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Ha ancora senso accompagnare i genitori? Bella domanda! È un interrogativo che, come équipe, ci siamo posti spesso negli ultimi mesi. Dopo aver ascoltato le reazioni dei genitori, riflettuto sulle motivazioni che ci spingono a investire tante energie, letto i nuovi Orientamenti per la catechesi, la risposta è arrivata chiara: sì. Ha ancora senso. Anzi, forse oggi ne ha ancora di più.
La prima motivazione ci viene dal pensiero raccolto dai genitori che partecipano agli incontri di catechesi: «Grazie per la possibilità che ci offrite di condividere e di confrontarci sui valori che fondano la vita e l’educazione dei nostri figli; grazie per donarci la possibilità di riaprire le grandi domande di senso che ci abitano. Questo è rimasto l’unico luogo dove poterlo fare».
Dinanzi alla complessità della realtà odierna, la comunità cristiana può offrire ai papà e alle mamme uno stile di accompagnamento non giudicante e accogliente, un luogo di sollievo per la loro umanità che sappia parlare al loro vissuto riconoscendo e comprendendo le loro fatiche.
L’accompagnamento dei genitori ha senso perché può offrire qualcosa che, nella frenesia della vita quotidiana, diventa sempre più prezioso: un momento per fermarsi. Un momento per respirare, ascoltare e stare insieme. Un’esperienza dove ascoltare una Parola che va oltre la quotidianità, che apre nuovi orizzonti e diventa luce per le scelte di vita. Un cammino per riscoprire la propria fede… oppure, perché no, scoprirla per la prima volta.
E non da ultimo: sperimentare la vicinanza e la compagnia di una comunità presente, pronta a camminare insieme. Una comunità che può offrire sostegno e aiuto nel compito, non sempre semplice, di dare luce a tutta l’esistenza dei propri figli.
È un impegno che può anche spaventare perché accompagnare richiede tempo, disponibilità, impegno. Ma è proprio qui che emerge la parte più bella. Quando accompagni qualcuno, gli cammini accanto, condividi con lui un pezzo di strada, scopri qualcosa di inaspettato: ricevi molto più di quanto pensavi di poter donare.
Accompagnare non significa avere tutte le risposte. Significa esserci. Camminare insieme. E, insieme, lasciarsi sorprendere dal Signore.
Alla domanda iniziale, don Alessandro Martello, parroco di Santa Maria Annunziata ad Albignasego, risponde, con convinzione: «È necessario». È una chiara indicazione che ci viene dagli Orientamenti per la catechesi, frutto del lavoro delle parrocchie di questi anni. Nel paragrafo “Attenzioni di fondo” viene indicata “la centralità dell’adulto”. Si tratta di una “fatica pastorale” necessaria, paziente, che non ci deve scoraggiare. Dobbiamo saper accettare anche i nostri “insuccessi” nei cammini di fede, convinti che lo Spirito Santo operi e rinnovi le nostre comunità cristiane.
C’è bisogno di una “svolta” di mentalità e di atteggiamento che richiede tempi lunghi e senza fretta. Dobbiamo aiutare i genitori a comprendere che la partecipazione agli incontri è una grande opportunità per loro, per “riscoprire” la propria fede, per “ri-cominciare” un cammino spirituale, il più delle volte abbandonato. Non va più vissuta solo perché i figli devono ricevere i sacramenti. Non si può separare l’educazione alla fede dei figli dal resto della vita: si educa insieme, lasciandoci educare. Non dobbiamo mai dimenticare che è la comunità che educa alla fede: si cresce insieme, mai da soli.
Affermativa è anche la risposta di Andrea Rossanese, padre di due ragazzi che hanno vissuto il cammino di iniziazione cristiana. «Sì, ha ancora senso accompagnare i genitori mentre i figli procedono nel loro percorso, ma solo nella misura in cui essi vengono accompagnati in quanto adulti». Infatti, è l’adulto il soggetto che una comunità cristiana ha il dovere di accompagnare nel suo cammino, indipendentemente dal fatto che sia genitore o no.
Capita che i genitori colgano questa proposta più come un obbligo, un’imposizione, un “pedaggio” da pagare – al parroco o al catechista – per i sacramenti del figlio, anziché come opportunità per crescere nella fede. Purtroppo, ciò che più di tutto si è perso è il senso dell’importanza che la vita di fede ha nella vita di una persona. Altre agenzie educative si sono a poco a poco sostituite alla parrocchia nell’offerta di uno spazio umano di condivisione e gli adulti/genitori per primi e, a ruota, anche i ragazzi, stanno maturando sempre più la percezione che si possa vivere anche senza la domenica vissuta nell’ambito della comunità cristiana.
A noi il compito di osare la fiducia e cambiare lo sguardo per essere annunciatori “oltre ciò che appare”. Soltanto così scopriremo la ricchezza e la grazia che il Signore ci dona.