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La parrocchia di Sant’Antonio d’Arcella può rivendicare la tradizione di essere la prima presenza francescana in città, attestata dal 1220. Non tanto per la figura di sant’Antonio – arriverà a Padova diversi anni dopo – ma per la presenza di un piccolo monastero di Povere Dame d’Assisi, un gruppo di giovani padovane che ottenne il permesso dal vescovo di vivere secondo il carisma suscitato da Chiara d’Assisi, ancora lei vivente. E – come tradizione nel francescanesimo primitivo – là dove c’era un monastero di clarisse, c’era pure un piccolo convento attiguo di frati minori.
Si colloca in questa istanza la tradizione (non documentata ma verosimile) che san Francesco, di ritorno dalla Terra Santa e sbarcato a Venezia, diretto ad Assisi sia passato per Padova trovando e benedicendo questa realtà clariana e francescana avviata prima del suo arrivo. Ed è bello considerare che la presenza arcellana fu frutto della benevolenza e profezia del vescovo di allora che concesse edifici di proprietà della Chiesa padovana per questo insediamento.
Tra questo gruppo di giovani clarisse si colloca nella prima ora la figura di Elena Enselmini, padovana, di nobile casato. Si tratta di quella beata Elena della quale la Chiesa di Padova fa memoria liturgica il 6 novembre, alla vigilia della grande solennità di san Prosdocimo. Dopo lunghe peripezie il corpo della beata riposa nel luogo originario, l’Arcella, precisamente dal 1957.
Nel 2025 la comunità dell’Arcella ha celebrato la memoria della beata Elena con particolare attenzione: nel Giubileo della speranza è stata proposta come “testimone di speranza”, soprattutto per la coraggiosa testimonianza di fede nella dolorosa malattia che la condusse alla morte il 4 novembre 1231, poche settimane dopo la morte di sant’Antonio (13 giugno) avvenuta proprio all’Arcella. Secondo la tradizione Elena e Antonio si conobbero nei mesi tra il 1230-1231, e con ogni probabilità lui accompagnò spiritualmente le fatiche di lei, la quale ricambiava con la preghiera per sostenerlo nella sua gloriosa missione cittadina.
Lo scorso anno la comunità francescana d’Arcella ha esposto le riproduzioni (ancora presenti in santuario) di due documenti storici che attestano la data della morte della beata e la cura che fu data alla reliquia del suo corpo. Ora, chiuso il centenario francescano, l’attenzione dei frati si è già rivolta al 2031: sarà l’anno dell’ottavo centenario del beato Transito di sant’Antonio di Padova… ma anche della beata Elena Enselmini!
La beata è oggetto di una devozione discreta ma costante. Tante sono le preghiere di intercessione trovate dai frati presso l’urna che contiene la reliquia del suo corpo. In tanti vengono a conoscenza della beata Elena e ne restano affascinati. Nasce dunque per i frati il desiderio di poter reperire ulteriore materiale storico sulla beata in vista del centenario. In particolare chiedono che venga segnalata la presenza di opere d’arte (quadri, statue, immagini…) diffuse nel territorio, ma ancora poco valorizzate; oppure testimonianze di devozione locale.
«Ho ritrovato – racconta fra’ Andrea Vaona, vicario parrocchiale all’Arcella e storico della Chiesa – l’esistenza di una bella statua antica della beata Elena in provincia di Venezia; una preziosa tela conservata a Praglia che la raffigura con la beata Beatrice d’Este e la beata Eustochio (terzetto di santità femminile padovana). Uno studioso locale (Fiorenzo Andreatta) ha da poco pubblicato un libro sulla beata. Già ben note le testimonianze iconografiche nella chiesa di Santa Sofia e quella nel battistero in Padova. Non è da escludere però che immagini della beata possano essere ancora conservate in chiese, oratori, case religiose o private».
Le segnalazioni possono essere inviate a parrocchiaarcella@gmail.com