Idee
Non sempre le cene di Natale sono una festa per i più piccoli. È quello che accade a Lulu, che non ne può più di tutto quel vociare e tintinnare di calici. Mentre guarda svogliato e stufo fuori dalla finestra, ecco che arriva un pacco regalo. Lo stupore nei suoi occhi, però, non dura a lungo. Perché quel peluche che sbuca dalla scatola in cui era stato costretto gli fa paura. Tanta paura. Perché Lulu ha paura dei lupi. Ma Lulu non sapeva ancora che in quella scatola di cartone avvolto nella carta colorata, si nascondeva la storia di “Mal-aimé”, il lupo cartoon che in pochi giorni ha conquistato il pubblico dei social.
“Mal Aimé”, lo spot natalizio della catena di supermercati francesi Intermarché, pubblicato il 6 dicembre, in tre giorni ha superato i 20 milioni di visualizzazioni sui social.
I creativi dello studio di animazione Illogic Studios proiettano gli spettatori in una favola moderna, in stile Pixar, capace di attirare l’attenzione non solo dei più piccoli, ma anche degli adulti, che in quel cartoon, creato senza l’ausilio dell’IA generativa – come hanno fatto, quest’anno, altre grandi marche – ritrovano le immagini delle favole della loro infanzia. Anche la colonna sonora, “Le mal aimé”, canzone del 1974 del cantautore e musicista francese Claude François (1939-1978) richiama con la sua melodia quel “A mille ce n’è…” che ha accompagnato le giornate di un’intera generazione e più. Una curiosità: a molti il nome di Claude François può suonare sconosciuto, ma non è così. Nel 1967, infatti, è lui a scrivere insieme a Jacques Revauz “Comme d’habitude”, che divenne una hit nei paesi francofoni. Rielaborato in inglese da Paul Anka, il brano divenne la canzone più conosciuta cantata da Frank Sinatra: “My Way”.
“J’ai besoin qu’on m’aime/ Mais personnne ne comprend/ Ce que j’espère et que j’attends/ Qui pourrait me dire qui je suis? Et j’ai bien peur”. “Ho bisogno di qualcuno che mi ami/ Ma nessuno capisce/ Quello che spero e che mi aspetto/ Chi potrebbe dirmi chi sono?/ E ho paura”.
Nel bosco innevato fervono i preparativi per il Natale. Gli scoiattoli arrampicati sulle scale sistemano sull’albero le palle colorate che porgono loro cinguettando i passerotti. La supervisione dei preparativi è affidata nonna pecora, che dalla sua sedia a dondolo segue ogni passaggi0. All’improvviso, però, è tutto un fuggi fuggi. È arrivato il lupo, l’animale più temuto del bosco. È scontento perché manca poco a Natale e lui non ha amici. D’altronde come può avere amici uno che, per natura, è portato a cacciarli per trasformali in cena?
In soccorso di “Mal-aimé” arriva un piccolo riccio, una sorta di grillo parlante di collodiana memoria. “Se non ti mangiassi tutti…”. “Sono un lupo, cosa vuoi che mangi?” “Per incominciare non le persone: carote, funghi, frutta, verdura”. “Come si cacciano le verdure?” “Lascia stare…”.
Il lupo sconsolato torna nella sua baracca a sfogliare, sconsolato, il libro di ricette di famiglia, dove – tra le pagine di un tomo che sembra preso da uno scaffale dei classici Disney – si incontrano preparazioni che richiamano a celebri favole, come ad esempio “I tre porcellini”. Ma perché non provare? E così “Mal-aimé” sfodera i suoi artigli per raccogliere champignon da fare saltati in padella. C’è poi da imparare a raccogliere i frutti dalle piante. E quanto scuote un albero per raccogliere le castagne, “Mal-aimé” si ritrova tra le zampe uno scoiattolino, che afferra prontamente per la coda. È un attimo. Lo sguardo dei due si incrocia, al lupo aumenta la salivazione, mentre allo scoiattolino si blocca istantaneamente. “Mmm… sei sicuro?” dice il riccio che sbuca provvidenzialmente a ricordare a “Mal-aimé” che lui sta cercando di cambiare vita. E così lo scoiattolino ha salva la vita e, dopo una pacchetta incoraggiante sulla testa, scappa al sicuro nel bosco. Se non si può cacciare, almeno si potrà pescare. Una strada che il lupo infreddolito prova a percorrere, seppur con scarso successo.
