Idee | Lettera.D
«Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo» (Lv 19,2). Questa esortazione del Levitico risuona con forza particolare il 1° novembre di ogni anno, quando siamo chiamati a celebrare la solennità di Tutti i Santi, coloro i quali hanno sperimentato una peculiare amicizia con Dio. Quella che tradizionalmente chiamiamo la festa di Ognissanti non è una semplice ricorrenza sul calendario, ma un invito diretto a riscoprire la vocazione alla santità che appartiene a ciascuno di noi. Si tratta di una chiamata capace di rinnovare profondamente il nostro rapporto con Dio, lasciandoci guidare dal suo amore per diventare, nella vita di ogni giorno, un segno vivo e credibile della sua presenza.
Eppure, da questo invito alla santità universale emergono due aspetti chiave: se da un lato si tratta di un dono di Dio, dall’altro richiede una risposta da parte dell’uomo. Una risposta che non si traduce in una vita da “supereroi”, come si potrebbe credere, ma in un’esistenza intimamente legata a Lui. In questo senso, la santità si rivela come la vera luce della Chiesa: non riguarda persone eccezionali, ma testimoni credibili. Lo illumina bene una Colletta del Messale Romano, laddove recita: «O Dio, nella testimonianza dei santi doni segni sempre nuovi del Tuo amore». I santi diventano così la prova vivente dell’amore del Padre, figure nelle quali «Dio manifesta vividamente agli uomini la sua presenza e il suo volto», come ci ricorda anche la Lumen Gentium (n. 50).
In questa festa il nostro sguardo si volge verso questi autentici testimoni della fede, riconosciuti come tali dal popolo di Dio, ancor prima del pronunciamento ufficiale della Chiesa. Ciascun santo è iscritto in un tempo preciso, eppure ne oltrepassa i confini per raggiungere epoche lontane, nelle quali la sua memoria viene tramandata e imitata. A lui ci si affida per chiedere l’intercessione presso Dio nei momenti di difficoltà, per problemi di salute o di altre necessità. Questo legame con il tempo – e quindi con la storia – mantiene viva e attuale la devozione nei loro confronti anche nella nostra contemporaneità.
Lo dice bene anche papa Leone XIV, in un recente discorso del 21 ottobre: «Il popolo di Dio cerca modelli per abitare il presente, intercessori che aiutino i membri della Chiesa ad affrontare le sfide odierne e a riconoscerne le opportunità. Non va dimenticato, tuttavia, che l’atto solenne della canonizzazione trascende la contingenza storica. Con esso, infatti, il Successore di Pietro non solo approva, ma indica a tutta la Chiesa testimoni credibili del Vangelo, capaci di parlare ad ogni epoca».
Il pensiero del papa si sofferma sull’importanza vitale dei santi, paragonabili all’acqua per una pianta: la Chiesa e il popolo di Dio trovano linfa nel ricordo e nell’intercessione di questi fratelli che, pur appartenendo al passato, abitano il nostro presente. Ma perché la loro presenza è così decisiva? Perché è necessario dedicare una giornata alla loro memoria, sin dall’ottavo secolo, forte di una tradizione ancor più remota in Oriente? Ancora una volta è la Lumen Gentium a offrirci la chiave, quando ci ricorda che «la comunione con i santi ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla fonte e dal capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso popolo di Dio».
Anche la nostra antica Diocesi di Padova è benedetta dall’esempio di numerosi amici di Dio. Ricordiamo anzitutto i quattro santi principali: santa Giustina, san Prosdocimo, sant’Antonio e san Daniele; a questi si associano altri santi quali san Gregorio Barbarigo, l’evangelista san Luca, san Leopoldo Mandić, san Massimo, san Fidenzio, san Bellino e san Venanzio Fortunato. Ma la nostra Chiesa patavina ricorda molti beati, quali la beata Eustochio (Lucrezia) Bellini, il beato Luca Belludi, la beata Elena Enselmini, la beata Liduina Meneguzzi, la beata Beatrice d’Este, la beata Elisabetta Vendramini, il beato Arnaldo da Limena, il beato Giordano Forzatè e il beato Antonio il Pellegrino. Accanto a questi, conosciamo l’esistenza di molte cause in corso di studio: la venerabile Maria Cristina Cella Mocellin, il venerabile Antonio Pagani, il servo di Dio Bonifacio Vinicio Dalla Vecchia, il servo di Dio don Lucio Pietro Ferrazzi, il servo di Dio don Giovanni Nervo, il servo di Dio don Domenico Leonati, il servo di Dio padre Daniele Hechich, il servo di Dio Guido Negri, il servo di Dio padre Bernardo Aquino (Aquilino) Longo, la serva di Dio Maria Borgato e il servo di Dio padre Ezechiele Ramin.
Nel rileggere questa importante lista, dobbiamo essere grati a Dio per aver concesso tanti esempi luminosi nella nostra Diocesi. Sembra così di offrire una cornice a quello che il papa ci ha offerto nella sua riflessione: «La presenza e la testimonianza dei santi [hanno] trasformato la storia. Illuminati dalla Grazia, essi hanno saputo ascoltare gli appelli del loro tempo, coniugando fede e storia, e spendendo la vita per edificare la realtà nuova del Regno di Dio. La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana».