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Più che un custode degli ambienti, qualcuno che con la sua esperienza accompagni la comunità nel cammino verso Gesù. È quello che il vescovo Claudio ha chiesto alla parrocchia del Redentore di Monselice di cercare nel suo nuovo parroco, don Alberto Baldan, nella messa d’ingresso del 25 ottobre. «È stata una messa molto ben partecipata – racconta il nuovo parroco – con la presenza numerosa sia della comunità del Redentore, sia della comunità in cui ero parroco uscente, Pianiga».
«A Pianiga sono stato parroco per undici anni – ricorda – ed è stata la mia prima esperienza. Era una realtà vicina al mio paese d’origine, Stra». Un tempo che ha lasciato il segno: «Si sono creati legami profondi, sia per quanto riguarda il cammino di fede della comunità, sia nelle relazioni personali». Vede Monselice come «una città ricca di stimoli, sicuramente più grande rispetto alla realtà in cui mi trovavo prima».
Intensa la celebrazione, dall’invocazione allo Spirito Santo ai gesti propri del parroco: «L’aspersione, che ci ricorda di essere una comunità fondata sull’essere figli di Dio amati, e l’incensazione, che rimanda all’eucaristia domenicale, il centro della vita cristiana». Poi i discorsi di un rappresentante di Pianiga e di uno di Monselice: «Ho sentito l’affetto della comunità che ho lasciato e la grande accoglienza di quella in cui sono entrato». Nel saluto finale, un termine preciso: «Ho usato la parola “testimone”: ho detto di essere qui in virtù di una grazia e di una chiamata».
Fare il parroco ha anche un’altra faccia, quella al centro del dibattito aperto sulla Difesa da don Giorgio Bozza sui preti che non vogliono più guidare una parrocchia. «Quello che a volte spaventa – ammette don Baldan – è l’assunzione delle responsabilità, soprattutto quelle legate agli aspetti giuridici, legali e amministrativi». Per questo serve «sempre maggiore partecipazione da parte dei laici, con i quali condividere queste responsabilità che, se lasciate solo sulle spalle del parroco, risultano molto gravose». Il resto ripaga: «Essere parroci comporta grandi oneri, ma offre anche l’opportunità di arricchirsi profondamente e di affiancare le persone in maniera piena. È un aspetto che riempie il cuore».
Il mandato del sacerdote rimane invariato: «Celebrare, annunciare la Parola ed essere accanto alle persone nelle gioie e nelle fatiche della vita».