Altare, ambone e fonte battesimale al centro, e una cura radicale della forma: l’arte sacra come servizio umile e appassionato alla liturgia, sulla scia dei “servi invisibili” che hanno costruito la bellezza della Chiesa.
Per Crispino Valenziano tre sono gli elementi fondamentali nell’architettura di una chiesa: l’altare, l’ambone, il fonte battesimale. Tutto il resto ha la semplice funzione di coprirli e illuminarli. L’arte sacra – sia architettonica, pittorica, scultorea, tessile o legata all’arredo – è fatta di rinuncia alla creatività arbitraria e perfino, talvolta, alla soddisfazione di vedersi compiuta entro l’arco di un’esistenza umana. I capolavori che ammiriamo sono spesso opere anonime, nate da sacrifici (Girolamo che si trasferisce nella grotta di Betlemme e traduce di notte, in segreto, i rotoli ebraici della Bibbia), straordinari atti di coraggio (Bernardo che fonda un’abbazia in mezzo alle paludi), scelte di vita estreme (il monaco Hartker che si chiude in una cella con il soffitto più basso della sua statura, per poter copiare l’Antifonario di San Gallo in un continuo inchino, e ne esce dopo un anno e mezzo con la schiena ormai definitivamente piegata), ascesi implacabili (i maestri vetrai di Chartres, che sulle finestre più alte della Cattedrale non fanno mancare l’ombreggiatura sulle unghie delle figure ritratte, pur sapendo che nessun fedele avrà modo di accorgersi di quell’invisibile particolare). Quando progettiamo le nostre chiese e ci prendiamo cura di esse perché vi si possa celebrare in modo adeguato la santa liturgia, non possiamo dimenticarci di questi meravigliosi servi di Dio e non cercare almeno un po’ di imitarli nell’appassionata radicalità con cui hanno svolto il loro ministero. Facciamo sì che la forma entri anche nell’ultimo armadio, dove le stoffe non vanno riposte alla rinfusa, con purificatoi e manutergi irriconoscibili. Il parroco non manchi di istruire i propri collaboratori. C’è un’arte perfino nel modo in cui si tengono in ordine i cassetti della sacrestia.