Non mancano poi episodi in cui gli altri animali del bosco guardano a “Mal-aimé” con gli occhi del pregiudizio. Il castoro che rimane sbacalito nello scorgere di sera il lupo che nella penombra di casa percuotere violentemente qualcosa, come farebbe il peggiore degli assassini di un film dell’orrore. In realtà il nostro aspirante cuoco è alle prese con lo sgusciamento delle nocciole. E ancora, mentre si gusta le bacche rosse appena raccolte, mette in fuga un’intera famiglia terrorizzata dalle macchie rosso sangue che gli hanno colorato il pelo del muso. In ogni situazione, anche la peggiore, c’è comunque sempre un lato positivo, come in questo caso: la famigliola di leporidi ha abbandonato una cariola di carote. Portate a casa, il lupo le prepara saltate in padella e ne fa un purè, che lo conquista al punto da cancellare – sul ricettario di famiglia – la ricetta delle “tre piccole salsicce” e sostituirla con la “purea di carote”.
Giorno dopo giorno, a forza di prove e tentativi, il nostro lupo da cacciatore diventa un “raccoglitore”. La sua baracca, da grigia e cupa, si inizia a colorare, illuminata dalle luci dell’albero di Natale. E sembra quasi di sentirlo il profumo della quiche vegetariana cotta sul rustico forno a legno, che “Mal-aimé” prepara per unirsi ai festeggiamenti natalizi degli animali del bosco. Al suo arrivo, però, tutti i commensali se la danno a gambe terrorizzati. Il lupo, scodinzolando nervosamente, sta per ritornare nella sua baracca quando, con una buona dose di coraggio misto a timore, lo scoiattolino che aveva avuta salva la vita allunga la sua ciotola chiedendo di assaggiare un pezzetto di quiche. È il ghiaccio che si rompe. Dopo la prima fetta di quiche offerta, ecco che si forma la fila e tutti gli animali desiderano assaggiarne un po’.
Le seggiole si spostano e il lupo “Mal-aimé” trova posto tra commensali alla tavola allestita ai piedi dell’albero di Natale. E mentre in sottofondo risuona “Le mal aimé” di Claude François, “Mal-aimé” brinda con il riccio, seduto dall’altra parte del tavolo.
“Tutti abbiamo un motivo per mangiare meglio”, recita lo slogan. “Intermarché vi augura buone feste”.
In pochi giorni “Mal-aimé” ha spodestato dai vertici della classifica i tradizionali spot natalizi di John Lewis e di Kevin La Carota, la mascotte animata ideata dieci anni fa per reclamizzare i prodotti del discount Aldi, divenuta protagonista, col trascorrere degli anni di una vera e propria saga degna di un film delle feste. E sono in tanti, che nei commenti postati sui vari social, chiedono a gran voce di trasformare lo spot della catena di supermercati francesi in un vero e proprio film di animazione. Una richiesta che gli autori dello spot stanno prendendo seriamente in considerazione.
Quella di “Mal-aimé” è una favola gentile, 2.0 ma che preferisce la spontaneità dei disegni al realismo prodotto dall’IA generativa, disegni che non sono sempre perfetti, ma che proprio nella loro imperfezione hanno la loro cifra di forza.
È una favola che ci parla di paure e pregiudizi, ma che ci racconta anche del coraggio dei piccoli e dei fragili, ci parla di solitudini e di cambiamento. È una favola che ci parla dello stare a tavola – tema caro a tutti – dove le diverse preparazioni, la lucentezza del brodo e le goccioline di condensa oltre a rendere appetitoso ogni piatto, gli aggiungono quel tocco artistico, che nell’imperfezione lo iscrivono in una dimensione fiabesca in cui ci si sente tutti un po’ parte. Perché, ammettiamolo, ciascuno di noi aspira a creare un piatto da grande chef, ma il più delle volte il risultato non risplende di perfezione, ma conquista per le sue imperfezioni. Ed è in quel momento che siamo tutti un po’ dei piccoli grandi chef.