Fatti
C’è una questione che sta molto a cuore a chi si trova ogni giorno a lavorare con e per le persone con disabilità, come avviene all’Opsa-l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio. Si chiama “progetto di vita individuale” e se n’è dibattuto, all’interno della stessa struttura di Sarmeola di Rubano, lo scorso 8 novembre nel convegno “Sibling & familiari – Costruire futuri possibili accanto alla disabilità”; ugualmente, se ne parlerà sabato 6 dicembre al Teatro Verdi di Padova in occasione dell’annuale evento “Opsa&Friends”.
La necessità di rendere sempre più attuale e concreto il diritto della persona con disabilità ad avere una progettazione individuale trova il suo fondamento nella legge 328 del 2000 e nel decreto legislativo 62 del 3 maggio 2024. Ma, che cos’è un progetto di vita individuale personalizzato e partecipato? «Il progetto di vita rispecchia l’idea che la permanenza di un ospite presso la nostra casa non sia declinabile solo nell’ambito dell’assistenza sanitaria, ma in tutto il suo mondo di vita quotidiano – sottolineano il direttore sanitario Antonio Giacomelli e il direttore socio assistenziale Elisabetta Bellinello – Il progetto di vita non è solo un atto burocratico, è soprattutto un programma umanamente significativo che vuole mettere al centro l’ospite, attraverso la partecipazione dei familiari, che sono i garanti della sua storia e identità. Ciascun ospite ha un progetto personalizzato che si concretizza in attività e soluzioni che costruiscono un percorso a sua misura; attenzione però, non ci sono solo i bisogni ma anche, soprattutto, i suoi desideri, le sue aspettative: la canzone più amata o il cibo preferito sono aspetti attenzionati tanto quanto le necessità sanitarie».
Il progetto può essere richiesto formalmente al Comune di residenza a seguito di una valutazione medico legale dell’Inps; la sua predisposizione si baserà su una valutazione multidimensionale dei bisogni della persona coinvolgendo aspetti sanitari, riabilitativi, scolastici, lavorativi, sportivi, sociali. Insieme all’interessato vengono coinvolti nel progetto di vita i caregiver e le figure dei case manager che hanno il compito di fungere da mediatori tra la persona disabile con la sua famiglia e la pubblica amministrazione.
«Il progetto di vita è da realizzarsi in collaborazione con i servizi sociali del Comune e con le altre realtà, private o pubbliche, coinvolte – confermano i due direttori – Questo approccio personalizzato lo mettiamo in campo da sempre all’Opsa, ciò che cambia è la costante ricerca di metodiche e di interventi che pongano l’ospite al centro e che siano tra loro coerenti, frutto di una convergenza di conoscenze. Recentemente abbiamo lavorato con ragazzi affetti da autismo e problematiche comportamentali: anche in questo caso è richiesto un approccio personalizzato, adeguato e aggiornato».
Tali processi, che vanno in direzione del principio di inclusione sociale espresso dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, includono anche la previsione di un budget di progetto, che permetta l’attivazione di interventi e servizi adeguati, così come prevedono un’attività di monitoraggio continuo per correggere o migliorare le azioni in essere. «Siamo in una fase di progressiva applicazione della nuova normativa, anche se all’Opsa operiamo già in questo senso, valutando con strumenti quantitativi le disabilità di una persona, individuando strumenti e risorse necessarie per facilitarne l’inclusione sociale, fornendo adeguati supporti per la partecipazione ai vari contesti di vita – commenta il direttore generale, mons. Roberto Ravazzolo – Il progetto di vita si attua all’interno della struttura, ma anche verso l’esterno in un dialogo continuo di co-progettazione. Al momento di ingresso di un ospite viene sempre realizzata una valutazione multidimensionale, seguita da altre fasi in cui si descrive e classifica il sostegno, si individuano le difficoltà, si programmano e coordinano i vari supporti. Ognuno di noi desidera sentirsi ascoltato e poter costruire il proprio futuro: il progetto di vita è un investimento in umanità e noi ne siamo al servizio. Va sottolineata, per chi opera all’Opsa, anche la valenza vocazionale nell’ambito di tale progettualità, che si concretizza nel mettersi in ascolto delle esigenze della singola persona, aiutarla direttamente o attraverso i familiari o gli amministratori di sostegno, offrirle un contributo affinché comprenda il senso di essere al mondo, il posto che può occupare nella rete di relazioni ordinarie, di cura. Questo prevede tanto ascolto e discernimento, aiuto attento nelle scelte perché siano consapevoli. In una prospettiva cristiana, il progetto di vita è un modo concreto con cui in questo luogo rispondiamo alla chiamata di Dio, ricordando che, indipendentemente dalle nostre capacità o dai nostri risultati, tutti abbiamo un ruolo nel grande disegno d’amore che è nel cuore di Dio».

Sabato 6 dicembre, al Teatro Verdi di Padova ci sarà la terza edizione del Gran concerto di Avvento “Opsa&Friend”, la grande festa con cui Opsa celebra la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità e l’inizio del periodo natalizio. Sul palco si alterneranno musica e storie di inclusione, per una serata dedicata al valore della fragilità e alla bellezza dei talenti unici di ogni persona. Ma viste le tante richieste il Gran concerto di Avvento raddoppia con un secondo spettacolo alle 21.15. Non sarà una replica dell’evento sold out delle 18, ma uno nuovo con protagonista il coro Note Innate accompagnato dall’Orchestra giovanile accademia filarmonica. Biglietti su www.teatrostabileveneto.it o in biglietteria (via dei Livello, 32). Info: www.operadellaprovvidenza.it