Storie
I Santuari antoniani di Camposampiero, a una ventina di chilometri a nord di Padova, sono meta continua di visite, pellegrinaggi e ritiri spirituali. Lo scorso 3 ottobre si è celebrato il centesimo anniversario della consacrazione della chiesa – il santuario della Visione – che è dedicato ai santi Giovanni Battista e Antonio. È stato un giorno di grande festa per i numerosi fedeli e amici di questo luogo, che si trova nel territorio della Diocesi di Treviso, e per i frati minori conventuali che lo custodiscono con amore e dedizione.
«Il centenario della dedicazione della chiesa si inserisce nell’anno in cui si celebra l’ottocentesimo della morte di san Francesco d’Assisi – sottolinea padre Ferdinando Spimpolo, guardiano e rettore dei Santuari antoniani – La costruzione del santuario risale ai primi anni del Novecento, si attese poi una data importante per inaugurarlo, il 3 ottobre 1926, che coincise con il settecentesimo della morte del Poverello, il cui transito fu tra il 3 e 4 ottobre 1226 (con la festa liturgica fissata il 4). Prima dell’attuale chiesa ne era presente una più piccola, piuttosto diroccata poiché i frati, che in questo luogo erano presenti fin dal 1200, se ne andarono ai tempi della Serenissima».
Frate Antonio arrivò qui poco dopo la metà del maggio 1231, desideroso di quiete e di preghiera: aveva 36 anni. In questo luogo, secondo la tradizione, ebbe la visione del Bambino Gesù e si fece costruire una celletta su un grande noce. Sempre da qui, partì poche settimane dopo, morente, per essere portato a Padova. Morirà alle porte della città, all’Arcella, di venerdì, il 13 giugno 1231.
I frati minori rimasero a Camposampiero fino al 1334, finché ebbero il patrocinio della famiglia dei conti Tiso, che li aveva protetti, e forse anche a causa della pestilenza. Vi ritornarono quasi un secolo dopo, nel 1426, e rimasero fino al 1769 poiché il convento venne soppresso da parte della Repubblica Veneta. Vi si ristabilirono definitivamente a fine Ottocento attivandosi per ricostruire la chiesa: la prima pietra venne posata nel 1906; ci vorranno poi due anni per completare l’opera.
La visita ai Santuari antoniani è oggi un’esperienza che riempie lo spirito di bellezza, molti fedeli portano nel cuore questo luogo frequentato per le celebrazioni eucaristiche, per le confessioni, per una passeggiata fino al santuario del Noce o per qualche acquisto nel negozio di oggetti religiosi. Da qui, in tanti periodi dell’anno, partono pellegrinaggi a piedi fino alla basilica del Santo o al santuario dell’Arcella. All’interno della chiesa, tra altari, statue, opere preziose (come la bellissima pala dell’abside che raffigura l’apparizione di Gesù a sant’Antonio, tra gli angeli), reliquie, vetrate istoriate, si trova la suggestiva “Cella della visione”.
All’esterno, accanto al santuario del Noce, che si raggiunge attraverso un viale alberato o percorrendo il giardino che custodisce i sei gruppi bronzei dello scultore Romeo Sandrin, sorge il monastero delle clarisse. Dal 2000, nei locali precedentemente occupati dal Seminario minore trevigiano, ha preso avvio l’attività della casa di spiritualità – l’Oasi sant’Antonio – che accoglie persone e gruppi per esercizi spirituali, cammini di fede e formazione umana e cristiana.
«In occasione di questo centesimo anniversario della consacrazione del santuario della Visione e per l’ottocentesimo di san Francesco, abbiamo organizzato una serie di appuntamenti speciali – prosegue padre Spimpolo – Tra questi, una mostra sulla storia di questo luogo rimasta esposta fino a metà ottobre e che ora sarà collocata in una sala accanto al negozio. Sono in programma, poi, tre eventi: il 24 ottobre, il concerto in chiesa “Cantare Francesco”, con la corale della basilica del Santo; il 14 novembre, una serata dedicata alle figure di due frati in odore di santità, Placido Cortese e Girolamo Biasi; il 7 dicembre, infine, lo spettacolo “Francesco di terra e di vento”, presentato dal Teatro minimo di Bergamo. Nel 2027 inizierà inoltre il quinquennio di sensibilizzazione in vista degli ottocento anni della morte di sant’Antonio, che si celebreranno il 13 giugno 2031».

Con la costruzione della nuova chiesa nel 1906, la “Cella della visione” venne incorporata nella struttura e trasformata in cappellina. Durante i lavori apparve un’iscrizione con la data 1612 che recitava: «Qui la santa cella del beatissimo padre Antonio di Padova. Qui anche l’altare sul quale era solito offrire il sacrificio a Dio onnipotente. Questa memoria i frati posero per devozione». Visitare la cella è un’esperienza spirituale molto forte: una nicchia al piano terra accoglie due reliquie del santo; sul pavimento, attraverso un vetro, si scorgono i resti dell’antica pavimentazione del 1600 e, più in profondità, i residui delle fondamenta dell’antica chiesa. Salendo la scalinata, ci si trova dinanzi alla cella con al centro la tavola di sant’Antonio sulla quale si crede abbia dormito: su di essa c’è l’immagine a grandezza naturale del santo, dipinta da Andrea da Murano nel 1486.
Si trova nel luogo dove sorgeva un albero di noce sul quale era stata costruita una celletta usata da sant’Antonio come eremo di preghiera e contemplazione. All’interno, un prezioso ciclo di affreschi raffigura i miracoli più importanti operati dal santo.