Idee
L’uno parla di dialogo e nello stesso tempo massacra un popolo, l’altro pretende il Nobel per la pace mentre offende e colpisce chi non la pensa come lui, un altro fa prevalere e giustifica la linea della vendetta sulla linea della giustizia, un altro sostiene che la politica internazionale debba essere una politica predatoria e fa carta straccia dei diritti degli uomini e dei popoli. Rieccoli gli uomini in delirio di onnipotenza, che qualcuno si ostina a chiamare “i grandi della terra”. Rieccoli quanti li applaudono o se ne stanno zitti sotto i balconi dei palazzi del potere. Preoccupano in questo scenario l’affievolirsi del pensiero e il ritenere il pensiero un’astrattezza che non produce fatti e neppure risponde alle richieste imposte dal mercato, dall’apparenza, dalla brama di successo e di apparire. Il pensiero sul senso della vita rischia di essere rimosso, viene meno la sua forza generativa di dialogo, di relazioni umane, di giustizia e di pace. Chi nella notte tiene acceso il lume del dialogo tra la ragione e la fede appare un ingenuo viandante sulle strade della realtà.
Eppure, c’è chi cammina contro corrente, c’è che vive la vita come un’attesa di qualcuno che abbia parole credibili. Tra questi viandanti c’è Giovanni Allevi, pianista e compositore di 57 anni che in queste settimane è impegnato in un tour di concerti in Italia e all’estero. Affetto da mieloma multiplo porta con sé questo male sul palcoscenico, lo racconta coinvolgendolo il pubblico in un sorprendente percorso sul senso della vita quando è abitata dalla fragilità. “Nulla ti dona la consapevolezza della sacralità della vita come la sofferenza, ed è lì che si gioca il segreto della nostra felicità” dice l’artista in una recente intervista al quotidiano Avvenire. E aggiunge che l’esibirsi al pianoforte è per lui “una preghiera”. Poi, un’immagine: “Le statistiche dicono che il mio domani non si può spingere troppo in là. Ma io non credo alle statistiche. Vivo in un presente allargato in cui ogni alba è una promessa e ogni tramonto è un arrivederci”. Parole che dicono di un’umanità avvertita come strada verso l’Infinito dove ogni uomo e ogni donna camminano con gli altri, per gli altri, verso l’Altro. Riecheggiano le parole di Ezio Bosso, pianista, compositore e direttore d’orchestra morto nel 2020 per una malattia neurodegenerativa. Diceva: “La musica ha il potere di purificare tutti, è trascendenza. Trascende anche il dolore: ne abbiamo bisogno, non è un nostro nemico. La musica è trasfigurazione come ci insegna il Cristo: andare oltre sé stessi, non diventare altri”. Nel turbinio di parole armate, ostili e insensate viene da due maestri di pianoforte e di vita un messaggio che motiva e incoraggia la ribellione al conformismo e all’invadente e distruttivo vaniloquio. I volti ritrovati dei cercatori della verità dicono che anche oggi e nonostante tutto è possibile e doveroso distinguere le maschere dai volti.