Chiesa
Come passare dalla condizione di “muti spettatori” delle celebrazioni liturgiche all’acquisire una vera familiarità con esse? Gli strumenti sono molti, ma a volte richiedono un’impegnativa formazione storico-teologica. Don Giuliano Zanchi – che venerdì 23 gennaio, alle 20.45, terrà una conferenza a Casa Madonnina sul rapporto tra liturgia e carità – ha dato alle stampe un libro, dal titolo Preghiera e liturgia (Edizioni San Paolo, pp. 143), agile nel formato e nello stile, di eccezionale utilità per chi voglia cominciare a capire le dimensioni del celebrare cristiano.
La sua scrittura ha il dono di una stupenda chiarezza, pur se non abbandona mai un rigore autorevole e pieno di eleganza. Zanchi riannoda la recente riforma della liturgia con gli albori della storia della nostra fede e risale a prima ancora, mostrando il legame tra la poesia della Chiesa e le preghiere rituali ebraiche.
Esempi tratti dalla quotidianità rendono vivo l’argomentare e immediato il nesso con il presente, mentre, pagina dopo pagina, scorrono i riferimenti che ci introducono al mistero. Innanzitutto i passi biblici: quell’imperioso paragrafo della Lettera agli Ebrei sul sacerdozio eterno di Gesù Cristo, che ha aperto gli occhi a Pio XII e ispirato la prima enciclica della storia tutta dedicata alla liturgia: la Mediator Dei del 1947. È con il pronunciamento di papa Pacelli, pieno di genio e di coraggio pastorale, che la Chiesa prende consapevolezza della natura dei sacramenti, dove ad agire da protagonista è il Signore, che ci associa al proprio eterno offrirsi al Padre.
Da qui verrà ai Padri conciliari la forza per affermare, nella costituzione del Vaticano II Sacrosanctum Concilium, che le azioni liturgiche hanno il potere di innestarci nella Pasqua del nostro Salvatore immolato e vincitore sul peccato e la morte.