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Un ampio studio internazionale, pubblicato di recente sulla rivista “eBioMedicine”, rivela che l’eccesso di peso corporeo può lasciare un’impronta precoce sul cervello, rendendolo di fatto “più vecchio” rispetto all’età anagrafica. Non si tratta di un’ipotesi astratta: l’analisi di decine di migliaia di risonanze magnetiche mostra variazioni strutturali che ricordano quelle osservate nelle fasi iniziali dell’Alzheimer, sebbene in individui del tutto privi di diagnosi di decadimento cognitivo.
Il team di ricerca, che ha riunito dati provenienti da diversi Paesi, ha esaminato le immagini cerebrali di oltre 46.000 adulti. Grazie a modelli di apprendimento automatico, gli scienziati hanno stimato l’“età cerebrale” di ciascun partecipante, confrontandola con la sua età reale. Un divario positivo, ossia un cervello che appare più vecchio della persona, indica una maggiore vulnerabilità a lungo termine.
I risultati sono eloquenti: negli uomini in sovrappeso il cervello risulta mediamente “più vecchio” di circa otto mesi, mentre negli uomini obesi il divario raggiunge quasi i due anni. Sono differenze sottili ma statisticamente robuste, che suggeriscono un’accelerazione dell’invecchiamento cerebrale silenziosa e spesso sottovalutata.
Non meno interessante è l’effetto del sesso biologico. Nelle donne, i dati mostrano un andamento inatteso: quelle con peso normale evidenziano segni di invecchiamento cerebrale maggiori rispetto alle coetanee in sovrappeso e rispetto agli uomini normopeso. Un fenomeno che per ora rimane senza una spiegazione chiara, ma che spinge a considerare con prudenza le differenze tra maschi e femmine quando si studiano i fattori di rischio neurologici.
Lo studio sottolinea anche che il legame tra indice di massa corporea e atrofia cerebrale è più marcato nei soggetti più giovani, per poi attenuarsi con l’avanzare dell’età. Questo potrebbe indicare che l’eccesso di peso esercita un impatto precoce, che però viene “diluito” nel tempo o superato da altri fattori di rischio tipici dell’invecchiamento.
Per approfondire i meccanismi biologici, gli scienziati hanno correlato le immagini cerebrali con dati proteomici (pertinenti alle proteine), scoprendo che alcune proteine circolanti associate all’infiammazione e al metabolismo sono comuni sia all’eccesso di peso sia ai segni di invecchiamento cerebrale. Questi risultati potrebbero diventare in futuro biomarcatori utili a individuare chi è più esposto al declino cognitivo, ancor prima della comparsa dei sintomi.
Considerando che le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indicano per il 2025 oltre metà della popolazione adulta mondiale in condizioni di sovrappeso o obesità, l’impatto potenziale di queste evidenze è enorme. La salute cerebrale, spesso trascurata nei discorsi sul peso corporeo, emerge come nuovo fronte di prevenzione: mantenere un equilibrio ponderale adeguato non serve solo al cuore e al metabolismo, ma potrebbe proteggere anche la mente, preservando la riserva cognitiva per il futuro.
In conclusione, questo lavoro mette in luce un legame sottile ma cruciale tra metabolismo e neurologia. Ridurre il sovrappeso non è solo un imperativo estetico o cardiovascolare, ma una vera strategia di salute cerebrale, capace di influenzare la traiettoria dell’invecchiamento del nostro organo più complesso