Idee
Sulle scuole paritarie non si finisce mai di litigare. Purtroppo questo è un leit-motiv del nostro Paese, dove il tema degli istituti scolastici non statali sconta un retaggio ideologico duro a morire anche se, oggi, piuttosto residuale.
La questione annosa legata all’abusata citazione del “senza oneri per lo Stato” previsto in Costituzione rispetto alla possibilità, da parte di “enti e privati”, di “aprire scuole” continua a presentarsi sottotraccia nello scenario italiano che comunque ormai da tempo ha previsto il superamento del dualismo tra scuola “privata” e scuola statale, prevedendo appunto il sistema pubblico di istruzione. Sistema di cui fanno parte allo stesso modo le scuole istituite dallo Stato e quelle “paritarie” – cioè riconosciute, con vincoli precisi e senza scopo di lucro – appartenenti a realtà non statali (“enti e privati”). Scuole paritarie che a buon diritto – e in nome della libertà di educazione e delle pari opportunità – ricevono un contributo economico secondo parametri previsti dalla legge.
E’ probabilmente il retaggio accennato che emerge nel tono e nelle affermazioni di un intervento della Cgil che commenta i risultati della recentissima legge di bilancio nella quale è previsto, tra l’altro, un “bonus” proprio per le paritarie. A dire il vero il sindacato si scaglia, legittimamente dal suo punto di vista, su quanto ritiene insufficiente per la scuola in generale, sostenendo che gli sbandierati aumenti per il comparto scolastico legati alla Finanziaria non sarebbero reali: il sito della Flc Cgil spiega che secondo Valditara “le risorse per la scuola italiana nel 2026 aumenteranno di 875 milioni rispetto al 2025, passando da 57 miliardi e 46 milioni a 57 miliardi e 921 milioni”. L’aumento sarebbe dunque dell’1,5%, in realtà inferiore all’aumento dell’inflazione previsto dallo stesso Governo (+1,7%) e dunque il bilancio dell’istruzione nel 2026, “subirà un decremento che comporterà i consueti tagli e sacrifici tanto per il personale scolastico quanto per il funzionamento didattico e organizzativo delle scuole statali”.
Ed ecco l’attacco: “A questo si aggiunge la beffa (sic!) delle scuole paritarie a cui vanno ulteriori nuovi fondi a carico del ministero dell’Istruzione”. Aumenti reali, chiosa Flc Cgil, sottolineando poi che “alle scuole paritarie arriveranno anche fino 1.500 euro di bonus previsti per le famiglie con Isee fino a 30 mila euro”.
Si può naturalmente pensarla come si vuole. Ma continuare ad approcciare il tema delle paritarie in modo conflittuale e contrappositivo è antistorico. La questione del bilancio delle scuole, con la richiesta di aumenti reali per il sistema pubblico italiano (per le scuole statali e non statali che ne fanno parte) è sacrosanta. Sono tante le voci che si levano da anni richiedendo maggiori investimenti, criticando non solo questo Governo, ma anche quelli passati, magari sottolineando anche come l’Italia non brilli rispetto a quanto fanno altri Paesi.
Tuttavia la rivendicazione “contro” le paritarie ha davvero un sapore amaro e anacronistico rispetto al contributo reale di queste scuole al sistema pubblico, non solo in termini economici – un risparmio per le casse statali – ma soprattutto in termini di libertà e pluralismo educativo.
Le discussioni sulla reale parità scolastica si susseguono da sempre. Il nodo mai sciolto del tutto è proprio quello dei finanziamenti pubblici e della possibilità da parte delle famiglie di una reale scelta educativa non gravata da un carico di spesa limitante. Ora, senza nulla togliere alla doverosa difesa della scuola statale e alle richieste di investimenti adeguati per tutto il sistema di istruzione, sostenere le paritarie e le famiglie che vi si rivolgono dovrebbe essere una conquista, non una “beffa”.