Chiesa
«Adorare», voce del verbo trasmettere. Adorare è verbo transitivo, che contempla cioè un passaggio ad extra. Se «orare» significa «rivolgere la parola / supplicare», il termine
«ad-orare» rinvia al gesto di portare alla propria bocca (os-oris) ciò che viene ritenuto degno di omaggio.
Che strano “caso” l’adorazione eucaristica: ciò che nelle celebrazioni viene per lo più associato agli occhi (vedere Gesù nell’eucarestia), andrebbe invece legato alla bocca, anzi a due bocche: bocca a bocca come due amanti, come chi ridona respiro a chi non ha più alito di vita, come un’aquila con la sua nidiata, come chi loda e intercede all’unisono.
Adorare non significa solo trasmissione, bensì relazione. Adorare, voce del verbo intrecciare. Pregando, s’intrecciano la vita del Signore e quella del fedele. Ma ciò che s’incontra nella liturgia, è sempre il Corpo di Cristo dato per tutti. Chi adora intreccia la propria vita con quella della Chiesa, e in essa, con quella di ogni figlio e figlia di Dio dispersi nel mondo (oikūménē).
Il rischio di trasformare le nostre celebrazioni in spazi intimistici di consolazione, riducendo le azioni liturgiche in statiche visioni di membra separate (dunque morte), è dietro l’angolo. L’umanità sembra avere la capacità di reificare tutto, per disporne a proprio piacimento, per avere la certezza di non perderlo. Accade con ciò che è sacro e desiderabile, fonte di sicurezza, benessere e salvezza. Accade con l’Eucarestia. Se ne smarrisce così trascendenza ed eccedenza, ci si dimentica che ciò che viene presentato va ricevuto come dono gratuito offerto a ciascuno di noi e a un noi. Questo andrebbe accolto e condiviso, poiché solo la condivisione vissuta attesterà di essere divenuti quel Corpo che si sta contemplando, Corpo che potrà donarsi nuovamente attraverso la vita dei fedeli. Adorare, voce del verbo unire. Se non c’è unità, il Corpo non può agire, muoversi, testimoniare, ma questa unità è una chiamata che Dio rivolge con la sua bocca ai propri figli, e che ora va ben intesa.
Secondo le parole di papa Paolo VI, l’Eucarestia promuove «un attivo spirito ecclesiale» (Mysterium fidei, 71) convocando i fedeli a pregare per la «comunione» facendo «propria la causa della Chiesa». È la sua stessa vocazione. Essa si realizzerà se saranno chiare due prospettive. La prima: la comunione si compirà nella misura in cui ci sarà maggior comunicazione (bocca) e coinvolgimento di tutte le membra eucaristiche. La vita cristiana chiede l’attraversamento delle relazioni e delle differenze, e non crede che l’unità si realizzi senza dialogo e confronto.
La seconda: la causa della Chiesa cattolica non coincide con il rendere tutti “romani”, né con il costringere tutti a essere cristiani, ma a ricordare che siamo «fratelli e sorelle» (papa Francesco). Lo esprime bene Leone XIV in due ultimi interventi. Essere radunati «nell’unica fede e nell’unico amore», non significa cercare «un ecumenismo di ritorno allo stato precedente le divisioni, né un riconoscimento reciproco dell’attuale status quo della diversità delle Chiese e delle comunità ecclesiali, ma piuttosto un ecumenismo rivolto al futuro, di riconciliazione sulla via del dialogo, di scambio dei nostri doni e patrimoni spirituali» (In Unitate fidei, 23 novembre 2025). Il “pensiero al futuro” di Leone consente di vivere ecumenicamente perché eucaristicamente. È infatti l’azione eucaristica la nostra «memoria del futuro», attuazione di ciò che nella Trinità già siamo e riceviamo nell’oggi. È iniziare a vivere a partire da quel che siamo in Dio, Vita eterna, che consente di immaginare percorsi filiali che beneficino di una economia (oikonomía) allargata fatta di scambi fecondi all’interno della stessa Casa-Terra.
Scrive ancora Leone XIV: «Nostra Ætate ci ricorda che l’umanità sta convergendo sempre di più, e che è compito della Chiesa promuovere l’unità e l’amore tra gli uomini e le donne, e tra le nazioni» (discorso “Camminando insieme nella speranza”, 28 ottobre 2025). Questo significa che il nostro unirci come Chiesa e come cristianità, non è finalizzato a realizzare un Corpo di riconquista, ma a essere «sacramento universale di salvezza» (Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n. 48), segno per tutta la fraternità umana che l’unità nelle differenze è possibile perché sognata da Dio. L’umanità vi sta già convergendo nonostante le lacerazioni che conosciamo, poiché lo Spirito di Dio è già all’opera in essa.
A riguardo è toccante il richiamo presente nelle Fonti francescane a come san Francesco d’Assisi raccogliesse con cura frammenti disseminati di Bibbia e di libri profani. Se nei primi c’erano scritte parole che riguardavano Gesù, nei secondi rintracciava e componeva lettere che formavano la dolcezza del suo Nome. È un’immagine eucaristica ed ecumenica potentissima, frutto di una spiritualità nata dall’ascolto della realtà e del cuore di Dio. È un’immagine di riconciliazione come quella che san Leopoldo Mandić ha cercato di trasmettere con la sua vita eucaristica (ut unum sint). Celebrare l’Eucarestia ci ricorda che quel gesto è l’unica azione “compiuta”
nella storia, e che lì possiamo innestare tutte le nostre azioni “imperfette” affinché, in Cristo, possano trovare unità di destinazione. San Leopoldo lo sapeva: accadrà perché Lui lo ha promesso. Adorare, voce del Verbo.
Intenzione di preghiera del papa
Preghiamo affinché la preghiera con la Parola di Dio sia nutrimento nelle nostre vite e fonte di speranza nelle nostre comunità, aiutandoci a costruire una Chiesa più fraterna e missionaria.
Intenzione dei vescovi
Ti preghiamo, Signore, affinché la Chiesa, sull’esempio di Maria, si faccia serva della Parola di Dio e da essa sia nutrita e fortificata.
ntenzione per il clero
Cuore di Gesù, ispira nei presbiteri il desiderio di contribuire con mansuetudine e pazienza ad accrescere l’unità e la concordia della tua Chiesa.