Fatti
Dialogando con il mondo. Il sindaco: «Quando istituzioni civili e comunità cristiana camminano insieme, il paese cresce in modo più armonioso. Passi che allargano l’orizzonte: così possiamo crescere»
«Ci sono voluti trent’anni di servizio pubblico prima di diventare sindaco: un anno da consigliere, diciannove da assessore, dieci all’opposizione. Un percorso lungo, fatto di ascolto, studio e responsabilità. Una guida nuova porta sempre un’impronta nuova: uno stile, un ritmo, una visione». Si presenta così Massimo Cavazzana, classe 1965, primo cittadino di Tribano dal 2019, rieletto con ampio margine nel 2024. «La nostra comunità è cresciuta enormemente. Parrocchia, associazioni, volontari, giovani, anziani, famiglie, nuovi cittadini: tutti hanno portato un pezzo di sé. In questo cammino è stata fondamentale la collaborazione con il nostro parroco, fatta di fiducia reciproca, di dialogo sincero, di rispetto dei ruoli. Abbiamo condiviso visioni, preoccupazioni, speranze. E questa sintonia ha permesso alla comunità di sentirsi accompagnata non solo nelle opere materiali, ma anche in quelle spirituali, educative e sociali. Quando istituzioni civili e comunità cristiana camminano insieme, il paese cresce in modo più armonioso».
Cavazzana declina questa sua convinzione: «Per anni abbiamo parlato di cultura senza avere luoghi per ospitarla. Ora la biblioteca e la palestra sono diventate spazi vivi, attraversati da autori, lettori, famiglie, bambini. È un piccolo miracolo quotidiano: quando una comunità si riconosce nella propria storia, torna a generare futuro. Tribano è entrato tra i 229 “piccoli borghi d’Italia” e a maggio inaugureremo quattro opere simboliche: l’ostello da 25 posti, la torre civica con la sua escape room, l’area camper di viale Europa, l’area a km zero in “Area feste”. Sono luoghi che parlano di ospitalità, di turismo lento, di comunità aperta».
Per Tribano, che con le frazioni di Olmo e San Luca conta oltre 4.200 abitanti, sono stati investiti dall’amministrazione comunale 14,9 milioni di euro in opere pubbliche, finanziate per l’80 per cento con risorse a fondo perduto. «Abbiamo lavorato su infrastrutture, sicurezza idraulica, scuole, verde, sport, socialità. È stato come avvicinarsi a un quadro per curarne i dettagli. Ora possiamo fare un passo indietro e vedere l’insieme: un paese che si rialza e si rinnova». Passi importanti anche sul fronte sociale: l’asilo nido comunale è passato da 7 a 34 bambini, la scuola parrocchiale e l’istituto comprensivo sono stati rinnovati, presto partirà un progetto per monitorare gli anziani ultraottantenni autosufficienti. E poi c’è l’ex scuola di Olmo: un edificio che doveva essere venduto e che oggi ospita il polo sociale della Croce Rossa di Due Carrare, che assiste oltre 180 famiglie: «Siamo stati i primi in Veneto a essere riconosciuti come “Comune attivo” per i progetti dedicati al benessere, con un centinaio di anziani coinvolti, mentre sono un’ottantina gli studenti di elementari e medie che usufruiscono del doposcuola – sottolinea il primo cittadino – Nell’anno appena trascorso abbiamo intrapreso la riqualificazione della Sala Navarini, la pista ciclabile di via Casette, la nuova area verde di 27 mila mq, il gemellaggio con Buie, città croata con radici venete, e la tappa del Festival dell’Istroveneto del 13 giugno 2026». E conclude con un pensiero: «Sono passi che allargano l’orizzonte e ci ricordano che un paese cresce quando non ha paura di dialogare con il mondo, una comunità non si guida, si accompagna. E quando cammina unita, nessun traguardo è troppo lontano».
