Idee
L’avevamo constatato, giorni or sono, in occasione degli atti delinquenziali compiuti dal gruppo di amici nelle scorribande a Roma con la macchina elettrica e ora lo rileviamo nuovamente dopo i fenomeni di vandalismo ad opera anche di minorenni per le strade di Milano. Quello che sconcerta è la totale sorpresa dei genitori di fronte ai reati compiuti dai loro figli. Ci immedesimiamo in quei padri e quelle madri che sono chiamati in Questura a rispondere per loro figlio fermato e che non sanno come spiegarsi l’accaduto. A differenza di quanto si potrebbe supporre superficialmente, le famiglie da cui provengono questi ragazzi non sono tutte indigenti, né tanto meno malavitose, in numerosi casi si potrebbero definire famiglie “normali”. A maggior ragione, è evidente che – una volta condannata fermamente ogni forma di violenza e danneggiamento della cosa pubblica – sia necessario interrogarsi sulle cause di questo disagio di una generazione di adolescenti che non è intercettato, conosciuto e capito dagli adulti di riferimento. Che cosa impedisce oggi ai genitori di riuscire a vigilare sulla vita dei loro figli? Perché si è interrotto il dialogo intergenerazionale? Ancora una volta si evidenzia, con urgenza, la necessità di creare le condizioni di attenzione e di fiducia perché i ragazzi parlino e si aprano con i loro genitori e li considerino degni di stima e di emulazione. Sì, perché gli adulti, per essere ascoltati ed imitati, devono essere credibili. Più di molte prediche, che spesso risultano l’unica modalità comunicativa e per questo inefficace, vale l’esempio. È la testimonianza vissuta di valori come il rispetto per tutto ciò che ci circonda e la premura nei confronti del prossimo che indirizza i giovani a comportarsi nello stesso modo. Privi dell’esempio genitoriale, i ragazzi subiscono, senza alcun antidoto, i condizionamenti e i messaggi provenienti dalla Rete e dai social. Il mondo virtuale pullula di inviti alla violenza, alla sopraffazione, alla necessità di primeggiare attraverso il possesso di cose apparentemente necessarie per definire uno status. Risulta piuttosto automatico passare dallo schermo del proprio smartphone alla vita reale, senza rendersi conto della differenza sostanziale. Non si può delegare solo alla scuola il compito formativo, ogni famiglia dovrebbe riuscire a farsi carico dell’educazione dei figli, in ogni fascia d’età, creando gli spazi opportuni per la condivisione e il confronto. Più che vietare l’uso del telefonino, sarebbe opportuno fare in modo che esso non sia l’unica “agenzia di comunicazione” e perché questo avvenga è necessario investire tempo ed energie per stare con i propri ragazzi e rendersi disponibili alla condivisione anche superando le resistenze iniziali. Quanto sarebbe prezioso che padri e madri ottengano la disponibilità dei figli a fare conoscenza con i loro amici e le persone che frequentano! Confrontarsi anche sulle grandi domande della vita e sul suo senso non dovrebbe essere un’utopia irrealizzabile, ma qualcosa di concretamente fattibile. Sappiamo che questo è un compito oneroso per i genitori e che spesso la singola famiglia si sente persa e disarmata. È per questo motivo che, anche in ambito ecclesiale, vanno favorite tutte le iniziative volte a creare dei gruppi famigliari in cui sia possibile unire le forze, comparare le situazioni e convergere su modalità comuni per essere protagonisti nel cammino di crescita dei figli. Risulta sempre più evidente che a fianco della crescita nella fede, le famiglie cristiane possono unirsi per coltivare la formazione umana, anche attraverso il coinvolgimento di professionisti esperti. Nel caso di itinerari più tortuosi rispetto alla norma, quando le difficoltà sembrano primeggiare, è bene ricordare che esistono sul territorio numerosi Consultori famigliari che mettono a disposizione esperienze e competenze specifiche. Si tratta di realtà che permettono alle famiglie di non sentirsi sole e di poter trovare soluzioni che queste ultime al loro interno non trovavano.
Di fronte ai fenomeni di devianza di questi giorni è importante che a fianco delle misure repressive messe in campo dal Governo, tutta la società civile si senta responsabilizzata a trovare delle risposte nel grande ambito della prevenzione e della formazione