Storie
Ci sono storie che non si misurano in giorni, ma in rintocchi. Storie in cui il tempo umano si intreccia con quello eterno del bronzo e della pietra. Quella di Adriano Bianco è una di queste. Classe 1948, residente a Pievebelvicino, provincia di Vicenza, Adriano custodisce da oltre mezzo secolo un legame viscerale con la comunità di San Pietro Valdastico. Ogni fine settimana compie un viaggio che va oltre l’abitudine: è un atto di devozione, svolgendo a titolo gratuito il servizio di sacrestano e campanaro nella monumentale chiesa parrocchiale.
Un impegno nato per caso in un caldo pomeriggio d’estate. «Tutto è cominciato il 6 agosto 1975 – racconta Bianco – Ero in piazza con mio figlio di otto mesi in braccio. Sento una voce che mi chiama: era Maria, la sacrestana ottantenne. Mi disse: “Adriano, mi fai un piacere? Ho un funerale e devo preparare il catafalco. Mi dai una mano?”. Le risposi di sì, le chiesi di tenermi il bambino e andai. Finito il lavoro, Maria mi chiese un altro aiuto: “Se resti al funerale per aiutarmi, porto io a casa tuo figlio”. Così mi cambiai i vestiti e corsi in chiesa. Fu allora che mi disse: “Adesso ti insegno a suonare le campane”. Erano elettriche, e mi spiegò tutto il procedimento dei suoni. Da allora sono passati 51 anni».
In questo mezzo secolo Adriano è diventato il punto fermo di una parrocchia che affonda le sue radici in un passato antichissimo. Le prime testimonianze documentali della parrocchiale risalgono infatti al 14° secolo, quando la chiesa di San Pietro aveva già la cura delle anime per la zona circostante. Nella sacrestia si muove con assoluta dimestichezza, tra paramenti sacri, calici, patene, turiboli e incenso, ma con la delicatezza e il rispetto di chi sa che sta svolgendo un servizio sacro, a servizio della liturgia.
«In questi anni ho cambiato sei parroci, tre amministratori parrocchiali, un collaboratore festivo e un diacono» riflette Adriano, testimone della storia recente di un edificio sacro che fu interamente ricostruito nel 1587, ma fu solo verso la fine dell’Ottocento, con l’aumento della popolazione, che si provvide all’innalzamento della struttura che si può ammirare oggi. La maestosità della chiesa cammina di pari passo con la sua torre, ma far cantare il bronzo richiede un’anima. «Fin da piccolo ho avuto la passione per le campane – confessa – A sei anni mi alzavo alle 5.30 con mio nonno, anche lui campanaro per quarant’anni in un altro paese, per suonare il Padre nostro a corda. Più grandicello ho iniziato a suonare in concerto con i campanari e poi mi hanno insegnato il “campanone”, facendo l’allegrezza in cima al campanile muovendo i battagli a mano».
Una manualità preziosa, risonante in una torre campanaria che ha subìto profonde trasformazioni. Nel Cinquecento la chiesa possedeva solo un campanile a vela con due pilastri sopra il tetto della facciata. Nel 1647 conteneva due campane e una campanella in un piccolo capitello ligneo. Date le precarie condizioni, la torre venne ricostruita ex novo tra il 1763 e il 1768, anni dopo la benedizione, da parte del cardinale Barbarigo (nel 1723), della campana maggiore per il nuovo concerto.
Con il rifacimento ottocentesco della chiesa, anche il campanile fu completato nelle forme attuali, diventando con il vicino municipio il punto di riferimento per la comunità. Sotto quella torre, la vita di Adriano Bianco si è legata agli affetti più cari: lì ha sposato Maria Ampelia, figura indimenticabile scomparsa quattordici anni fa e zia dell’attuale vicesindaco di Valdastico, Nicola Sella. Ed è proprio al nipote Nicola che Adriano ha trasmesso questo antico sapere: «Gli ho insegnato l’arte e spero che questa tradizione rimanga per sempre. Si suona alla vigilia del patrono san Pietro e del 15 agosto per la festa dell’Assunta e dell’emigrante, dove nella cappella di Santa Croce si celebra la messa solenne. Quest’anno abbiamo suonato anche per il 60° di sacerdozio di don Fernando Lorenzi, attuale collaboratore pastorale a San Pietro Valdastico, Lastebasse e Pedescala».
Una vita per il bene comune, quella di Adriano Bianco, che gli è valsa la cittadinanza onoraria di Valdastico e che lo ha visto presidente della pro loco per undici anni: «Oggi abbiamo un direttivo di volontari da dieci e lode, mai stanchi di lavorare e sempre presenti alle festività».
Fine settimana dopo fine settimana, dal lontano 1975, Adriano svolge questo prezioso servizio e, spesso aiutato dal nipote Nicola, contribuisce a mantenere viva la voce del paese.

Adriano Bianco ha accompagnato il servizio di ben sei parroci: don Francesco Zago nel 1975, don Romeo Martello dal 1975 al 1992, don Pietro Grinzato dal 1993 al 2007, don Ruggero Ferrazzi dal 2007 al 2011, don Francesco Alberti dal 2012 al 2017 e dal 2017 a oggi don Sergio Stefani. Tra i collaboratori festivi per molti anni ci sono stati don Carlo Broccardo e oggi don Fernando Lorenzi.
«Il compito del sacrestano, come si sa, è molto particolare: richiede serietà, perché si è a contatto con il mistero della liturgia, collaborazione con i sacerdoti, accoglienza e delicatezza con i fedeli». A parlare così è don Sergio Stefani, parroco dal 2017 di San Pietro Valdastico, Lastebasse e Pedescala, nella collaborazione pastorale Astico, che accompagna le tre parrocchie in un percorso di profonda sinergia, dove le forze si uniscono per mantenere accesa la vita cristiana e civile del territorio. «Vedo presenti in modo spiccato queste qualità proprie del sacrestano in Adriano Bianco, che svolge da tanti anni il suo servizio in questa comunità. In aggiunta, Adriano esprime sempre tanta cordialità con tutti, conoscendo uno a uno tutti i paesani e questo gli è ricambiato dalla stima e dall’amicizia di tutta la comunità».