterani.it e www.issrdipadova.it. Per informazioni: segreteria@issrdipadova.it, tel. 049 664116 (dal mercoledì al venerdì, 10-13 e 15-18).