Mosaico
Si chiama SicuraMente ed è il percorso culturale ideato da Fondazione Giulia Cecchettin e Zelda Teatro, con il contributo della Regione del Veneto e la collaborazione di Rete Sicura. Al centro c’è il teatro come strumento educativo, culturale e relazionale.
L’iniziativa è rivolta alle scuole secondarie di secondo grado per accompagnare studenti e studentesse in una riflessione sul rispetto, sugli stereotipi di genere e sulla violenza contro le donne: durante il percorso, studenti e famiglie assisteranno allo spettacolo Noi – Credevo fosse amore, per riflettere criticamente sul proprio ruolo nella costruzione di relazioni libere, sane e rispettose.
«Dialogare con le nuove generazioni significa imparare a parlare la loro lingua, fatta anche di creatività e intrattenimento – ha affermato Gino Cecchettin, presidente di Fondazione Giulia Cecchettin, alla presentazione del progetto a Venezia a Palazzo Balbi – Il teatro, più di altre forme culturali, è capace di creare una relazione diretta tra il palco e la platea, una partecipazione collettiva e una dimensione di socialità che diventano parte stessa dell’esperienza. Non basta informare ragazze e ragazzi: occorre creare le condizioni perché possano sentirsi coinvolti e diventare protagonisti del dialogo. Temi come l’educazione affettiva, il rispetto, la parità tra i generi e la prevenzione della violenza sulle donne raggiungono più profondamente chi è giovane quando si offrono spazi adeguati per porre domande, esprimere dubbi, confrontarsi e aprirsi senza timore».
Il progetto nasce nell’ambito della campagna regionale “Sicura, Rete Regionale del Veneto per il sostegno alle donne” e intende contribuire alla costruzione di una cultura condivisa della non violenza, della parità e della responsabilità collettiva. «La violenza contro le donne – ha detto l’assessora regionale al Sociale e alla Famiglia Paola Roma – si combatte con la prevenzione lavorando sulle relazioni, sul rispetto, sulla capacità di riconoscere i segnali e di chiedere aiuto. È questo il senso di un progetto come SicuraMente, che attraverso la co-programmazione e co-progettazione fa rete sul territorio».
L’iniziativa non si limita solo alla visione dello spettacolo Noi – Credevo fosse amore, ma si articola in tre fasi pensate per dare continuità al lavoro educativo e accompagnare ragazze e ragazzi prima, durante e dopo l’esperienza teatrale. Il percorso coinvolgerà docenti, referenti scolastici e anche le famiglie insieme alle realtà territoriali impegnate nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere. «La scuola è uno dei luoghi in cui è possibile arrivare prima, quando ancora c’è la possibilità di mettere in discussione stereotipi, comportamenti e modelli di relazione – ha affermato l’assessora regionale all’Istruzione e alla Cultura Valeria Mantovan – Per questo considero particolarmente importante che SicuraMente coinvolga 29 istituti, 203 classi e oltre quattromila ragazze e ragazzi».
«Abbiamo voluto creare uno spettacolo che riguardasse davvero tutti, in cui ciascuno, a prescindere dal genere, potesse ritrovare qualcosa che lo riguarda – ha esplicitato Filippo Tognazzo, autore e regista dello spettacolo prodotto da Zelda Teatro con Fondazione Giulia Cecchettin ETS – Abbiamo scelto di concentrarci sui temi del conflitto, della consapevolezza e dell’ascolto, per lasciare alla platea un messaggio positivo e invitare ciascuno a fare la propria parte nella costruzione di una cultura in cui la violenza scompaia, lasciando spazio al dialogo. Grazie all’impegno condiviso con Fondazione Cecchettin, Rete Sicura e Regione del Veneto, siamo riusciti a creare un’opera che coniuga rigore metodologico e qualità artistica. Credo sia stato fatto un lavoro straordinario, capace di mettere insieme pubblico, privato, associazionismo e professionisti dello spettacolo. Siamo orgogliosi che il teatro, arte di comunità, sia stato scelto come strumento di riflessione e crescita sociale». Nello spettacolo, gli attori Ludovica Ferraro e Riccardo Rampazzo raccontano le vicende di due giovani, Lui e Lei, intrecciando le loro storie alle voci di persone che fanno parte delle loro vite: amici, familiari, insegnanti, psicologi e operatori. Il racconto affronta temi quali conflitto, senso del limite, rispetto e ascolto reciproco, in un percorso di crescita verso la consapevolezza. Al termine un momento di dialogo con Gino Cecchettin e Filippo Tognazzo
Il progetto prevede tre fasi: un incontro di due ore settimanali nelle classi aderenti per introdurre i temi; la visione dello spettacolo; un incontro di approfondimento, rielaborazione e confronto guidato. Lo spettacolo sarà in scena a Vicenza (il 16 novembre), a Rovigo (il 22 dicembre), a Venezia (il 2 febbraio) a Padova (il 18 febbraio) e a Treviso (il 31 marzo). Altre date sono in via di definizione.