Chiesa
Nella seconda domenica di Avvento, Papa Leone XIV ha ricordato alla Chiesa e al mondo che «nulla è impossibile a Dio» e che la speranza è un dono di cui l’umanità ha urgente bisogno. All’Angelus, commentando il Vangelo su Giovanni il Battista, il Pontefice ha invitato a fare spazio al Regno di Dio che viene: «Con l’invocazione “venga il tuo regno” ci orientiamo al Nuovo che Dio ha in serbo per noi», riconoscendo che il corso della storia «non è già scritto dai potenti di questo mondo». Prepararsi al Regno, ha detto, significa mettere «pensieri ed energie a servizio di un Dio che viene a regnare non per dominarci, ma per liberarci».
Richiamando i sessant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, Leone XIV ha definito quell’esperienza un cammino che continua ogni volta che «camminiamo insieme verso il Regno di Dio, tutti protesi ad accoglierlo e a servirlo». Ed è Gesù – «il più piccolo», «Sole che sorge» – a guidare la storia: «Ecco la spiritualità dell’Avvento, tanto luminosa e concreta. Le luminarie lungo le strade ci ricordino che ognuno può essere una piccola luce, se accoglie Gesù, germoglio di un mondo nuovo».
Dopo la preghiera mariana, il Papa ha ripercorso il suo recente viaggio apostolico in Türkiye e Libano, un itinerario che – ha affermato – testimonia che «la pace è possibile». A İznik, l’antica Nicea del primo Concilio ecumenico, il Pontefice ha pregato insieme al Patriarca ecumenico Bartolomeo e a rappresentanti di altre confessioni cristiane. Proprio oggi ricorre anche il 60° anniversario della Dichiarazione comune tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che pose fine alle reciproche scomuniche. «Rendiamo grazie a Dio e rinnoviamo l’impegno verso la piena unità visibile», ha esortato.
Uno sguardo particolare è andato poi al Libano, «mosaico di convivenza», dove Leone XIV ha incontrato comunità cristiane che annunciano il Vangelo attraverso accoglienza, servizi di carità e prossimità ai più fragili. «I libanesi attendevano una parola di consolazione, ma sono stati loro a confortare me con la loro fede e il loro entusiasmo!», ha riconosciuto.
Il Santo Padre ha infine espresso vicinanza ai popoli del Sud e Sud-Est asiatico, colpiti da recenti disastri naturali: «Prego per le vittime, per le famiglie che piangono i loro cari e per quanti portano soccorso». Un appello, accompagnato dalla richiesta alla comunità internazionale di sostenere con gesti concreti di solidarietà le popolazioni provate, perché – ha ribadito – la speranza non è un sentimento astratto, ma una responsabilità condivisa.