Chiesa | Diocesi
Coloro che, arrivando a Padova in treno e incamminandosi verso il centro città, passino davanti alla basilica del Carmine e gettino, anche di sfuggita, uno sguardo alla sua facciata, noteranno subito una semplice ma significativa accortezza: ogni mattino, le porte dell’edificio sono aperte. E chi di questi avrà anche la pazienza di soffermarsi, di sbirciare all’interno e di entrare in chiesa, si troverà presto di fronte a un prezioso tesoro nascosto, nel cuore della città. Sopra l’altare, infatti, accoglie i fedeli, vegliando sulla basilica, l’effige sacra della Madonna dei Lumini.
L’affresco, opera di Stefano dall’Arzere, era stato originariamente realizzato per decorare il portico di palazzo Salvazzi, nei pressi di piazza Capitaniato. Quando però, nel 1576, durante una terribile pestilenza, i fedeli della città cominciarono a maturare per il dipinto una forma di devozione, emersero anche i propositi di spostare l’effige in un luogo più consono alla preghiera votiva. Sarà infine padre Felice Zuccoli, provinciale dei Carmelitani, con l’appoggio del capitanio Alvise Zorzi, a rendere possibile, quello stesso anno, il trasferimento dell’affresco presso la basilica del Carmine, con miracolose conseguenze per Padova, che nel giro di pochi giorni vedrà esaurirsi l’epidemia.
Ancora oggi, a 450 anni dall’episodio, la parrocchia e la città celebrano la ricorrenza, rinnovando la propria devozione alla Vergine. «Ogni anno, – spiega Mauro Zabeo, vicepresidente del consiglio parrocchiale per la gestione economica – la seconda domenica di ottobre ci riuniamo per celebrare l’eucarestia e pregare, in processione, nel chiostro. L’11 ottobre, alla messa delle 19, è con noi anche il vescovo Claudio, per festeggiare il 450° anniversario dell’istituzione di questa pratica votiva».
Dopo aver presieduto la messa, il vescovo accompagna i fedeli in processione lungo le vie del quartiere, dando inizio all’anno commemorativo, che vedrà auspicabilmente il proprio culmine con una seconda più ampia processione, per le vie cittadine.
«Celebrare oggi la Madonna dei Lumini, così chiamata per i ceri votivi che da sempre le vengono consegnati – spiega Zabeo – non significa solo ricordare un evento – pur miracoloso – del passato; vuole invece essere una testimonianza dello sguardo d’amore che la Madonna continua a rivolgere a tutti noi. L’esposizione, durante la processione, dello stendardo con una riproduzione dell’effige della Vergine ha proprio questo valore: è l’immagine di una Chiesa che tiene le porte aperte, che esce per le strade della città e che incontra tutti con il proprio sguardo misericordioso».