Repubblica Centrafricana: i vescovi dopo le elezioni, “la pace è diritto del popolo, mai più violenza e impunità”
Dopo le elezioni del 28 dicembre, i vescovi della Repubblica Centrafricana richiamano istituzioni e cittadini a una pace fondata su giustizia, dialogo e responsabilità: denunciano corruzione e abuso di potere come nemici del futuro del Paese e invitano a costruire il bene comune senza odio né violenza.
Un forte appello alla pace fondata sulla giustizia, alla responsabilità politica e al rifiuto di ogni forma di violenza arriva dai vescovi cattolici della Repubblica Centrafricana all’indomani delle elezioni del 28 dicembre che hanno portato alla riconferma, per il terzo mandato, del presidente Faustin-Archange Touadéra. Nel messaggio diffuso l’11 gennaio al termine dell’Assemblea plenaria ordinaria, la Conferenza episcopale centrafricana si rivolge alla “Chiesa-famiglia di Dio” e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, ribadendo che “la gloria di Dio è la pace” e che questa non può essere ridotta a semplice assenza di guerra. I vescovi riconoscono “la maturità del popolo centrafricano”, che ha partecipato pacificamente al voto e vigilato sul processo elettorale, facendo emergere anche irregolarità in alcuni seggi. Un segno, sottolineano, di un crescente senso civico, da custodire e rafforzare. Allo stesso tempo, ricordano che la pace resta una “profonda aspirazione” di un Paese segnato da anni di violenze, sfollamenti, povertà e divisioni identitarie. “La pace non è un lusso, ma un diritto inalienabile di ogni cittadino e un dovere per chi governa”, affermano i vescovi, che denunciano con chiarezza abuso di potere, corruzione, nepotismo e impunità come “nemici della pace”. Senza istituzioni solide, credibili e trasparenti, avvertono, “non si può realizzare alcun vero progresso”. Nel delicato tempo post-elettorale, l’episcopato invita tutti al rispetto delle scelte politiche altrui: “L’avversario politico non è un nemico”. Il futuro della Repubblica Centrafricana, concludono, non può essere costruito su odio e violenza, ma su dialogo, fraternità e bene comune. Chiedono anche alle confessioni religiose di intensificare la preghiera e il dialogo ecumenico e interreligioso come autentiche vie di pace.