Dalla “brain rot” al “rage bait”: la parola dell’anno 2025 dell’Oxford Dictionary accende i riflettori su un ecosistema digitale che monetizza la rabbia, trasformandola in leva di visibilità, consenso e profitto, a scapito della complessità del pensiero e delle relazioni.
Nel 2024 l’Oxford Dictionary aveva scelto come parola dell’anno “brain rot”, il “marciume cerebrale” da eccessivo consumo di contenuti poco intelligenti sui social. Per il 2025, lo stesso Oxford Dictionary ha scelto “rage bait”, letteralmente “esca per la rabbia”, espressione che indica un «contenuto online deliberatamente progettato per suscitare rabbia o indignazione, risultando frustrante, provocatorio o offensivo, e generalmente pubblicato con l’obiettivo di aumentare il traffico o l’interazione verso una determinata pagina web o contenuto sui social media». Il “rage bait” è sempre esistito: già gli antichi retori del mondo classico si scagliavano contro certi usi e costumi più per eccitare l’uditorio e ottenerne il plauso che per il tema in oggetto in sé. Ma nel mondo regolato dagli algoritmi, in cui ci troviamo di fronte a contenuti o pensieri per le fredde logiche numeriche dell’engagement e della viralità, la rabbia è un ingrediente a cui tutti facciamo ricorso, in un modo o nell’altro, per emergere nel mare dell’indifferenza. Youtuber, politici, twittatori compulsivi, aziende, tifosi della domenica: tutti accomunati dal desiderio di graffiare chi sta dall’altra parte, sommerso e narcotizzato da intere biblioteche di Alessandria di contenuti, perché un pizzico di rabbia gli permetta di accorgersi di noi, di appagare il nostro bisogno di esistere, di darci il suo voto o di comprare l’ennesimo prodotto da reclame. In un mondo di narrazioni tutte uguali c’è sempre bisogno di un antagonista verso cui scagliare la rabbia che ci fa sentire vivi. E poco importa se, facendo così, disumanizziamo innocenti o intere etnie. E poco importa se abbiamo ridotto la nostra gamma emotiva a poche e basilari emozioni, così come abbiamo ridotto la complessità dei nostri ragionamenti. Sarebbe facile scagliarsi contro i rabbiosi e gli arrabbiati, ma credo sia più utile denunciare chi ha deciso di istituire il mercato della rabbia per rendere più profittevoli i suoi social network.