Chiesa
Nel giorno dell’Immacolata, alla tradizionale cerimonia dell’omaggio alla Madonna dei Noli, il vescovo Claudio Cipolla ha espresso innanzitutto «gratitudine al sindaco Sergio Giordani per l’invito a questo appuntamento così sentito dai padovani» e ha rivolto «un saluto affettuoso e sincero alle autorità civili e militari» e a quanti si erano radunati attorno alla colonna che sostiene la statua mariana.
Uno dei passaggi più intensi è stato il saluto rivolto ai bambini di Gaza presenti alla celebrazione: «A loro e a quanti li hanno accolti qui a Padova auguriamo che possano ritrovare salute, serenità e il sorriso».
Preparando il gesto dell’omaggio floreale, il vescovo ha ricordato il simbolo di questo momento: «Fra poco insieme volgeremo gli occhi verso l’alto… saranno occhi che guardano in alto, con speranza e fiducia». La speranza – ha detto – è stata «al centro dell’Anno Giubilare che la Chiesa concluderà fra pochi giorni con una solenne celebrazione in cattedrale». Una virtù che, ha sottolineato, «abbiamo cercato di dare sostanza… la più piccina, ma la più forte!».
Il cuore del discorso di Cipolla ha riguardato la condizione della gioventù padovana e italiana. «Vorrei rivolgere un pensiero alla città pensando ai ragazzi e alle ragazze… Sono un presente a cui dobbiamo dedicare tempo, attenzione, servizi», ha affermato. Ma accanto al riconoscimento del valore dei giovani, il vescovo ha espresso preoccupazione: «Viviamo quotidianamente esperienze di fatiche della nostra gioventù, di malessere psicologico e spirituale… troppo spesso sfocia in episodi di violenza, aggressività, bullismo, autolesionismo».
Ha ricordato con chiarezza i dati disponibili: «Le ricerche parlano dell’aumento dei disturbi d’ansia e depressione tra le fasce più giovani» e «le statistiche registrano un dato preoccupante: il primato del suicidio tra le cause di morte tra i giovanissimi e giovani in Europa e anche in Italia». Queste situazioni «ci interrogano come istituzioni tutte – dalla Chiesa alla scuola, dalle pubbliche amministrazioni alle forze dell’ordine – e come persone e famiglie».
Il vescovo ha descritto il contesto come «un tempo complesso, difficile», segnato da «molte sollecitazioni esterne» e da «una crisi evidente dei valori che ci fanno sentire parte di una comunità». Ha elencato anche elementi di responsabilità diffusa: «La dipendenza dai social, la mancanza di tempo nelle famiglie, le conseguenze dell’isolamento dovuto alla pandemia, l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, il crollo del senso civico, la mancanza di adulti significativi». Da qui le due domande che, ha detto, «ci devono interrogare tutti»: «Perché?» e subito dopo «Cosa possiamo fare?»
«Penso sia importante ridare struttura e valore – forse ripensare – due dimensioni: l’ascolto e la fiducia», ha affermato Cipolla, invitando gli adulti a diventare nuovamente punti di riferimento credibili. «I giovani hanno bisogno di trovare qualcuno che sappia ascoltare le loro fatiche, comprenderle… qualcuno che li faccia sentire persone e non li identifichi con le loro fragilità». Sta «prima di tutto a noi adulti» – ha continuato – «trovare strade nuove, alleanze e nuovi linguaggi» per dialogare con una generazione «fragile, in cerca di identità, spaventata dall’insuccesso».
Ha insistito sulla necessità di «ricostruire una fiducia che sembra sempre più sfilacciata» e di «cogliere nella loro aggressività un grido d’aiuto». In questo percorso, la testimonianza personale è decisiva: «La vita viene destata ed accesa dalla vita» ha citato Romano Guardini, aggiungendo che «educare significa dare a un giovane coraggio verso se stesso» e che «proprio il fatto che io – adulto – lotti per migliorarmi dà credibilità alla mia sollecitudine pedagogica».
Cipolla ha poi invitato a non assumere un atteggiamento giudicante: «Non si tratta di giudicare o giustificare, ma di incontrare, dialogare, avere la pazienza dell’ascolto, ripensare politiche giovanili culturalmente e socialmente inclusive». Ha indicato la strada delle alleanze educative: «Come istituzioni lo possiamo fare, unendo competenze e strumenti, alleandoci per essere sempre più comunità educanti, dove chiunque si possa sentire a casa. Non è utopia, è possibilità. Gli esempi non mancano, semplicemente non fanno rumore».
Accanto alle ombre, il vescovo ha voluto ricordare anche la presenza luminosa di tanti giovani: «Una presenza silenziosa di giovani che hanno scelto di essere parte della comunità, di impegnarsi per il bene… giovani che scendono in piazza contro la guerra, che si impegnano per l’ambiente, che fanno gli educatori e gli animatori nelle comunità…». Ha aggiunto anche «i giovani che rischiando la vita attraversano il Mediterraneo e la rotta balcanica per costruire un futuro per se stessi» e coloro che «vivono e scelgono il servizio civile».
Un passaggio è stato dedicato ai giovani che partono per esperienze all’estero: «A loro auguriamo di allargare la mente e il cuore… e poi anche di tornare per contribuire a migliorare questo nostro Paese».
Guardando a Padova, Cipolla ha ricordato che la città «è ricca di stimoli sociali, culturali, spirituali» ed è divenuta «un crocevia di culture» che deve essere «una ricchezza per tutti e non solo un’opportunità di formazione».
Il discorso si è concluso con l’affidamento della città e dei suoi giovani a Maria: «Con la consapevolezza che i nostri giovani sono prima di tutto un presente da ascoltare… ci rivolgiamo a Maria, Madre della Speranza».