Il parroco: «Non siamo né migliori né peggiori di altri, ma continuiamo a provarci: questo resta il tratto più significativo. Siamo una comunità in cui stare, restare, andare, tornare»
«Qualche mese fa ero in chiesa, il coro parrocchiale stava provando “I still haven’t found what I’m looking for” degli U2, in vista di un concerto che avremmo proposto di lì a poco. Io ascoltavo e cantavo. Mi godevo quella canzone, che mi accompagna da anni con la sua voglia di cercare senza smettere, di restare in cammino anche quando le risposte non arrivano subito. Oltre alla musica un altro pensiero: qualche anno prima, una scelta così non sarebbe stata così naturale. Non perché fosse vietata, ma perché nessuno ci avrebbe nemmeno pensato. Oppure qualcuno mi avrebbe chiesto un parere, un permesso, una conferma. Questa volta no. E per me era un bel segno. Un segno di fiducia, di libertà, di un clima in cui si può essere sé stessi, senza dover separare la testa dal cuore, la fede dalla vita, con il coraggio di guardare la vita e ciò che della vita ci piace di più».
Trasmettono energia le parole di don Andrea Tieto, parroco di Tribano, Olmo e San Luca, che prosegue il suo racconto: «Mentre ascoltavo mi sono accorto di una persona che entrava e usciva dalla porta laterale della chiesa. Non l’avevo mai vista. Vestito in modo molto alternativo, piercing e tatuaggi ben visibili. Dopo un po’ mi si avvicina e mi chiede se potessi dedicargli un attimo. Siamo usciti insieme. “Mi presento, sono Riccardo” (nome di fantasia), disse. “Ti ricordi di me?”. Appena ho sentito la voce, mi sono ricordato subito. Erano passati più di dieci anni, dai primi tempi del mio arrivo in parrocchia, dalle attività estive e dai bei momenti di festa. “Non ti avevo riconosciuto, sei cambiato un bel po’”, gli ho detto, con occhi che sorridevano: ero contento di rivederlo. Aveva vissuto in giro per il mondo ed era tornato in paese. Mi ha detto di non frequentare più la chiesa, ma che si era trovato bene al tempo e si metteva a disposizione per i gruppi dei giovani, anche solo per dire che si può crescere bene, anche oltre le apparenze, anche passando da strade diverse».
Don Tieto, parroco a Tribano dal 2013, parte da due fatti concreti per dire cosa è per lui la parrocchia, oggi: «Una comunità in cui si può stare, restare, andare, tornare. Una comunità dove non tutto funziona, dove a volte ci si contraddice e ci si perde per strada, ma dove nessuno viene messo alla prova prima di essere accolto. Non siamo né migliori né peggiori di altri, ma continuiamo a provarci, e questo resta il tratto più significativo. Gruppi, attività, esperienze non mancano. Sono quelle di tante parrocchie ancora vive, grazie a persone che si spendono con generosità. Ciò che più conta è il clima: sentirsi a casa, anche quando la vita è complicata. È da tempo che, in ogni esperienza – dalla liturgia domenicale alla sagra estiva – ci poniamo una domanda semplice e mai conclusa: come possiamo essere una comunità accogliente? Questa domanda vale più di molte risposte».
Don Tieto si sofferma anche sul rapporto con l’amministrazione comunale: «Quando Cavazzana venne eletto sindaco, ci guardammo negli occhi e ci dicemmo una cosa semplice: proviamo a voler bene insieme a questo paese, e proviamo a farlo insieme. Senza difendere orticelli, cercando il bene comune, con progetti che provano a essere concreti e, allo stesso tempo, ambiziosi. L’ultimo esempio è stato “Il Natale è di tutti”: parrocchia, Comune, scuole, associazioni, commercianti. Un’unica proposta per dire che il Natale è un dono che riguarda tutti, e in cui ogni realtà può imparare qualcosa dalle altre. “I still haven’t found what I’m looking for”. Forse è vero. Insieme, con pazza gioia e disponibilità, senza attendersi risultati. Sarà il Signore, lungo la strada della vita, a venirci incontro».
Attualmente Tribano conta 4.226 abitanti, il suo santo patrono è san Martino (la festività cade l’11 novembre). Lo stemma comunale vede tre torri che svettano su uno sfondo verde, merlate alla sommità, con porte e finestre rosse. Quella centrale svetta rispetto alle altre due.