Idee
Ideale e concreta, sfugge all’utopia per richiamare ad azioni pratiche di cui tutti possono e devono sentirsi responsabili. La Nota pastorale dei vescovi italiani Educare a una pace disarmata e disarmante, diffusa il 5 dicembre e presentata nel corso di un webinar il 14 gennaio (organizzata dall’Istituto Giuseppe Toniolo, Ac e Acli) appare necessaria – in un mondo che spinge verso la guerra, verso l’imposizione della legge del più forte calpestando la forza del diritto, verso l’aumento della spesa militare, verso forme di aggressione nuove come la guerra cibernetica – nel richiamare all’impegno urgente di tutti nella costruzione della pace.
Un tema sul quale, scrive in sede di presentazione l’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei Matteo Zuppi, «occorre ritornare per formare le coscienze delle comunità, che devono essere illuminate da un ideale di pace». La Nota, sottolinea il card. Zuppi, viene offerta come strumento «per leggere la realtà contemporanea» alle comunità che sono invitate «ad attingere alla Parola di Dio e al Magistero una visione di riconciliazione, di pace, di convivenza tra i popoli, continuamente minacciata».
La prima parte del documento lega il presente alla storia recente scaturita dal crollo del Muro di Berlino del 1989, che ha fatto sperare in una pace perpetua me che ha lasciato spazio a una globalizzazione centrata sul dominio dell’economia e della finanza. Il risultato è stato l’allargamento delle disuguaglianze con fratture economiche e sociali inaccettabili fra Paesi ricchi e Paesi poveri. Nazionalismi, antisemitismo, islamofobia e cristianofobia hanno poi aggravato tensioni portando a quella che papa Francesco aveva definito “guerra mondiale a pezzi”, con circa 60 conflitti in corso. Di fronte allo scenario così delineato, i vescovi chiedono «di immaginare modi differenti di abitare un tempo denso di conflittualità». Se alla violenza non possiamo assuefarci, da dove possiamo ripartire con una nuova educazione alla pace? «Da una resistenza al negativo che si annida anche nelle relazioni più fondamentali e deborda in ogni ambito, rischiando di diventare cultura dominante».
«Un documento importante, di tutti i vescovi italiani, che dimostra l’attenzione generalizzata al tema della pace, sempre fondamentale del vivere civile ma oggi centrale per le sfide che siamo chiamati ad affrontare», afferma Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica italiana, intervenuto al webinar. Chiaro il taglio educativo che i vescovi hanno voluto dare al documento, richiamando alla necessità di farsi “artigiani della pace” nel quotidiano, coltivando la pratica del dialogo e dell’incontro, promuovendo stili di vita nonviolenti. «La nota ci chiama a una campagna importante per quello che è il tema dei temi, contrastare la cultura della guerra e del riarmo con un “no” deciso al modello che impone lo scontro come pratica di risoluzione delle divergenze, la logica della forza che mette in difficoltà il diritto e delegittima le istituzioni internazionali. Spetta a tutti promuovere iniziative per la non-violenza, favorire scelte come l’obiezione di coscienza, contrastare la spinta al riarmo».
Sembrano temi che appartenevano al passato, ma, sottolinea Notarstefano, «è la storia che ci detta l’agenda, il presente segnato da decine di conflitti che ci impone di tornare a occuparci, dopo che per tanto tempo abbiamo pensato di vivere “nel migliore dei mondi possibili”, di questioni essenziali per la vita in comune, a partire dal rifiuto della violenza».
«Quella della Chiesa è una nota che ci riporta all’Abc, alla grammatica della vita umana, che si costruisce attorno alla capacità di costruire relazioni anche da visioni differenti – spiega don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e lavoro della Cei, anche lui relatore durante il webinar – L’esperienza umana ci pone di fronte a conflitti, ma è tipico dell’uomo saper dare spazio alle differenze, mentre troppo spesso si cerca di annullarle. In questo la Chiesa è “maestra di umanità” come diceva Paolo VI, e suggerisce come favorire le relazioni».
Tra i tanti ambiti e orizzonti suggeriti per costruire “case di pace”, la nota indica in particolare la preghiera, «la famiglia e la scuola, luoghi nei quali si comincia ad apprendere la non violenza», la società civile e la politica, chiamate a promuovere una visione che assicuri sviluppo e solidarietà e a scongiurare la strategia della corsa agli armamenti. «Il documento dei vescovi, ricco e ampio, raccoglie un’istanza che in primo luogo è educativa – aggiunge don Bruno Bignami – e ricorda che la guerra è solo il punto più grave cui si giunge quando non si riconosce l’altro. L’espressione di papa Leone XIV, “una pace disarmata e disarmante” raccoglie questa istanza e invita a curare la mente e le mani alle relazioni. E lo fa con lo sguardo sulle sfide attuali, quelle di chi dice “armiamoci e poi vediamo se qualcuno attacca” che portano anche all’idea allucinante della “difesa preventiva”, che stravolge il concetto stesso di difesa e che non è mai stato concepito dalla visione cristiana».
Il documento dei vescovi, secondo don Bruno Bignami, supera ogni tentativo di semplificazione nel vivere le relazioni, tra singoli e tra Stati. «Bisogna imparare ad ascoltarsi, ad ascoltare, a dialogare e a capire le ragioni di ciascuno. Relazioni, questo è il nome della pace. E “pace a voi” è il saluto di Cristo quando viene tra gli uomini, non solo la promessa dopo la Resurrezione». «Di fronte al pericolo di conflitti generalizzati dobbiamo uscire dalla logica “vittoria o sconfitta”, ma adottare la sinodalità come profezia per il mondo, partendo dall’alleanza tra soggetti educativi – conclude Giuseppe Notarstefano – La riscoperta del valore del processo di integrazione europea e il rapporto con la natura, che noi chiamiamo creato, possono aiutarci a superare la logica della violenza». Con i principi ribaditi nella nota della Cei, la Chiesa italiana sembra andare decisamente controcorrente rispetto al clima attuale, dove prevalgono i predatori, che non nascondono nemmeno più la loro insaziabile fame di potere, di denaro, e manifestano il diritto a imporsi in quanto “più forti”.
«L’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela è la certificazione della orrificante legge del più forte… Un altro spaventoso passo nell’abisso della terza guerra mondiale. Sostenere, come ha fatto il governo italiano, che si sia trattato di un “legittimo intervento di natura difensiva contro gli attacchi ibridi alla propria sicurezza” ci mette tutti in pericolo, perché trascina il nostro Paese in un mondo dominato dall’illegalità e dall’arbitrio». Con queste parole inizia l’appello firmato da Flavio Lotti, presidente Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace, e Marco Mascia, presidente Centro diritti umani “Antonio Papisca”, che chiedono un impegno collettivo per non tacere più. Info su: www.perlapace.it