Un calcio alla guerra: la speranza della Nazionale sudanese
Il calcio come voce di un popolo ferito: dalla Coppa d’Africa i giocatori del Sudan raccontano al mondo la guerra che devasta il loro Paese, trasformando la Nazionale in un simbolo di speranza, memoria e resistenza umana oltre il risultato sportivo.
«Non gli hanno nemmeno dato una possibilità. Gli hanno sparato più di 20 o 25 volte. Anche uno dei nostri amici d’infanzia era con loro, ma non poteva dire nulla. Ha visto il nostro amico morire davanti ai suoi occhi, e questo è tutto». Davanti alla telecamera della Bbc, gli occhi di John Mano parlano più delle sue parole. Mano è un calciatore professionista sudanese, impegnato fino a pochi giorni fa con la Nazionale del Sudan nella Coppa d’Africa. Dal ritiro in Marocco ha raccontato la morte del suo migliore amico Medo, una delle oltre 150 mila vittime della guerra civile che imperversa nel suo Paese dall’aprile 2023. Mano sa che lui e i suoi compagni di squadra, in queste settimane, sono stati molto di più di semplici calciatori. Sono stati panacea per amici, familiari, per un popolo che sta attraversando una delle peggiori crisi umanitarie. Milioni di persone costrette a fuggire e carestia mettono ovviamente in secondo piano anche il calcio, ma nonostante stadi distrutti, campionato nazionale sospeso e due delle squadre più importanti del Sudan, l’Al Hilal e l’Al Merrikh, costrette a giocare all’estero pur di non sospendere definitivamente l’attività, la Nazionale è riuscita nell’impresa di qualificarsi alla Coppa d’Africa e, non da meno, a superare la fase a gironi del torneo, cosa che non accadeva dal 2012. Il calcio non solo visto come speranza, ma anche come megafono per urlare al mondo l’assurdità di un conflitto che annienta storie, nomi, uomini, donne e bambini. L’allenatore della Nazionale, il ghanese Kwesi Appiah, ha convinto i calciatori a giocare senza avere garanzie di pagamento, dimostrando paterna vicinanza e affetto ai membri della squadra che hanno perso familiari. Il Sudan è uscito agli ottavi, sconfitto dal Senegal, per 3-1, lo scorso 3 gennaio. Ma la partita di questi ragazzi non è di certo finita. Ne è convinto John Mano: «Stiamo cercando di liberare il nostro Paese attraverso il calcio. Il nostro obiettivo è diventato più forte: il Sudan prima di tutto, il Sudan sopra ogni cosa».