Chiesa
Ha dedicato ai giovani, il vescovo Claudio, il suo messaggio in occasione del tradizionale omaggio – l’8 dicembre – alla Madonna dei Noli, a Padova. «Sono “un presente” a cui dobbiamo dedicare tempo, attenzione, servizi, possibilità per sostenere la loro realizzazione come persone. Questo mio pensiero coglie anche un disagio: viviamo quotidianamente esperienze di fatiche di parte della nostra gioventù, di malessere psicologico e spirituale, di fragilità che troppo spesso sfocia in episodi di violenza, di aggressività e bullismo, di autolesionismo, di chiusura nelle proprie case fino a epiloghi più tragici e disperanti. I dati raccolti dalle ricerche sociologiche ci parlano dell’aumento dei disturbi di ansia e depressione tra le fasce più giovani della popolazioni e le statistiche registrano, sempre in queste fasce di età, un dato preoccupante: il primato del suicidio tra le cause di morte in Europa e anche in Italia».
Situazioni che interrogano tutte le istituzioni: dalla Chiesa alla scuola, dalle pubbliche amministrazioni alle forze dell’ordine, e come persone e famiglie.
«È indubbio – ha continuato don Claudio – che viviamo un tempo complesso, difficile, dove le sollecitazioni esterne sono molte e altrettanti sono i timori per il futuro; è un tempo in cui percepiamo una crisi evidente di quei valori che ci fanno sentire parte di una comunità, che fanno da collante per un vivere civile sereno. Riguarda tutti, giovani e adulti, ma le conseguenze vengono a rendere fragili i giovani e i giovanissimi. Fattori di responsabilità sono: la dipendenza dai social, la mancanza di tempo nelle famiglie, le conseguenze dell’isolamento dovuto alla pandemia, l’abuso di alcol e stupefacenti, il crollo di un senso civico che purtroppo ci riguarda un po’ tutti, la mancanza di adulti significativi…».
Cosa possiamo fare di fronte a tutto questo? «Penso sia importante ridare struttura e valore – forse ripensare – due dimensioni: l’ascolto e la fiducia. Le giovani generazioni hanno bisogno di trovare negli adulti non solo figure di riferimento, esempi e testimoni, ma anche qualcuno che sappia ascoltare le loro fatiche, comprenderle, aiutarli a collocarle e a trovare vie per superarle; qualcuno che li faccia sentire persone e non li identifichi con le loro fragilità. Sta prima di tutto a noi adulti, agenzie educative e istituzioni, trovare strade nuove, alleanze e nuovi linguaggi per dialogare con quella gioventù fragile, in cerca di una propria identità, spaventata dall’insuccesso, che rincorre idoli effimeri; che preferisce isolarsi davanti a uno schermo piuttosto che entrare in relazione. Sta a noi ricostruire una fiducia che sembra sempre più sfilacciata, trovare il modo per metterci in ascolto efficace e cogliere nella loro aggressività un grido d’aiuto. Sta a noi recuperare autenticità e testimonianza. “La vita viene destata e accesa dalla vita” diceva Romano Guardini ed “educare significa dare a un giovane coraggio verso se stesso”. Proprio il fatto che io – adulto – lotti per migliorarmi, dà credibilità alla mia sollecitudine pedagogica. Anche noi adulti dunque dobbiamo riflettere sulla nostra capacità di suscitare vita nei nostri ragazzi con la nostra vita. Non si tratta di giudicare o giustificare, ma di incontrare, di dialogare, di mettersi in gioco, di avere la pazienza dell’ascolto, di ripensare politiche giovanili culturalmente e socialmente inclusive. Come istituzioni lo possiamo fare, unendo competenze e strumenti, alleandoci per essere sempre più comunità educanti, dove chiunque si possa sentire a casa».
E ancora: «Non è utopia, è possibilità. Gli esempi non mancano, semplicemente non fanno rumore. Al fragore della violenza di alcuni si contrappone, infatti, una presenza silenziosa di giovani che hanno scelto di essere parte della comunità, di impegnarsi per il bene in contesti di volontariato, che hanno trovato sogni e rincorrono passioni. Giovani che lottano e scendono in piazza contro la guerra e il riarmo. Giovani che s’impegnano in politica e per la difesa dell’ambiente e della casa comune. Giovani che si prendono cura dei propri coetanei e adolescenti facendo gli educatori e animatori in tante comunità. Giovani che, rischiando la vita, attraversano il Mediterraneo e la rotta balcanica per costruire un futuro per se stessi e con la voglia di lavorare in questo nostro Paese. Con questa consapevolezza che i nostri giovani sono prima di tutto un presente da ascoltare, che hanno potenzialità che vanno aiutate a emergere, ci rivolgiamo a Maria, Madre della speranza».