Fatti
Era un’estate calda, quella del 2015, pressappoco come questa. Il cielo dell’8 luglio preannunciava pioggia, uno di quei temporali estivi che possono rinfrescare come accentuare l’afa, appena smette di piovere. Un acquazzone come tanti, insomma, cielo nero e vento forte. In poche decine di minuti quel temporale che scendeva dalle Prealpi si trasformò in tromba d’aria, uragano sulla Riviera del Brenta provocando un morto, 92 feriti e danni per un centinaio di milioni di euro. Il conteggio fu impietoso: 500 case lesionate, un centinaio quelle da abbattere, diverse centinaia di sfollati, capannoni scoperchiati, decine di automobili buone solo per lo sfascio. E Villa Fini, una di quelle dimore che i patrizi veneziani costruivano in questo lembo di Veneto per venirci a fare la villeggiatura estiva, ridotta a cumulo di macerie con i suoi quattro secoli di storia. «Eravamo in municipio – ricorda Gianluigi Naletto, sindaco di Dolo e all’epoca vicesindaco del compianto Alberto Polo – Siamo immediatamente usciti con una macchina della polizia locale e già a pochi metri abbiamo capito che era successo qualcosa. C’era un silenzio strano e il grande abete della Piazza del Grano non c’era più, sradicato». Ciò che gli amministratori locali insieme ai primi soccorritori si trovano davanti è uno scenario apocalittico: i venti a 300 chilometri orari hanno distrutto qualunque cosa al loro passaggio, rovesciando automobili nel Naviglio, sbriciolando muri di mattoni e sbattendo come panni tetti di coppi. «Case in via Melloni, via Fratelli Bandiera completamente scoperchiate, letteralmente aperte come una scatoletta – continua Naletto – All’interno trovavi le stanze con ancora le suppellettili sul tavolo. Tutto come era stato lasciato perché il tornado entrava e non trovando vie d’uscita faceva l’effetto camino, facendo saltare il tetto. Ma ogni cosa all’interno aveva un aspetto surreale, polveroso, ambrato con un effetto come di sabbiatura che non veniva più via dai piatti, dai bicchieri». Massimo Calzavara all’epoca dei fatti era al suo secondo mandato da sindaco di Pianiga, ruolo che è tornato a ricoprire dal 2023: «Cazzago è stata una delle zone più colpite. A Pianiga era caduta solamente grandine ma quando sono arrivato in paese, mi sono trovato come in un film: odore di gas, gente per strada che stava già raccogliendo le macerie. Sembrava un teatro di guerra perché anche i muri e qualunque superficie erano stati colpiti come da dei proiettili». Alcune delle immagini simbolo del tornado riguardano proprio il centro della frazione di Cazzago. I grandi pini marittimi del viale rovesciati come birilli, i lampioni piegati come canne e le automobili scagliate con forza contro le colonne del porticato che cinge la piazza. «In un attimo le nostre comunità sono state coinvolte in maniera così tragica e con danni materiali ingentissimi – ricorda don Amelio Brusegan che al tempo era parroco di Sambruson di Dolo e responsabile della Caritas vicariale – La compostezza e la dignità della nostra gente, la volontà di rialzarsi al più presto per cancellare questo brutto ricordo, se mai fosse possibile, ha dimostrato un alto profilo di coscienza civica, di solidarietà umana e cristiana. Tutti noi siamo stati chiamati, secondo le nostre possibilità, a essere i primi nell’offrire il nostro aiuto, a quanti che ne avessero bisogno». E la Chiesa (nei mesi successivi mise in piedi una colletta di 174.400 euro), la Caritas e tutta la macchina del volontariato, dalla Protezione civile alle mille associazioni del territorio, si attivò per prestare i primi soccorsi e aiutare famiglie e attività a rimettersi in piedi. Anche tre degli artisti simbolo della Riviera fecero la loro parte, l’evento benefico con Natalino Balasso, Gualtiero Bertelli e Marco Paolini raccolse decine di migliaia di euro che si unirono a quelli degli sms solidali e delle tante iniziative lanciate in tutta Italia. Non tutto è filato sempre liscio, specie quando si è trattato di rendicontare gli importi spesi, gestire sovvenzioni governative e progetti complessi. Dieci anni dopo quasi tutto è stato ricostruito, l’ultimo in ordine di tempo è lo stadio di Cazzago. Alcune case hanno ripreso la fisionomia originale, altre ne occupano lo spazio. Nessuna possibilità, invece, per Villa Fini: le speranze di vederla risorgere com’era e dov’era sono rimaste sepolte in un cumulo di macerie. «La lezione che mi è rimasta come amministratore – conclude Calzavara – è che la Protezione civile è una risorsa da valorizzare, cercando di formarla il più possibile». «In queste circostanze, oltre all’energia della natura – chiosa Naletto – si scatena anche quella che è figlia della disperazione, nell’essere umano, e che ha una forza incredibile di rialzarsi, di aiutare il proprio vicino. Lì si riscopre la libertà vera, cioè quella del condividere insieme le cose importanti». «In questo momento siamo solidali e vicini alla famiglia di Claudio Favaretto, unica vittima della catastrofe, nonché a tutte le numerose persone rimaste ferite – ricorda don Amelio Brusegan – C’è ancora una speranza da tracciare sulle righe della storia. Il presente è la sfida del rinnovamento, perché la nostra società ritrovi la via della rinascita del dialogo e della concordia sincera».
Sulla propria pagina Facebook, il sindaco di Mira, Marco Dori, rilancia il recupero di Villa Fini: «Uno spartiacque che in qualche modo ancora fa sentire i proprie effetti nella vita quotidiana delle persone e della città. La seicentesca Villa Fini non è più stata ricostruita e ora è in vendita: sarebbe bello, lo dico da sempre, che lo Stato la acquisisse e potesse diventare un centro di ricerca sul clima e sul cambiamento climatico, con un percorso di studi rivolto ai giovani, mettendo insieme università, scuola e istituzioni. Potrebbe diventare un simbolo di attenzione a un tema fondamentale e di prospettiva per il territorio».

Il decennale del tornado che ha sferzato la Riviera del Brenta è anche l’occasione per ricordare due figure che, all’epoca dei fatti, furono centrali per la comunità dolese, tanto nella gestione dell’emergenza quanto nella successiva ricostruzione: il sindaco Alberto Polo, scomparso a 46 anni nel 2021, e il parroco don Alessandro Minarello, deceduto nel 2018.