Fatti
“In una fase in cui si registra un calo d’affluenza alle urne e una difficoltà a comporre liste elettorali” si registra un aumento di intimidazioni e minacce agli amministratori locali e in particolare ai sindaci da parte della malavita organizzata sia al Sud che al Nordi nel nostro Paese.
L’allarme viene dal quindicesimo rapporto, presentato l’8 luglio, a Roma dall’associazione Avviso Pubblico formata da enti locali particolarmente attenti al tema della legalità.
Dal 2010 al 2024 sono stati registrati 3.286 casi di violenze fisiche e psicologiche contro amministratori locali avvenuti per la maggior parte (57%) in Sicilia, Calabria e Puglia seguite da Veneto, Lombardia e Veneto.
Auto incendiate, danneggiamenti di case private, incendi di vario tipo, scritte offensive in luoghi pubblici, attacchi social, mail e lettere anonime sono le più frequenti espressioni della malavita contro uomini e donne impegnate nel servizio delle loro comunità locali.
A essere colpiti non sono solo gli amministratori e le amministratrici delle grandi città anche coloro che operano nelle amministrazioni dei piccoli comuni: 328 casi nel 2024.
Le infiltrazioni nella società, nell’economia e a volte nelle stesse istituzioni sono aumentate nel 2024 del 4% rispetto al 2023 facendo crescere la preoccupazione sia sul versante della sicurezza sociale sia su quello della partecipazione e quindi della democrazia.
La denuncia di Avviso Pubblico nel porre in evidenza quanto la pervasività della criminalità organizzata sottolinea i riflessi negativi sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica peraltro già messa alla prova da altri fattori.
Una società dalle relazioni deboli, autoreferenziali e poco sensibile all’impegno per il bene comune è il terreno più ambito dalle mafie, dalle camorre, dalle n’ndranghete e da forme analoghe di prepotenza.
Forte quindi l’appello ai cittadini a non sottovalutare questo fenomeno ed ergersi a difesa delle istituzioni dei loro territori ma altrettanto forte è l’appello perché la coscienza civica si risvegli e si ribelli con un sussulto del senso di appartenenza a una comunità libera e onesta. Accompagnare la cultura del legittimo bene privato con la cultura dell’altrettanto legittimo e doveroso bene pubblico è la scelta irrinunciabile per respingere le minacce e sconfiggere le mafie.
Perché, nella cultura della legalità, l’uno non può esistere senza l’altro, perché l’uno rafforza l’altro e viceversa.
Nel nostro Paese sono molte le storie di cittadini e istituzioni che insieme respingono una forza criminale che minaccia la sicurezza, intimidisce e scoraggia l’impegno per il bene comune. I dati di Avviso Pubblico dicono che occorre sempre vigilare perché le maschere che la criminalità organizzata indossa sono molteplici e ben mimetizzate. Nella stessa misura i dati del rapporto aggiungono che questa vigilanza deve essere accompagnata dalla formazione di una solida coscienza civica. Sui percorsi della cittadinanza attiva si incontrano adulti e giovani: persone che hanno a cuore il futuro di un territorio che, seppure con orizzonti diversi, è quello dove sono le loro radici di libertà, di legalità, di solidarietà. È decisivo per configgere l’illegalità che queste persone siano sempre più attive e numerose.