Fatti
Il verdetto di un percorso durato anni sta per arrivare: domenica 25 e lunedì 26 ottobre i cittadini di Granze e Sant’Elena saranno chiamati a decidere se unirsi nel nuovo Comune di Atesia. La Giunta regionale ha infatti fissato il referendum consultivo, passaggio decisivo dopo lo studio di fattibilità, gli incontri pubblici e l’iter in Regione. Sulla scheda si potrà rispondere sì o no al quesito sull’istituzione del nuovo ente. «A decidere saranno esclusivamente i cittadini. Il referendum è lo strumento più democratico possibile e rappresenta il naturale approdo di un percorso partecipato e trasparente», sottolineano i sindaci Damiano Fusaro e Valentina Businarolo. I due amministratori respingono così le critiche di chi ritiene che la scelta sia già stata fatta: «Da oltre un anno stiamo incontrando la popolazione, organizzando serate informative e raccogliendo osservazioni».
Il progetto coinvolge circa 4.500 abitanti: 2.550 a Sant’Elena e 1.900 a Granze. Dopo precedenti tentativi di fusione con altri Comuni confinanti, Sant’Elena ha trovato in Granze un interlocutore con cui esiste già una collaborazione: i due paesi condividono il parroco, organizzano iniziative insieme e affrontano le stesse difficoltà negli uffici, a partire dalla carenza di personale. A queste si aggiunge il calo delle nascite, che rende più urgente il confronto sul futuro dei servizi e delle comunità. Fusaro porta l’esempio di Granze: nel 1950, anno di nascita di suo padre, i nuovi nati erano quaranta, quest’anno sono sei. Un cambiamento che pesa sulle prospettive del paese e sulla possibilità di mantenere servizi e occasioni di incontro per i più giovani.
«Oggi è fondamentale riuscire a fare squadra e avere risorse per i nostri territori», spiegano i due sindaci. «Unendoci, potremmo disporre di 500 mila euro l’anno per quindici anni, una cifra che potrebbe significare numerosi servizi aggiuntivi. La fusione non è la soluzione miracolosa a tutti i problemi, ma rappresenterebbe un supporto importante per avviare progettualità che oggi non possiamo nemmeno immaginare».
Il nome Atesia, che richiama Atheste, l’antico nome di Este, è stato scelto con un referendum dai cittadini la scorsa primavera, risultando il più votato in entrambi i paesi.
Se prevarrà il sì al nuovo referendum, resterà necessario il passaggio in Consiglio regionale. Da gennaio poi, un commissario accompagnerebbe le due amministrazioni fino alle elezioni del sindaco del nuovo Comune, attese in primavera. In caso di bocciatura, Fusaro annuncia invece una scelta personale: «Se non dovesse passare il referendum, darò le dimissioni. I piccoli paesi sono belli, ma non sono funzionali a causa della macchina burocratica insostenibile».
Attivo da inizio anno, il “Comitato no fusione – Granze con Sant’Elena – Martino Rosa”, promosso anche da ex amministratori locali, porta avanti le proprie istanze in difesa di autonomia e identità del paese. Teme la perdita del nome e dei simboli comunali e contesta il mancato sondaggio preliminare tra i cittadini. Ritiene possibile garantire buoni servizi con le risorse esistenti e propone gestioni associate e unioni di Comuni, senza rinunciare all’autonomia delle due amministrazioni.