Idee
Il Governo ha approvato un decreto che proroga al 1° gennaio 2036 il regime di esclusione Iva per gli enti del Terzo Settore e questo per la stragrande maggioranza delle associazioni significa niente obbligo di Partita Iva, niente fatturazione elettronica obbligatoria e niente contabilità Iva complessa almeno per i prossimi dieci anni.
In sostanza il decreto per Aps (Associazioni di Promozione Sociale), Odv (Organizzazioni di Volontariato), Asd (Associazioni Sportive Dilettantistiche), Ssd (Società Sportive Dilettantistiche) ed enti del Terzo settore ha prolungato il regime di esclusione Iva per quei «corrispettivi specifici» – contributi, quote associative – che vengono versati da tesserati, associati, partecipanti alle iniziative organizzate, parenti dei tesserati di associazioni del Terzo settore all’associazione stessa.
«Anche se non ci fosse stato il decreto, per l’80 per cento delle associazioni del nostro territorio non sarebbe cambiato nulla perché svolgono attività assolutamente non commerciali – spiega Niccolò Gennaro, direttore del Centro servizio del volontariato di Padova e Rovigo – Solo una piccola minoranza svolge un’attività borderline e avrebbe dovuto fare attenzione. In realtà dal 1° gennaio, finalmente, entra in vigore il capitolo decimo del Codice del Terzo settore che riguarda la fiscalità per cui non esistono più una serie di categorie: non ci saranno più le Onlus e il regime forfettario 398 per le associazioni che non sono associazioni sportive dilettantistiche. Comunque la stragrande maggioranza delle associazioni, se non ci fosse stata la proroga, avrebbe solo dovuto aprire la Partita Iva senza nessun altro obbligo, perché avrebbe goduto di un regime di esenzione».
Tira un sospiro di sollievo Giorgina Garbo, presidente dell’associazione Noi Padova presente in 235 patronati della Diocesi di Padova dove funziona da “cassetta degli attrezzi della parrocchia”: «Sarebbe stato faticoso, per le competenze richieste, il tempo da dedicare alla formazione. Ritengo favorevole questa proroga e ora si tratta di capire cosa significa per i centri parrocchiali. Negli ultimi anni siamo stati convinti che il mondo dei patronati deve dedicarsi alle attività per la quali sono stati creati, cioè tutte quelle ricreative, ludiche, inserite nell’ambito parrocchiale. Ben venga quindi la proroga, così i volontari potranno dedicare più tempo a questi obiettivi. Noi Padova da due anni si è preparata al cambiamento, lavorando alla formazione dei volontari perché vanno aiutati e sostenuti nell’adozione di un nuovo stile e una nuova mentalità: se c’è una Partita Iva, infatti, non ci sono più margini per agire solamente secondo buon senso o senza prestare la giusta attenzione a tutte le norme e gli adempimenti burocratici. Quando abbiamo saputo che avremmo dovuto dotare ogni circolo di Partita Iva, ci siamo messi in una modalità di lavoro diversa. Per i bar nei patronati è previsto un volume d’affari che deve essere rispettato e l’80 per cento dei nostri centri parrocchiali avrebbe dovuto fare ben poco; nessuna incombenza fiscale di particolare onere, certo un’attenzione e una modalità diversa anche per gli stessi volontari».
Noi Padova però, consapevole delle difficoltà, si era già attrezzata: «Avevamo recepito il disagio per le fatiche fiscali dei volontari indipendentemente dalla Partita Iva e quindi ci siamo attivati per agevolarli con un programma di contabilità, uno strumento intuitivo che con una semplice foto dal cellulare ne consente una gestione efficace. È anche uno strumento di legalità che agevola il volontario nel rispetto della normativa».
Soggetti sensibili alla nuova norma – e contenti della sospensione per decreto – sono anche le associazioni sportive dilettantistiche: «La misura – spiega Massimo Paggetta dell’Area Sindacale di Confcommercio Ascom Padova – garantisce stabilità a migliaia di associazioni e significa che, per i prossimi dieci anni, non ci sarà nessun obbligo di Partita Iva, fatturazione elettronica e contabilità Iva complessa per le attività associative rivolte a soci e tesserati. Questo significa che i corrispettivi specifici (quote, contributi, rette corsi) versati da soci o tesserati restano coperti dall’esclusione Iva, per cui è sufficiente rilasciare ricevute cartacee non fiscali, senza obblighi di fatturazione elettronica o registrazione Iva. Continuano poi a valere le regole attuali per la somministrazione interna: resta possibile operare senza Iva purché si tratti di attività complementari all’attività istituzionale».
La preoccupazione era tanta perché per molte piccole Asd o Ssd, sarebbe stato un passaggio impegnativo, con rischio di esclusione o di adempimenti troppo onerosi da sostenere: «La proroga ha congelato per dieci anni un cambiamento che avrebbe comportato nuovi adempimenti, costi e complessità gestionali – aggiunge Paggetta – Questo significa poter continuare a operare con serenità, concentrarsi su sport e comunità, e rinviare decisioni difficili come l’apertura di una Partita Iva. Non è una sospensione definitiva, ma il tempo è sicuramente congruo perché le società comincino a valutare come prepararsi per l’arrivo di una normativa con la quale, prima o poi, si dovrà comunque fare i conti».